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Per fare innovazione ambientale occorre tanta innovazione sociale e un pizzico di “contropensiero intuitivo”

  • Intervistato: Roberta Cafarotti

Le buone pratiche per la sostenibilità e la crescita economica partono dai territori. Intervista a Roberta Cafarotti, Direttore Scientifico Earth Day Italia.

Produrre di più con meno”, “intensificazione sostenibile”, “decrescita felice”, “behaviour change”… se ne sente sempre più spesso parlare quando si affronta il tema dello sviluppo sostenibilesviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile è quel tipo di sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere il futuro delle generazioni a venire. I tre obiettivi dello sviluppo sostenibile sono: prosperità economica, benessere sociale e limitato impatto ambientale. La prima definizione, risalente al 1987, è stata quella contenuta nel rapporto Brundtland, poi ripresa successivamente dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU.
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Ma perché è così difficile la transizione verso questi nuovi modelli di consumo? Ritiene che alla base vi sia un problema culturale?

Sì, vi è sicuramente un problema di tipo culturale, ma innanzitutto vi è un problema morale ed etico, cioè di scelta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Tant’è che alla domanda “scelgo tra la mia soddisfazione ora e imminente oppure cerco un significato complessivo per tutti domani” la risposta che oggi siamo abituati a dare è quella di trovare un soddisfacimento a bisogni reali (o fittizi) nell’immediato.

Sviluppo sostenibileMentre è chiaro che le grandi domande che lo sviluppo sostenibile ci pone sono di ben più ampio respiro, sia dal punto di vista etico e personale che dal punto di vista temporale.

Ecco quindi che siamo chiamati come singoli individui a fare e ad adoperare nuove scelte, in un quadro che però è oggettivamente, ideologicamente e culturalmente molto frammentato in quanto le nostre azioni hanno sempre e comunque ricadute globali. Per questo occorre che tutti i cittadini del mondo si impegnino altrimenti la virtuosità di pochi rischia di essere vanificata da chi di contro opera scelte insostenibili.

Al di là quindi delle grandi intenzioni e dei grandi moralismi occorre calare le nostre pratiche di sostenibilità nel quotidiano, ed è questa la grande sfida (e la grande difficoltà!), soprattutto per noi che viviamo in quella parte del Pianeta che consuma come se vi fossero a disposizione ben tre pianeti!

Il secolo scorso ci ha infatti istillato il principio della crescita come valore positivo a prescindere dal tipo di sviluppo che si stesse perseguendo.

Proprio perché il dover eventualmente rinunciare a dei beni andrebbe in qualche modo riequilibrato con la ricerca di qualcosa di diverso, con una risposta emotiva ed emozionale che ci aiuti a ritrovare alcuni equilibri personali ormai persi.

Le tante sperimentazioni che nel mondo vengono fatte oggi sono quasi tutte basate sulla valorizzazione di beni privi di una contropartita economica e quindi totalmente dimenticati dal nostro sistema economico: mi riferisco a valori oggettivi quali la generosità, la gratuità e l’empatia, valori che danno vita ad imprese positive, che coinvolgono i territori in maniera sostenibile, ma che non sempre portano ritorni economici eccezionali, anche se che nel complesso si possono definire sostenibili, sia economicamente, che dal punto di vista ambientale e sociale.

 

L’informazione è una delle leve fondamentali per sensibilizzare il cittadino ed innescare cambiamenti concreti nei comportamenti.

Che ruolo ha in questo le Pubblica Amministrazione? Si potrebbe fare di più? Ed i media? In generale che voto darebbe alla qualità dell’informazione in Italia?

In generale direi che il quadro complessivo è abbastanza funesto.

Per citare Platone “Una vita senza ricerca non merita di essere vissuta” ed il fatto proprio di non porsi più molte domande è un limite sia della PA che dei media, quelli generalisti in particolare, che hanno un approccio assolutamente passivo rispetto alla realtà e nessuna visione d’insieme.

La PA negli anni ha assunto sempre più un ruolo di ente morale e questa mancanza di una visione complessiva ha generato una sorprendente ipernormazione nella quale la fanno da padroni solo quelle persone che in ambienti torbidi e opachi riescono a muoversi estremamente bene.

La PA deve ripensare al proprio ruolo e la grande sfida ambientale dei prossimi anni aiuterà a far emergere i limiti degli approcci che si sono avuti fino ad oggi, mi riferisco anche all’erogazione di finanziamenti, fondi, ed incentivi che nonostante le ottime potenzialità lasciano un po’ il tempo che trovano se non affiancati da visioni politiche di sistema.

MediaQuanto ai media, il problema non è tanto l’informazione, ma proprio il media stesso, in quanto manca il lavoro di sintesi dei grandi media generalisti che invece dovrebbero mettere a sistema l’enorme quantità di informazioni disponibili oggi rendendole fruibili anche ai non addetti ai lavori e a chi non si appassiona in maniera naturale di tematiche complesse come possono esserlo quelle ambientali.

Per riportare un esempio concreto, lo scorso luglio è stata emanata l’enciclica papale che ha istituito il peccato del danneggiare l’ambiente: un’operazione culturale fenomenale fatta con un metodo molto innovativo. Di fatto nel documento non si citano infatti solamente passi del Vangelo, non si parla solamente un linguaggio cattolico, ma si parla anche il linguaggio della scienza e le osservazioni sui cambiamenti climatici richiamano alle osservazioni degli scienziati.

Ecco, a questo i media generalisti (almeno quelli italiani), non hanno dato il giusto peso, il giusto risalto: un’attenzione che ha rasentato il nulla più totale.

Mentre sul fronte dei giornalisti ambientali il panorama è decisamente più allietante.

