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Note sul Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili (PAN)

  • Autore: Gianluca Alimonti

di Gianluca Alimonti – INFN & Università degli Studi di Milano

Nei prossimi anni ingenti capitali saranno destinati al settore della “green economy”; solo in Italia già oltre 3 miliardi di Euro nel 2010.

Att_App_Loghi/ART_INT/G. Alimonti.jpgLe valutazioni che seguono sono volte a cercare di ottimizzare gli investimenti messi in gioco dalla politica energetica nazionale ed europea.

Una stima dei capitali di cui stiamo parlando viene da RSE (Gallanti, 30/6/2010), porta a concludere che i costi di incentivazione per le sole FER elettriche da qui al 2020 sono dell’ordine di 50 miliardi di Euro a fronte di 50 Mtep prodotti. Le stesse valutazioni per le FER termiche portano a 15 miliardi di Euro per 70 Mtep (un rappporto cinque volte migliore).

 

Per valutare le strategie o le tecnologie scelte, sono utilizzabili gli obiettivi esplicitati nell’introduzione del PAN (Piano di Azione Nazionale), che qui vengono riportati:

  1. la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, data l’elevata dipendenza dalle importazioni di fonti di energiafonti di energia
    Sorgenti di energia o sostanze dalle quali può essere prodotta energia utile direttamente o dopo trasformazione. Le fonti di energia possono essere classificate in diversi modi a seconda del contesto di riferimento: risorse esauribili (principalmente petrolio, gas naturale, carbone, legna); risorse rinnovabili (tutte quelle derivanti direttamente o indirettamente dall’energia solare, dal calore endogeno terrestre e dalle maree); risorse primarie (utilizzabili direttamente come si trovano in natura: petrolio, carbone, gas naturale, legna); risorse secondarie (in cui l’energia deriva dalla trasformazione dell’energia primaria in altra forma di energia, ad esempio idroelettrico, energia elettronucleare eccetera); risorse commerciali ( ovvero soggette a transazioni commerciali e quindi facilmente quantificabili, derivanti da quattro tipi principali di fonti: carbone, petrolio, gas naturale, elettricità primaria); risorse non commerciali (non soggette a transazioni commerciali: ad esempio residui di coltivazioni, legna di sottobosco eccetera nei Paesi in via di sviluppo; sebbene assenti dal commercio internazionale in alcuni Paesi rivestono grande importanza); risorse tradizionali (derivanti da prodotti vegetali o animali: legna, carbone di legna, torba, sterco essiccato).
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  2. la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, data la necessità di portare l’economia italiana su una traiettoria strutturale di riduzione delle emissioni e di rispondere degli impegni assunti in tal senso dal Governo a livello europeo ed internazionale;
  3. il miglioramento della competitività dell’industria manifatturiera nazionale attraverso il sostegno alla domanda di tecnologie rinnovabili e lo sviluppo di politiche di innovazione tecnologica.

Sarebbe inoltre opportuno valutare le strategie facendone un rapporto costi/benefici e considerando non solo gli obiettivi nazionali a breve termine ma anche le potenzialità geografiche e produttive del nostro Paese sul lungo periodo.

Per esemplificare cosa si intende, si focalizzerà l’attenzione su due tecnologie, FV e solare termico, che attingono alla stessa fonte rinnovabile e da cui il PAN si propone di ottenere al 2020 circa la stessa energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
ma che hanno caratteristiche opposte da molti punti di vista: simili considerazioni si possono estendere ad altre FER.

Attualmente è ben noto che il FV è di gran lunga la più cara tra le FER. I motivi che sostengono l’interesse per questa tecnologia sono le sue potenzialità non limitate da importanti fattori geografici (come invece per eolico ed idroelettrico), accessibili praticamente in tutte le zone del pianeta anche con impianti di piccola taglia e che non richiedono grossi macchinari termici o in movimento.

