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Piano Energetico Nazionale: inutile senza un quadro legislativo chiaro

  • Intervistato: Paola Girdinio

di Annalia Martinelli

C’è chi sostiene che in Italia manca un Piano Energetico Nazionale adeguato alle necessità del Paese. Che cosa non funziona nel P.E.N. presentato a Bruxelles? In cinque domande, l’opinione di Paola Girdinio, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’ Università di Genova, che ha rivestito e riveste diversi incarichi a livello istituzionale in tema di tutela ambientale ed efficienza energeticaefficienza energetica
Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
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Att_App_Loghi/ART_INT/P_Girdinio.jpg– Quanto un Piano è importante per la nostra competitività?

Una politica energetica è indispensabile per la pianificazione industriale economica e territoriale di un Paese. Detto questo, in linea di principio va – ovviamente- benissimo qualsiasi decisione che sia assunta dal Governo e dal Parlamento, purché venga sviluppata in modo armonico, tempestivo e adeguato. Dal momento che costo, disponibilità e affidabilità delle forniture energetiche vanno ad impattare assai pesantemente sul loro utilizzo nei processi economici, una pianificazione adeguata può permettere un migliore sviluppo dell’industria, dei trasporti e, in generale, dell’economia nazionale, oltre ad una migliore tutela dell’ambiente.

 

– Qual è il difetto più grave dell’attuale P.E.N.?

La modifica del titolo V della Costituzione ha trasferito significative competenze in ambito energetico alle Regioni; successivamente il Legislatore, prendendo atto che una pianificazione energetica così parcellizzata diveniva ingovernabile, ha introdotto dei provvedimenti volti a riportare alcune competenze in ambito nazionale. Di conseguenza oggi, nel nostro Paese, l’energiaenergia
Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
è materia a legislazione concorrente Stato-Regioni: legislazione statale di principio e legislazione regionale di dettaglio. Il conseguimento di obiettivi in materia energetica coerenti con le priorità stabilite a livello europeo richiede quindi la corresponsabilizzazione delle Regioni e degli Enti Locali: ad oggi, però, manca un quadro di riferimento condiviso, e il coordinamento tra i diversi soggetti istituzionali è ancora carente. In definitiva la situazione della pianificazione energetica è tuttora abbastanza frammentata, dal momento che molteplici sono i soggetti istituzionali che hanno responsabilità, ed il quadro legislativo è soggetto a differenti interpretazioni e conseguenti conflitti di attribuzione. Il principale difetto è l’abnorme dilatazione dei tempi necessari per l’adempimento delle procedure autorizzative. Due sono i macroscopici effetti negativi: il primo è che le direttive europee vengono messe in atto con lentezza esasperante, e i ritardi spesso comportano pesanti sanzioni; il secondo è che molti investitori, in particolare stranieri, rinunciano ad investire in Italia, per la pesante incertezza sui tempi di ritorno degli investimenti. I costi di tutto ciò sono pesantissimi.

– Che cosa dovrebbe comprendere il P.E.N. italiano e perché?

Il piano energetico nazionale, a mio parere, dovrebbe:
• chiarire in modo drasticamente inequivocabile responsabilità, limiti operativi, e tempi inderogabili per il completamento delle procedure autorizzative dei vari soggetti istituzionali coinvolti, oltre alle procedure per dirimere eventuali controversie;
• essere bilanciato: attualmente le fonti impiegate sono pesantemente sbilanciate;
• limitare fortemente le nuove autorizzazioni agli impianti che utilizzano fonti primarie già molto impiegate, finché non siano cresciuti gli impieghi di fonti sottoutilizzate (altrimenti gli sbilanciamenti permarranno);
• stabilire quote ragionevoli, e compatibili con le direttive UE, per le energie rinnovabilienergie rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
e indirizzarne lo sviluppo secondo logiche tecnico-operative, anziché lasciarlo unicamente guidare dalle sovvenzioni delle quali esse godono;
• stabilire quote ragionevoli per la produzione di energia da fonte nuclearenucleare
Forma di energia derivante dai processi che coinvolgono i nuclei atomici (fissione e fusione).
, dal momento che occorre ridimensionare l’utilizzo di combustibili fossili per rientrare nei parametri imposti dal Protocollo di KyotoProtocollo di Kyoto
È un accordo internazionale sull’ambiente siglato nel 1997 da oltre 160 paesi per la riduzione delle emissioni climalteranti. Entrato in vigore a febbraio 2005, prevede entro il 2012 la riduzione complessiva delle emissioni di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 (considerato come anno di riferimento). Per i Pesi in via di sviluppo non sono stati previsti obiettivi di riduzione. Il protocollo di Kyoto ha introdotto dei meccanismi (i cosiddetti “meccanismi flessibili”) per l’adempimento degli obiettivi di ciascun Paese, favorendo la cooperazione internazionale. Essi sono il Clean developmenti Mechanism, il Joint Implementation e l’Emission TradingTrading
Attività di acquisto e/o di vendita di prodotti (materie prime o commodities) sui mercati internazionali.
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, e ciò non è realizzabile unicamente con il risparmio energeticorisparmio energetico
Con questo termine si intendono tutte le iniziative intraprese per ridurre i consumi di energia, sia in termini di energia primaria sia in termini di energia elettrica, adottando stili di vita e modelli di consumo improntati ad un utilizzo più responsabile delle risorse.
e con il doveroso sviluppo delle fonti rinnovabilifonti rinnovabili
Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
– il sole
– il vento
– l’acqua
– la geotermia
– le biomasse
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– Quali sono le principali motivazioni a sostegno di tale indirizzo energetico per l’Italia?

