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Parliamo di Shale Gas… Orizzontenergia ha intervistato Alessandro Clerici – Chairman del Gruppo di Studio World Energy Resources and Technologies del WEC Internazionale

  • Intervistato: Alessandro Clerici

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Quando si parla di shale gas ci riferiamo all’estrazione di gas naturalegas naturale
Idrocarburo che ha un’origine simile al petrolio, che si forma a partire dalla decomposizione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno (O2) di microorganismi, attraverso processi biologici avvenuti nel corso delle ere geologiche. La composizione del gas naturale varia notevolmente a seconda del sito di formazione, ma in genere presenta un’alta percentuale di metano (dal 70 al 95 %), anidride carbonica (CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

), azoto (N2) e idrogeno solforato (H2S).
(metanometano
Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
) presente nelle rocce argillose. La ritiene una svolta sullo scenario energetico mondiale?

Lo shale gas ha già rivoluzionato e sta rivoluzionando i mercati del gas. In particolar modo ha modificato radicalmente il mercato del gasmercato del gas
Il mercato relativo al settore del gas strutturato secondo 5 fasi fondamentali: approvvigionamento, trasporto, stoccaggio, distribuzione e vendita.
negli Stati Uniti, che negli ultimi anni si sono resi indipendenti dalle importazioni e mirano a breve (2015-2016) ad iniziare le esportazioni.

Oggi, attraverso la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica, l’estrazione dello shale gas non è diventata solo tecnicamente possibile, ma anche competitiva rispetto alle fonti fossili tradizionali, tant’è che il prezzo del gas sul mercato statunitense è minore rispetto a quanto si registra negli altri continenti. Attestandosi al di sotto dei 4 dollari per MBTU è meno di un terzo del prezzo in Europa e circa un quinto del prezzo in Giappone.

Alla base della competitività dello shale gas vi è in realtà la presenza di liquidi ad alto contenuto di carboniocarbonio
Elemento chimico costituente fondamentale degli organismi vegetali e animali. È alla base della chimica organica, detta anche chimica del carbonio: sono noti più di un milione di composti del carbonio. È molto diffuso in natura, ma non è abbondante: è presente nella crosta terrestre nella percentuale dello 0,08% circa, e nell’atmosfera prevalentemente come monossido (CO) e biossido (CO2) di carbonio (anidride carbonica). Allo stato di elemento si presenta in due differenti forme cristalline: grafite e diamante.
associati alla sua estrazione (“associated liquids”); il loro prezzo, legato a quello del petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
, è particolarmente remunerativo, tanto da permettere una politica dei prezzi particolarmente aggressiva per lo shale gas, consentendogli così di sottrarre significative quote di mercato al carbonecarbone
Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
ed in particolare nella produzione di energia elettricaenergia elettrica
Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
.

Questo trend ha spinto gli Stati Uniti a destinare quote sempre maggiori di carbone all’esportazione ed ha decretato praticamente la fine del nuclearenucleare
Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
,non competitivo con un gas a meno di 4 dollari alla MBTU. Di contro ha invece dato impulso all’industria chimica ed alle engineering and contractor company impegnate nello sviluppo degli impianti di liquefazioneliquefazione
Processo che porta alla trasformazione di una sostanza solida o gassosa in una sostanza allo stato liquido. Nel caso del carbone si può ottenere un combustibile liquido attraverso 2 modi: o per reazione con l’idrogeno ad alta temperatura e pressione o attraverso un processo catalitico noto col nome di Fischer-Tropsch. Nel caso di liquefazione del gas naturale, invece, non sono coinvolte reazioni chimiche ma un procedimento fisico di aumento della pressione e/o riduzione della temperatura a -162 °C per formare il cosiddetto GNL, più facilmente trasportabile sulle lunghe distanze.
e di prodotti derivatiderivati
Prodotti finanziari il cui valore deriva dall’andamento del valore di una determinata attività (definita “sottostante del prodotto derivato”). I derivati vengono utilizzati principalmente con finalità di copertura dal rischio oppure con finalità di speculazione (intesa nel senso di esposizione ad un rischio per ricavare profitto).
dal gas.

Lo shale gas negli Stati Uniti ha già superato il 25% dei consumi totali di gas ed è previsto in ulteriore espansione. Le riserve potenziali stimate negli Stati Uniti ed in Canada sono pari a circa 50000 miliardi di metri cubi.

A livello mondiale le riserve potenziali di shale gas sono stimate circa 3 volte quelle del gas naturale e ciò porterebbe a ben oltre 200 anni il rapporto tra riserve e consumi attuali di gas.

