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Petrolio: Giunta Regionale Basilicata delibera chiusura temporanea COVA

    A seguito della costante vigilanza effettuata da Arpab anche nelle ultime ore, che ha evidenziato la migrazione della contaminazione, causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova di Viggiano, e a fronte di inadempienze e ritardi da parte di ENI rispetto alle prescrizioni regionali , il presidente della Regione, Marcello Pittella, e l’assessore all’Ambiente, Francesco Pietrantuono, unitamente al direttore di Arpab, Edmondo Iannicelli, e alla struttura regionale hanno incontrato, nel pomeriggio di oggi [SABATO 14 APRILE, ndr], il vice prefetto vicario di PotenzaPotenza
    Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
    Maria Rita Cocciufa, accompagnata dalla dott.ssa Fulvia Zinno, con l’obiettivo di evidenziare al rappresentante territoriale del Governo nazionale la criticità della situazione.

    All’incontro erano presenti anche il presidente della Provincia Nicola Valluzzi, i sindaci di Viggiano e Grumento Nova, Amedeo Cicala e Antonio Imperatrice, e i rappresentati di Vigili del Fuoco e Consorzio industriale di Potenza.

    Nel corso della riunione, la Regine ha nuovamente diffidato ENI alla tempestiva ottemperanza delle prescrizioni (contenute nelle misure di emergenza) più volte intimate dal massimo Ente locale e volte a fermare l’avanzamento della contaminazione, proseguendo contestualmente con urgenza con le attività di caratterizzazione per una puntuale bonifica dell’area.

    A valle dell’incontro, la Giunta regionale si è riunita in via straordinaria ed ha deliberato la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

    La decisione è stata successivamente comunicata dal presidente Pittella ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, Gianluca Galletti e Carlo Calenda

    Fonte: Regione Basilicata

     


     

    In tanto… 

    ENI annuncia di aver deciso la chiusura temporanea del Centro Olio Val d’Agri ed ha dato avvio alle procedure per il fermo dell’impianto. 

    Tale decisione è stata presa per rispetto delle posizioni espresse dal territorio, dal Presidente della Regione e dalla Giunta Regionale.


     

     

    Nota di un esponente di
    Ambiente e Legalità
    – Regione Basilicata –
    su quanto sarebbe stato
    riscontrato nei serbatoi
    di stoccaggiostoccaggio
    Attività di raccolta e deposito di una determinata risorsa. 
    del greggiogreggio
    Petrolio estratto che non ha ancora subito un processo di raffinazione.

    trattato nel COVA
    – Centro Olio Val d’Agri

     

     

     

     

     

     

    Il monitoraggio ambientale sulla attività
    del COVA
    -Centro Olio Val d’Agri- si è
    incentrato in maniera preminente sulle
    emissioni in atmosferaatmosfera
    Involucro di gas e vapori che circonda la Terra, costituito prevalentemente da ossigeno e da azoto, che svolge un ruolo fondamentale per la vita delle specie, perché fa da schermo alle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Essa si estende per oltre 1000 km al di sopra della superficie terrestre ed è suddivisa in diversi strati: troposfera (fino a 15-20 chilometri), stratosfera (fino a 50-60 chilometri), ionosfera (fino a 800 chilometri) ed esosfera.
    tanto è che la rete
    di monitoraggio dell’aria è costituito da
    6 centraline fisse. Vi sono poi 10 campionatori
    passivi
    -radielli- per il monitoraggio
    dell’idrogeno solforatoidrogeno solforato
    Gas incolore, infiammabile e altamente tossico. Le sorgenti di idrogeno solforato possono essere sia naturali (per esempio emissioni nelle zone vulcaniche, degradazione di proteine animali e vegetali da parte di batteri, …) che antropiche (numerosi processi industriali tra cui raffinazione del petrolio e produzione di fertilizzanti). Questa sostanza risulta particolare mentre aggressiva anche nei confronti di materiali metallici.
    -H2S-, quel gas che
    estratto se non abbattuto tramite il recupero
    dello zolfo è mortale oltre una certa soglia.

    Il sistema di abbattimento è “garantito” in
    caso di mal funzionamento dalle Torce che,
    comunque, spesso con lo sfiaccolamento
    attestano criticità nel funzionamento dell’impianto.

    Il Centro Olio con le sue criticità
    di funzionamento è monitorato per le
    sue immissioni in atmosfera
    ma suolo e sottosuolo sono stati
    sostanzialmente ignorati.
    Il monitoraggio delle acque
    sotterranee o di falda non ha
    mai destato interesse.

    E’ quanto si legge in una nota di Pio Abiusi
                                 (Ambiente e Legalità).