L’equiparazione delle politiche energetiche rispetto a quelle dei maggiori Paesi europei – con l’eccezione della Francia, che ha optato per un ricorso assai più spinto all’energia nucleareenergia nucleare
Energia derivante dalle trasformazioni che coinvolgono i nuclei atomici (fissione o fusione). Attualmente la produzione di energia elettrica con il nucleare si basa sulla fissione, dal momento che i processi di fusione nucleare sono ancora in fase di studio e ricerca. Il combustibile impiegato è l’uraniouranio
Elemento metallico radioattivo che si trova sottoforma di ossidi o sali nelle rocce, nel suolo, nell’aria e nell’acqua. L’uranio, così come si trova in natura, è costituito da tre isotopi: l’uranio 238 (per il 99.9 %), l’uranio 235 (l’uranio fissile impiegato come combustibile nelle centrali nucleari) e l’uranio 234, in piccolissime tracce.
 235, contenuto in piccola concentrazione nell’uranio naturale. Nelle centrali di questo tipo l’enorme quantitativo di energia che si libera dalle reazioni nucleari viene ceduto a un fluido che a sua volta la cede all’acqua che poi percorre un ciclo di potenza uguale a quello delle centrali a vapore convenzionali.
-, porterebbe ad una diversificazione energetica più marcata rispetto all’attuale, e quindi andrebbe nella direzione di migliorare il costo, la disponibilità e l’affidabilità delle forniture energetiche. In particolare un mix energetico più equilibrato, che oltre al metanometano
Idrocarburo che rappresenta il costituente principale del gas naturale.
faccia uso equilibrato di carbonecarbone
Il carbone è una roccia sedimentaria composta prevalentemente da carbonio, idrogeno e ossigeno. La sua origine, risalente a circa 300 milioni di anni fa, deriva dal deposito e dalla stratificazione di vegetali preistorici originariamente accumulatisi nelle paludi. Questo materiale organico nel corso delle ere geologiche ha subito delle trasformazioni chimico-fisiche sotto alte temperature e pressioni. Attraverso il lungo processo di carbonizzazione questo fossile può evolvere dallo stato di torba a quello di antracite, assumendo differenti caratteristiche che ne determinano il campo d’impiego.
I carboni di formazione relativamente più recente (ovvero di basso rango) sono caratterizzati da un’elevata umidità e da un minore contenuto di carbonio, quindi sono ‘energeticamente’ più poveri, mentre quelli di rango più elevato hanno al contrario umidità minore e maggiore contenuto di carbonio.
e di energia nucleare, senza assolutamente trascurare le fonti rinnovabili, andrebbe nella direzione di una riduzione della produzione di CO2CO2
Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).

, migliorerebbe l’impatto ambientaleimpatto ambientale
L’insieme degli effetti (diretti e indiretti, nel breve o nel lungo termine, positivi o negativi, ecc..) che l’avvio di una determinata attività ha sull’ambiente naturale circostante.
complessivo ed aumenterebbe la competitività del Paese. Il fatto che attualmente i costi dell’energia in Italia siano significativamente più elevati rispetto ai Paesi competitori, fa sì che le produzioni più energeticamente intensive non risultino convenienti, e vengano delocalizzate fuori Italia (e spesso anche fuori Europa). In Italia, quindi, rimangono le attività economiche più raffinate e ad alto contenuto tecnologico; ma è difficile riuscire a creare con l’HI-TECH lo stesso numero di posti di lavoro che si possono creare, per esempio, con la siderurgia o con la chimica industriale. Occorre quindi tenere presente – fatta salva la doverosa tutela dell’ambiente – che energia esageratamente costosa rispetto ai competitori significa maggiore probabilità di disoccupazione.

– Quali vantaggi/svantaggi comporterebbe per il nostro Paese, nel confronto degli indirizzi della UE27?

Innanzitutto un piano energetico nazionale darebbe all’Italia una politica energetica strutturata, coerente con le indicazioni UE; in secondo luogo porterebbe a competere “ad armi pari” con i principali competitori appartenenti all’UE; in terzo luogo, essendo stato predisposto successivamente ai piani energetici degli altri Paesi UE, permetterebbe di definire una politica che eviti i problemi che si stanno evidenziando altrove. A titolo di esempio, i munifici incentivi che vengono riconosciuti ad alcune fonti rinnovabili, che di per sé sarebbero del tutto antieconomiche, stanno creando un mercato drogato (cioè che sopravvive e prospera esclusivamente in ragione di tali incentivi). Nel momento in cui, fatalmente, le incentivazioni saranno ridotte o eliminate, ci sarà il problema della riconversione della filiera. Il fatto di “arrivare dopo”, a mio parere, sarà un vantaggio, dal momento che eviterà di ripetere sbagli già commessi altrove, o quantomeno di contribuire a uno svezzamento assai più graduale dagli incentivi.

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