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Petrolio: Il cartello OPEC perde influenza

Il rafforzamento di nuovi attori nel mercato petrolifero ha causato un vero terremoto nel controllo della produzione globale, l'OPEC una delle principali vittime

    Il cartello, con una incidenza del 40% sulla produzione mondiale, di fatto controllato dell’Arabia Saudita, ha avuto un ruolo egemone sull’offerta globale sino a non molto tempo fa, lasciando spazio ad una manciata di concorrenti quali Russia, Brasile e Colombia. Ma Stati Uniti e Canada nell’ultimo periodo hanno progressivamente acquisito sempre più quote di mercato a spese del Venezuela, Indonesia, Nigeria e Angola.

    L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e una dozzina di partner esterni, tra cui la Russia, hanno concordato a Vienna venerdì scorso di raddoppiare il loro impegno per ridurre le estrazioni. Più tagli alla produzione per cercare di evitare che lo squilibrio tra domanda e offerta abbassi ulteriormente le quotazioni del greggio.

    La decisione, che arriva in piena IPO dell’Aramco (proprietà dello stato saudita), implica una riduzione di mezzo milione di barili al giorno nel primo trimestre del 2020, cioè 0,5% della produzione globale. Le quotazioni del greggio hanno reagito a queste notizie con forti aumenti nei giorni a seguire, il barile di Brent in Europa, aveva recuperato quasi il 5% in tre sessioni, consolidando qualche correzione successivamente, ma le flessione però non sembra riesca ad oscurare i guadagni messi a segno. “Era – ha giustificato il ministro russo dell’Energia Alexander Novak – necessario per bilanciare il mercato“.



    L’aumento della produzione statunitense e canadese spiega gran parte del recente squilibrio nel mercato globale dell’energia. Entrambi i paesi del Nord America hanno raddoppiato le estrazioni nell’ultimo decennio indirizzando le loro esportazioni verso l’Asia, un’area di bassa produzione, conducendo gli Stati Uniti a diventare un netto esportatore di petrolio.

    Sia per i membri dell’OPEC che per buona parte desor esterni che hanno aderito al patto (il cosiddetto OPEC+), il taglio dell’offerta è un’azione a caro prezzo, andando ad incidere sulle entrate pubbliche di paesi la cui economia e’ fortemente sorretta dall’esportazione di petrolio e derivati.

    Secondo i dati dell’annuario statistico della BP, nel 2018, anno in cui l’economia globale è stata ampiamente influenzata dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la produzione mondiale di petrolio fu un milione di barili superiore al consumo. L’Agenzia internazionale dell’Energia prevede che il mercato inizierà a riequilibrarsi già quest’anno: un percorso che dovrebbe proseguire nel 2020, con una domanda che supererà l’offerta dopo una prolungata corsa al ribasso dei prezzi.

    Comunque “Il mondo è inondato di petrolio“, così afferma Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’Energia. In questo nuovo scenario, “le capacità dell’OPEC e della Russia di guidare i mercati ed i prezzi del petrolio, sarà limitata“.

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