Se questa è la situazione, sarebbe assai più utile investire nella R&S di questa tecnologia attualmente non competitiva (magari individuando delle nicchie di eccellenza del nostro Paese, come ad esempio il FV a concentrazione), piuttosto che incentivarne la diffusione. Eppure in tutto il mondo, Germania in testa, si stanno spendendo ingenti capitali (più di 7 GW installati nel 2009, per circa 5 miliardi $/GW) nella diffusione della tecnologia attuale. La Cina ha ben interpretato questo orientamento ed è diventato il maggior produttoreproduttore
Secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 79/99, il produttore è la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica indipendentemente dalla proprietà dell’impianto.
ed esportatore mondiale di celle FV togliendo la leadership alla Germania, senza però incentivarne l’installazione sul proprio territorio.

In Italia il recente Conto EnergiaConto Energia
Il Conto Energia è una forma di incentivazione statale a sostegno della produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici.
Entrato in vigore con il Decreto Ministeriale del 19 Febbraio 2007, consiste nell’attribuzione di una tariffa incentivante, proporzionale all’energia prodotta, in base alla tipologia di impianto (non integrato architettonicamente, parzialmente integrato, integrato). Le tariffe vengono corrisposte per un periodo di 20 anni a partire dalla data di entrata in esercizio dell’impianto e rimangono costanti per l’intero periodo.
ha rivisto al ribasso le incentivazioni al FV, rimanendo però sempre le più alte in Europa ed incrementando la potenzapotenza
Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
incentivabile di 3 GW: in linea di massima, ogni GW incentivato viene a costare al contribuente circa 500 milioni di Euro all’anno per vent’anni, per un totale quindi di 10 miliardi di Euro per la produzione di circa 2 Mtep.

Questi capitali vanno per la maggior parte all’estero, come ben mostrato dai due seguenti grafici tratti dal Solar Energy Report del Politecnico di Milano, ove si vede come i settori della filiera FV che offrono maggiori guadagni siano prerogativa di aziende estere. Sempre il Solar Energy Report conclude quindi che le aziende estere si appropriano di oltre il 70% del margine operativo generato dal mercato italiano del FV.

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Inoltre, con l’incentivazione presente in Italia, i margini di guadagno sono talmente elevati e sicuri da richiamare l’interesse anche di grossi fondi di investimento la cui quota è destinata ad aumentare: ciò conferma da una parte i notevoli margini di guadagno garantiti dal Conto Energia (quindi senza rischi), dall’altra fa venir meno l’obiettivo di far conoscere tale tecnologia al grande pubblico, che viene disatteso a vantaggio di investitori a cui non si volevano certo girare i capitali prelevati ai privati cittadini.

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Spostando ora l’attenzione al solare termico, la situazione è in pratica ribaltata sia valutando il rapporto costi/benefici sia considerando i ricavi delle aziende maggiormente coinvolte che, come mostrato dalla seguente tabella, sempre tratta dal Solar Energy Report, sono per il 70% italiane.

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L’incentivazione di tale tecnologia avviene principalmente attraverso la detrazione fiscale del 55% e, secondo diversi studi del settore, questa porta beneficio economico non solo al privato che lo installa ed alle aziende del settore, ma anche, tramite un ritorno di capitali e all’emersione di lavoro, allo stesso erario, senza esborsi o tasse aggiuntive per la collettività.

Un’analisi fatta su dati ENEA sulla detrazione fiscale del 55%, porta alla conclusione che gli interventi che hanno il rapporto economico più conveniente sono quelli del solare termico.

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Conclusioni

Secondo il PAN, per raggiungere l’obiettivo del 17% al 2020, la maggior parte dell’energia prodotta da FER sarà equamente suddivisa tra FER termiche e FER elettriche, nonostante l’energia prodotta da queste ultime costerà in media 5 volte quella prodotta dalle FER termiche.