Occorre ricordare che l’estrazione dello shale gas ha notevoli impatti ambientali più volte sottolineati dai movimenti ambientalisti ed in particolare: possibili microterremoti a seguito fratture in strati sotterranei, fuoriuscita in atmosferaatmosfera
Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
di gas metano ben più impattante l’effetto serraeffetto serra
Fenomeno fisico per cui alcuni gas contenuti nell’atmosfera (anidride carbonica, vapore acqueo, metano, ecc..) intrappolano il calore proveniente dal sole facendo in modo che la temperatura media sulla Terra permetta la vita delle varie specie. Il meccanismo è simile a quello che avviene in una serra, da cui il nome. Tuttavia l’aumento e, dunque, la situazione di squilibrio della concentrazione di tali gas è causa di un eccessivo riscaldamento della superficie del pianeta con conseguenze anche pesanti sugli ecosistemi, su scala globale.
rispetto alla CO2, inquinamento delle falde acquifere sia per immissione di gas metano e sia dei solventi utilizzati, grandi volumi di acqua iniettata e che ritorna in superficie per solo il 25% con problemi di particolari trattamenti prima di essere ri-iniettata,grande occupazione di terreni in superficie e “mobile”.

A tali obiezioni viene risposto che i solventi sono solo lo 0,5% dei volumi di acqua iniettata e non sono nocivi per le falde acquifere che sono situate a migliaia di metri sopra i giacimenti di shale gas, la fratturazione idraulica  nelle condizioni utilizzate non può causare movimenti sismici, la fuoriuscita di gas sia in atmosfera sia nel terreno è praticamente nulla con le sofisticate tecnologie adottate e che sono in continua evoluzione, l’occupazione dei terreni in superficie è fatta in pieno accordo con la popolazione e le istituzioni .

Occorre sottolineare che proprio  un’emotiva reazione delle popolazioni,recepita a livello politico con leggi restrittive, potrà  bloccare lo sfruttamento dei giacimenti, come già avvenuto in alcune nazioni, o notevolmente influenzare  l’economicita’ dello shale gas, ridimensionandone quindi i prospettati sviluppi.

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Lo sfruttamento di shale gas sta di fatto portando ad una vera rivoluzione energetica, perlomeno per quanto riguarda gli Stati Uniti e le leve di potere nelle relazioni geopolitiche che gli USA avranno nei confronti degli altri Paesi. Ma cosa avviene in Europa?

L’Europa, Russia esclusa, detiene circa il 10% delle riserve mondiali di gas e la Polonia è senza dubbio la nazione con il maggior potenziale seguita da Francia a poca distanza e poi da Norvegia, Ucraina, Svezia, Danimarca, Inghilterra, Germania e Olanda. Anche in Austria, proprio sotto Vienna, sono stati identificati giacimenti di shale gas.

Il vecchio continente è però decisamente dubbioso rispetto alla futura importanza dello shale gas ed all’eventuale introduzione di esso nel panorama energetico comunitario, a causa di una difficile accettabilità sul piano ambientale e sociale e la Francia, con una “strana“ legge supportata dagli opposti partiti ha ritenuto non accettabili “le tecnologie presentate per le concessioni assegnate”.

Anche nell’Europa orientale, nazioni come Bulgaria e Repubblica Ceca hanno emesso legislazioni che precludono lo sfruttamento dello shale gas a si rende necessaria una regolamentazione condivisa a livello Unione Europea, sebbene nelle politiche energetiche venga lasciata ad ogni paese la  scelta finale,come già visto per il nucleare e come previsto dallo statuto.

Quale ruolo giocano invece gli altri Paesi del mondo?

Durante l’ultima assemblea generale del WEC, i rappresentanti dell’America Latina hanno evidenziato l’importanza dello shale gas specie per Argentina, Brasile e Messico, che dispongono di oltre l’80% delle riserve del continente latino americano e oltre il 20 % delle riserve mondiali.

Per l’Africa, la Tunisia si sta facendo da portavoce tra le Nazioni africane con buon potenziale per questa risorsa (Marocco, Algeria, Libia, Sud Africa etc.) ed i potenziali Paesi acquirenti.

Anche nello shale gas la Cina sembra dover giocare un ruolo dominante; in base alle ultime informazioni le sue riserve ammonterebbero a circa 35.000 miliardi di metri cubi, ponendola come la nazione con le maggiori risorse seguita da Stati Uniti, Argentina e Messico.

Immagini News/EIA_World_Shale_Gas_Map.JPG

“EIA World Shale Gas Map – World Shale Gas Resources: An Initial Assessment of 14 Regions Outside the United States – April 2011”

Alessandro Clerici

Chairman del Gruppo di Studio World Energy Resources and Technologies del WEC Internazionale

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