NewsAmbiente

Perdita Record di Ozono sull’Artico

    4 Aprile 2011
    Il satellite dell’ESA Envisat ha misurato in marzo dei livelli minimi record di ozono sul settore euro-atlantico dell’emisfero settentrionale.

    Il record minimo è stato causato da venti insolitamente forti, noti come vortice polare, che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, impedendole di mischiarsi con l’aria alle medie latitudini e generando, così, temperature molto basse.

    Durante il mese di marzo questa massa d’aria fredda, colpita dalla luce del sole, ha rilasciato, soprattutto nella parte più bassa della stratosfera, a circa 20 km dalla superficie, atomi di cloro e bromo, prodotti dei clorofluorocarburi (CFC), che distruggono l’ozono.

    Lo strato atmosferico di ozono si trova a circa 25 km di altitudine e agisce da filtro solare, proteggendo gli organismi viventi sulla Terra dai nocivi raggi ultraviolettiraggi ultravioletti
    Onde elettromagnetiche di lunghezza d’onda inferiore alla luce visibile. Vengono emesse da corpi ad altissima temperatura oppure quando una scarica elettrica colpisce gli atomi di un gas rarefatto (è quello che accade nelle lampade fluorescenti a vapori di mercurio). I raggi UV si suddividono, a seconda della loro lunghezza d’onda, in tre bande: gli UVA, gli UVB e gli UVC (i più penetranti, e quindi i più pericolosi). I raggi ultravioletti rappresentano appena l’1% dell’energia in arrivo dal Sole, ma anche la componente solare più dannosa per gli esseri viventi perché può causare degenerazioni delle cellule cutanee se i tempi di esposizione sono molto lunghi.
    , che possono essere dannosi per la vita marina e aumentare il rischio di cancro della pelle.

    Le temperature stratosferiche nell’Artico mostrano forti variazioni da inverno a inverno. L’ultima volta che si sono registrate temperature stratosferiche insolitamente basse sul Polo Nord è stato nel 1997. I ricercatori stanno tentando di capire perché in questi due anni gli inverni artici siano stati così rigidi e se questi eventi, apparentemente casuali, siano invece statisticamente correlati al cambiamento climatico globale.

    Mark Weber dell’Università di Brema ha dichiarato: «Le misurazioni effettuate dagli strumenti Sciamachy, MIPAS e GOMOS a bordo di Envisat stanno fornendo informazioni uniche sull’ozono, che aiuteranno i ricercatori a separare cambiamenti chimici e dinamici e ad identificare l’influenza del cambiamento climatico sulla stratosfera. È perciò essenziale che questi strumenti continuino ad effettuare tali misurazioni il più a lungo possibile».

    Fonte: ESA-Italia, Agenzia Spaziale Europea, 04/04/2011

    Tags
    Show More

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Back to top button