Tale rapporto risulta essere ancor più svantaggioso per il FV, la cui energia viene a costare al 2020 un ulteriore fattore 3,5 (stime AEEG: 3,5 miliardi di Euro per 10 TWh) o 2,5 (stime RSE) in più.

Come mostrato, i capitali spesi nel FV hanno una scarsa ricaduta nel nostro Paese e l’elevato livello di incentivazione rischia di svantaggiare altre tecnologie “nostrane”: non è difficile immaginare la scelta di un potenziale acquirente a cui venga proposta l’installazione di moduli FV (per i quali è pensabile che, con le attuali facilitazioni bancarie, non debba sborsare un euro e siano previsti solo guadagni) o moduli di solare termico per i quali deve invece anticipare tutta la spesa.

Una valutazione delle strategie presentate nel PAN fatta in base agli obiettivi dello stesso documento, non giustifica i capitali indirizzati al FV: gli 830 Ktep prodotti da FV al 2020 non saranno certo quelli che favoriranno in maniera significativa la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nè la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, nè tanto meno il miglioramento della competitività dell’industria manufatturiera nazionale (anzi, probabilmente vanno esattamente nella direzione opposta), oltretutto con un rapporto costi benefici di gran lunga il più svantaggioso.

Volendo realmente creare una “ green economy” italiana, è importante indirizzare i capitali nei settori ove possono rendere di più e produrre indotto in Italia.

Sarebbe quindi opportuna un’attenta rimodulazione degli incentivi favorendo ad esempio l’industria manufatturiera termotecnicatermotecnica
Disciplina tecnico-scientifica che si occupa della progettazione di sistemi di riscaldamento, raffrescamento e ventilazione all’interno degli ambienti.
nazionale con provvedimenti che promuovano l’installazione di panneli solari termici, pompe di calore, ecc… con una positiva ricaduta nazionale della maggior parte dei capitali investiti.

Questo è un aspetto che le FER hanno in comune con l’energia nucleareenergia nucleare
Energia derivante dalle trasformazioni che coinvolgono i nuclei atomici (fissione o fusione). Attualmente la produzione di energia elettrica con il nucleare si basa sulla fissione, dal momento che i processi di fusione nucleare sono ancora in fase di studio e ricerca. Il combustibile impiegato è l’uraniouranio
Elemento metallico radioattivo che si trova sottoforma di ossidi o sali nelle rocce, nel suolo, nell’aria e nell’acqua. L’uranio, così come si trova in natura, è costituito da tre isotopi: l’uranio 238 (per il 99.9 %), l’uranio 235 (l’uranio fissile impiegato come combustibile nelle centrali nucleari) e l’uranio 234, in piccolissime tracce.
 235, contenuto in piccola concentrazione nell’uranio naturale. Nelle centrali di questo tipo l’enorme quantitativo di energia che si libera dalle reazioni nucleari viene ceduto a un fluido che a sua volta la cede all’acqua che poi percorre un ciclo di potenza uguale a quello delle centrali a vapore convenzionali.
: anche se nel caso del nuclearenucleare
Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
la fonte “primaria” di energia, ovvero l’uranio, non si può certo considerare una risorsa nazionale, la maggior parte delle ricadute dell’indotto della filiera potrebbero interessare il nostro Paese sino al punto da poter quasi considerare tale fonte “nazionale”.

Si vuole infine sottolineare il ruolo fondamentale che la ricerca può avere in questo settore: secondo l’AEEG nel 2009 la spesa in Italia per l’incentivazione alle FER (escluso CIP6 ed assimilate) ha raggiunto i 2,5 miliardi di Euro e nel 2010 dovrebbe aver superato i 3 miliardi di Euro. Di questi, circa 500 milioni di Euro, all’anno per 20 anni, per il FV installato nel 2010 a fronte di 5 milioni di Euro investiti in Italia nel 2009 per R&S nel FV.

I capitali non mancano: si tratta di fare delle coraggiose e mirate scelte.

G. Alimonti

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