Reporter per la TerraEarth Day Italia, quest’anno, ha indetto la prima edizione del premio Reporter per la Terra cercando di individuare all’interno di tutti i media quei giornalisti che più si sono mostrati efficaci sulle tematiche ambientali.

Tantissimi sono stati i professionisti selezionati, estremamente qualificati ed appassionati, persone che cominciano ad utilizzare l’informazione non più solamente attraverso il classico articolo o reportage, ma mixando tra loro gli strumenti, la comunicazione social, l’impegno civile, la collaborazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini, proprio come ha fatto Rosy Battaglia che da anni si batte insieme ai territori per le questioni legate all’amianto.

Questi sì che sono dei nuovi approcci e delle nuove modalità che aprono a panorami inaspettati. Pensiamo anche al caso del Guardian, che a fianco dell’eccezionale lavoro fatto sulle questioni ambientali, ha accostato delle grandi battaglie civili quali ad esempio la richiesta di disinvestire nelle fossili.

 

In concreto, quali sono le buone pratiche per la sostenibilità e i percorsi più efficaci per una crescita economica e sociale equa ed equilibrata? Ci racconti l’esperienza di Earth Day Italia?

Buone pratiche di sostenibilità alimentareQuest’anno siamo stati protagonisti di un’esperienza particolare che ci ha visti impegnati sul campo. Siamo infatti stati in giro per l’Italia per individuare 15 comunità intelligenti, piccole nicchie di sostenibilità dislocate sul territorio, che hanno dimostrato come di fatto le buone pratiche per la sostenibilità e la crescita economica ripartono dai territori.

Il progetto, intitolato “Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia le comunità rurali insegnano come mangiare tutti e mangiare bene”, ha messo in luce quanto il nostro Paese sia ricco di comunità fantastiche, piccoli borghi e territori periurbani, che di fatto hanno reagito alle difficoltà che il secolo passato ha posto loro reinventandosi, a partire proprio dalla loro vocazione originale.

Cito ad esempio gli agricoltori dell’Acqua Fredda (parco naturale che sorge nella metropoli di Roma), che per contrastare la ferrante competizione derivante dai grossi centri commerciali hanno deciso di cooperare, di fare sistema, istituendo da un lato un unico punto vendita nel quale tutti e 10 gli agricoltori possono vendere in maniera diretta i propri prodotti, stando aperti anche fino a sera; dall’altro pianificando le culture in maniera organizzata affinché vi sia differenziazione tra i prodotti proposti.

Un altro caso emblematico è quello del piccolo borgo di Cerreto Alpi che nel tempo si era spopolato quasi del tutto fino a contare solamente 40 abitanti. Ora sono in 500 e Cerveto sulle Alpi è meta di turismo di comunità. Vecchi mulini e vecchie strutture dove si faceva l’essicazione delle castagne sono stati recuperati e destinati per l’appunto a questa forma di turismo sostenibile, che premia lo stare insieme e la condivisione.

Queste comunità, così come molte altre distribuite a macchia di leopardo sul territorio nazionale, sono ripartite svincolandosi dal pensiero dominante, hanno avuto come una sorta di contropensiero intuitivo basato sulla loro interpretazione del territorio e cioè sull’innovazione sociale.

Purtroppo veniamo da un secolo in cui i grandi sforzi umani e collettivi sono stati rivolti alla ricerca del diritto alla scelta personale, il che ci ha fatto chiudere in un individualismo senza respiro che ci fa perdere di vista tutta una serie di valori legati alla gestione dei diritti comuni, l’acqua, la terra e l’aria, che invece sapremmo cogliere se solamente ci riaprissimo agli altri.

Per saperne di più sulle 15 buone pratiche di sostenibilità riscontrate da Earth Day Italia clicca qui.

 

COP21Manca poco all’inizio della COP21, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Parigi. Quali sono gli impegni di Earth Day Italia?

Quello della COP21 è un tema complicatissimo per l’opinione pubblica. Si tratta infatti, per lo più, di questioni per addetti ai lavori. Queste le premesse, Earth Day Italia si impegnerà affinché le tematiche trattate durante queste conferenze internazionali diventino le grandi battaglie civili dei prossimi anni.

Vogliamo render noto a tutti i cittadini che il 2015 è un anno fondamentale, perché a Parigi si deciderà il futuro del Pianeta. E’ oramai consolidato che il riscaldamento globale vada mantenuto sotto la soglia dei 2 gradi, e per far sì che ciò avvenga occorre trovare soluzioni che provengano dal territorio. Infatti non vi sarà mai un’azione globale, ma tante piccole azioni, l’impegno di tutti.

Impegno ambientale comune

Per questo, in vista della Conferenza di Parigi, organizzeremo a novembre, con la Diocesi di Roma ed il Movimento dei Francescani, una grande manifestazione che vuole essere un’importante operazione di sensibilizzazione e conoscenza verso i cittadini comuni che raramente sono sensibili alle questioni ambientali.

Cercheremo quindi di condurli a pianificare impegni concreti affinché le loro normali pratiche e scelte quotidiane divengano scelte sostenibili.

Non ci rivolgeremo quindi ai soli esperti del settore, ma anche alla casalinga, all’idraulico, al meccanico, piuttosto che allo studente, affinché vi sia maggior consapevolezza da parte di tutti ad intraprendere, nella vita di tutti, giorni pratiche, comportamenti ed acquisti quanto più sostenibili.

 

Roberta Cafarotti, Direttore Scientifico Earth Day Italia
www.earthdayitalia.org

 

Intervista a cura di Jennifer Gorla
Orizzontenergia.it
(Anche noi facciamo parte dell’EARTH DAY ITALIAN NETWORK)

EARTH DAY ITALIAN NETWORK

 

 

 

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