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Nanopolveri: le caldaie a gasolio ne emettono cento volte più di un termovalorizzatore

    Le concentrazioni di nanopolveri nelle emissioni dalle ciminiere dei termovalorizzatori sono comparabili con quelle nell’aria ambiente, se non più basse, e di poco superiori a quelle rilevate nei fumi delle caldaie perriscaldamento domestico a gas naturalegas naturale
    Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

    ), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S)., mentre sono ben 100 volte inferiori a quelle dei fumi di scaricoscarico
    Qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114 (rilasci da diga).
    delle caldaie a pellet di legna o a gasoliogasolio
    Prodotto derivante dalla distillazione del petrolio greggio. Viene utilizzato soprattutto per alimentare motori Diesel oppure negli impianti di riscaldamento civile. Nei motori Diesel, detti anche ad accensione spontanea, il gasolio viene iniettato nel cilindro dove trova aria molto compressa (anche 40 volte la pressione ambiante). Per poter essere impiegato nei motori il gasolio deve avere determinate caratteristiche, per esempio una buona capacità di accensione (soprattutto alla basse temperature) e un opportuno potere lubrificante.
    e dei caminetti chiusi.

    A questa conclusione è giunto lo studio Emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustionecombustione
    Processo chimico esotermico (ovvero che comporta sviluppo di calore) in cui il combustibile si combina con l’ossigeno presente nell’aria oppure appositamente separato (comburente). La reazione di combustione avviene previo innesco localizzato (accensione).
    commissionato da Federambiente al LEAP (Laboratorio energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    e ambiente di Piacenza), coordinato dai professori Stefano Cernuschi, Stefano Consonni e Michele Giugliano (Politecnico di Milano) con la partecipazione dei professori Aldo Coghe (Politecnico di Milano), Agostino Gambarotta ed Enrico Bergamaschi (Università degli studi di Parma), Pietro Apostoli (Università degli studi di Brescia) e la collaborazione dei ricercatori e collaboratori LEAP e del Politecnico di Milano Senem Ozgen, Matteo Perotti,Giovanna Ripamonti, Giovanni Sghirlanzoni e Ruggero Tardivo.

    Realizzato nel corso di tre anni, lo studio ha analizzato criticamente le conoscenze scientifiche oggi disponibili sulla formazione di polveri in impianti di combustione fissi (caldaie per riscaldamento domestico e termovalorizzatori) e mobili (motori a benzina e Diesel), le emissioni che ne derivano, i meccanismi d’azione e i potenziali effetti sulla salute umana. Un’accurata indagine “sul campo” ha poi consentito di misurare evalutare la presenza della frazione ultrafine e delle nanopolveri nelle emissioni, l’efficienza dei filtri depolvoratori e la composizione chimica delle microscopiche particelle.

    Il rapporto conclusivo dello studio, il primo del genere a livello scientifico in Europa, è stato presentato questa mattina a Milano, nel corso di un convegno organizzato da Federambiente e LEAP al Museo della scienza e della tecnologia, dai tre coordinatori, che ne hanno illustrato i principali contenuti.

    Questo convegno – ha detto l’assessore al Territorio con delega ai rifiuti della Regione Lombardia, Daniele Belotti – ha il merito di offrire un contributo informativo importante riguardo a un tema, quello delle emissioni dei termovalorizzatori, riguardo al quale troppo spesso vengono fatte strumentalizzazioni. Per quanto ci riguarda, il concetto fondamentale su cui si deve basare una corretta politica di gestione dei rifiuti è che ogni regione dev’essere responsabile per ciò che produce e pertanto deve mettersi nelle condizioni di poter smaltire in modo autosufficiente i propri rifiuti. Un traguardo per raggiungere il quale sono indispensabili la collaborazione e il senso civico di tutti: non si può sempre voler smaltire l’immondizia lontano da casa propria. Nella nostra regione, e siamo fieri di poterlo affermare, siamo ormai vicini a questo traguardo e intendiamo proseguire in questa direzione. Meglio – ha concluso l’assessore -, come ci dimostrano gli studi presentati oggi, un impianto all’avanguardia e sotto controllo, con emissioni inquinanti contenute, che lasciare spazio a imprese spregiudicate, magari legate alla criminalità organizzata, che attraverso il business dei rifiuti cercano guadagni facili a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini“.

    In quanto aziende pubbliche formate da uomini e donne che vivono nelle medesime città in cui lavorano,condividendo lo stesso ambiente con tutti i cittadini – ha affermato chiudendo i lavori il presidente di Federambiente, Daniele Fortini -, sentiamo la responsabilità di verificare la non nocività degli impianti. I risultati di questo studio, realizzato da scienziati tra i più autorevoli del mondo e noti per la loro assoluta indipendenza, confermano una volta di più che degli impianti industriali di trattamento dei rifiuti – come dimostra anche la drammatica situazione di Napoli e di altre città – non si può fare a meno, sempre perseguendo la minimizzazione del rischio e la tutela della salute dei cittadini. L’esperienza del termovalorizzatore di Acerra, del resto, ben testimonia di questo impegno con le sue emissioni, costantemente monitorate e certificate, sempre largamente al di sotto dei limiti di legge“.

    Ufficio stampa Federambiente Pietro Stramba-Badiale
    06/95944131 335/7615257

    Comunicato stampa Federambiente, 02/12/2010

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