    (segue…)


    (… continua)

    “Oggi si scopre che lo stoccaggio del greggio trattato, in attesa di essere immesso nella rete dell’oleodottooleodotto
    Insieme di condotti e stazioni di pompaggio adibite al trasporto del petrolio greggio dai centri di estrazione (o stoccaggio) fino ai porti di imbarco o fino alle raffinerie.
    , avviene in 4 serbatoi e che uno solo ha il doppio fondo mentre della rete che trasporta il greggio fino ai serbatoi non si conosce un bel nulla, è una rete a doppia camicia? Sono tutti aspetti che nel corso degli anni si sarebbero dovuti analizzare e non lo si è fatto ed adesso da pozzetti di ispezione esterni all’impianto e che conducono le “cosiddette” acque chiare o semioleose all’impianto di trattamento consortile si è scoperto l’esistenza di idrocarburiidrocarburi
    Composti chimici formati da carbonio e idrogeno che costituiscono il petrolio e il gas naturale. Esistono diverse classificazioni degli idrocarburi a seconda dei legami chimici presenti nelle molecole.
    che non dovevano esserci
     . Il pozzetto ha fatto la “spia”. Gli idrocarburi hanno una capacità di diffusione nel suolo e nella acque ben maggiore rispetto ad altri analiti. All’interno dell’impianto esistono solo 18 piezometri , da quanto ENI evidenzia nel descrivere la rete di monitoraggio e si arriva ad un massimo di 40 piezometri; nell’area di Rendina Ambiente tra piezometri interni ed esterni all’impianto si supera il doppio e l’estensione della struttura industriale è minore della metà del COVA. Basti pensare che alla Piattaforma di rifiuti solidi urbani di La Martella, Arpab ha imposto una rete piezometrica di 15 pozzi e solo così alla fine sono emerse “tante amenità”. Le prescrizioni che la Regione a suo tempo ha dato all’ENI in occasione della concessione dell’AIA
     -2011- oggi sono paragonabili a quelle che vengono date ad un impianto di laterizi, cose che fanno semplicemente ridere. Per tornare ad oggi è chiaro che il piano di caratterizzazione sarà difficile redigerlo se non si conosce neppure l’efficacia della M.I.S.E. se poi si chiede una doppia barriera idraulica al confine del COVA, la prima dove è? Qualche segnale preoccupante era già emerso il 13 Marzo del 2014 quando il dirigente pro- tempore dell’ufficio Ambiente della provincia di Potenza chiedeva di definire se valori anomali rispetto ai limiti di C.S.C. emersi in alcuni piezometri predisposti da Agrobios nel suo studio della “Carta Geochimica” fossero configurabili come valori di fondo. Ovviamente il quesito non ha mai ricevuto risposta dal bravo dirigente regionale preposto all’ufficio prevenzione e controllo. Oggi, prendendo spunto da quanto accaduto a Matera, il nostro dirigente avrebbe potuto rassicurare prontamente che: Si! È “tuttoapposto” e che Ferro, Manganese, Piombo e Solfati ai quali si sarebbe potuto aggiungere anche Selenio, Alluminio, Nichel , ed ancora e perchè NO anche Benzo(a)pirene, sommatoria IPA, Dibenzo(a,h), Antracene, Benzo g,h,i), Perilene erano da ritenersi valori di fondo!!!! La sciatteria continua imperante tanto è che ancora oggi l’attuale dirigente preposto all’ambiente della Provincia di Potenza ha chiesto ed ottenuto in conferenza di servizio tenutasi in Regione il 28 Marzo u.s per discutere gli Interventi di messa in sicurezza d’emergenza ed il Piano di caratterizzazione del COVA di far eseguire campionamenti nei piezometri installati per la predetta “carta geochimica”. Che il dirigente provinciale non conoscesse le valutazioni fatte da Isprea a più riprese sul valore dato a quella rete piezometrica predisposta da Agrobios passi ma che il dirigente regionale preposto alla prevenzione e controllo non avesse battuto ciglio non è tollerabile, egli ha ricevuto un preciso rapporto da Ispra ad Aprile 2016 ma lo ha riposto in un cassetto e così il tempo è passato e nulla è accaduto neppure nell’area di San Nicola di Melfi. Oggi abbiamo una convenzione regionale con Ispra ed Arpab ha sottoscritto, nella primavera scorsa, un masterplan con il predetto Istituto per il rafforzamento della attività di monitoraggio delle acque di falda e sotterranee partendo dalla determinazione dei valori di fondo nelle aree industriali. Bene si parta da questo, si stabilisca una idonea rete piezometrica e solo così sarà possibile fare una corretta valutazione della MISE e quindi la caratterizzazione del terreno e poi della bonifica. Il primo tentativo per arginare il disastro è la predisposizione della barriera idraulica, prima o seconda che sia. Per fare tutto questo occorre una cabina di regia in Regione espressa ai massimi livelli e che sia insediata in maniera permanente”. 

    Fonte: Basilicatanet – Regione Basilicata

     


     

     

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