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Nucleare, investire sul capitale umano

    Per l’Enea, la piena realizzazione del programma italiano porterà tra i 75mila e i 100mila posti di lavoro in 12 anni; de Falco: le competenze ci sono ora il Paese investa di più in formazione

    Una delle domande che ci si poneva quando si è ricominciato a parlare di rilancio del nuclearenucleare
    Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
    in Italia era: ma abbiamo ancora le competenze? Dovremo importare anche tecnici e ingegneri dall’estero?

    Un programma nucleare richiede figure professionali molto qualificate, da impiegare non solo nella realizzazione delle centrali e poi nel loro esercizio, ma anche nel sistema industriale di contorno, nell’innovazione di prodotto e di processo di tutto l’indotto, oltre che nella ricerca e sviluppo. Si tratta di una esigenza in questo momento percepita in molti Paesi, dove l’industria nucleare ha già iniziato la corsa ad accaparrarsi i giovani più promettenti e preparati.

    In Italia le competenze ci sono, e di grande qualità, come ha evidenziato una apposita ricerca realizzata dall’Enea e dal Comitato interuniversitario per la ricerca sulle tecnologie nucleari (Cirten) e presentata il 26 gennaio a Roma.

    Pur avendo chiuso le 4 centrali nucleari che producevano energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    in Italia, le nostre università hanno continuato a mantenere i corsi di ingegneria nucleare e anche le attività di ricerca in questo settore sono continuate all’interno dei programmi europei.

    Anzi, come ha chiarito Francesco de Falco, ad di Sviluppo Nucleare Italia “il nostro Paese si trova in una condizione molto particolare, poiché ha conservato un livello di formazione anche più elevato di quanto abbiano fatto altri Paesi che pure hanno programmi nucleari attivi. In un certo senso abbiamo addirittura un vantaggio posizionale rispetto ad altri. Ne è prova il fatto che Enel, che è impegnata in numerose attività nucleari all’estero, ha avuto la soddisfazione di vedersi riconosciuta la competenza del proprio personale da parte di grandi aziende che operano in situazioni industriali e culturali diverse da quelle italiane. Anche in questi contesti gli ingegneri e i tecnici italiani hanno saputo superare brillantemente sfide impegnative, facendo fare una ottima figura all’Italia e all’Enel che li ha selezionati ed avviati nel nucleare“.

    Quantitativamente l’impegno di personale qualificato è comunque notevole. Secondo lo studio presentato dall’Enea, la piena realizzazione del programma nucleare italiano (8 reattori) prevede da 75.000 a 100.000 posti di lavoro distribuiti in un arco di tempo di circa 12 anni, per la maggior parte costituiti da laureati e tecnici qualificati.

    A fronte di ciò, senza un’industria nucleare attiva, il numero dei laureati è ovviamente diminuito negli ultimi anni. E anche il livello dei tecnici nel caso del nucleare è superiore a quello degli altri comparti industriali. In altri Paesi, ad esempio, è stata evidente la carenza di saldatori di qualità adeguata.

    Occorre dunque accrescere la disponibilità di personale. “L’Italia deve ora investire maggiormente in formazione – afferma de Falco – perché il fabbisogno sarà crescente. Ma siamo certi che il sistema sia in grado di adeguarsi, anche perché l’importante è avere buoni ingegneri di base, e questo le università italiane già lo fanno. Renderli poi esperti in nucleare è un passo successivo. Il problema, casomai, è quello di potenziare la formazione di buoni insegnanti, cosa che richiede un periodo di tempo molto superiore alla formazione di buoni ingegneri. Inoltre occorre rendersi conto che un programma nucleare richiede un adeguamento culturale ed organizzativo dell’intero sistema Paese – dalle Autorità alle amministrazioni locali, dall’industria ai centri di formazione – per stare al passo a standard culturali e di formazione nuovi e sempre più elevati. Ma non vedo un gap incolmabile per il nostro Paese, nemmeno per questa sfida; anzi, come spesso avviene in questi casi, può trattarsi di un’opportunità che faccia da traino ad un più generale progresso nel campo dell’innovazione tecnologica“.

    Comunicato stampa ENEL, 27/01/2010

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