ArticoliAutore: Pierpaola PietrantozziPolitica EnergeticaCambiamenti Climatici

Politica Energetica: La voce dei consumatori

Pareri Adiconsum sui macro-obiettivi proposti nell’indagine conoscitiva della X Commissione

    Lo scorso 22 novembre ADICONSUM è stato audito presso la X Commissione Attività produttive della Camera in merito all’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale (SEN) al Piano nazionale energia e clima (PNIEC) per il 2030.

    A 20 anni dalla liberalizzazione del settore e a 10 anni dalla liberalizzazione del mercato elettrico, l’accordo siglato a giugno 2018 tra Consiglio, Parlamento e Commissione europea con la fissazione delle rinnovabili al 32%, la rivoluzione 4.0 orientata verso il contenimento del fabbisogno di energia, la decarbonizzazione e il contenimento delle emissioni, nonché l’accesso all’energia quale indicatore del benessere socio-economico di un Paese, impongono al nostro Governo di costruire un piano energetico efficace, sicuro e sostenibile.

    Tre i macro-obiettivi proposti nell’indagine conoscitiva dalla Commissione sui quali ADICONSUM espresso il nostro parere:

    • la sicurezza dell’approvvigionamento
    • la competitività del settore
    • la sostenibilità ambientale.

    La sicurezza dell’approvvigionamento

    Indispensabile, innanzitutto, ad avviso di Adiconsum, governare la transizione energetica. Per farlo è necessario traguardare la produzione futura di energia con un adeguato mix che veda progressivamente ridursi le fonti fossili e aumentare quelle rinnovabili.

    La sicurezza dell’approvvigionamento va integrata con le nuove tecnologie in modo efficace e sostenibile. La transizione deve essere gestita dagli addetti ai lavori (politica, istituzioni, imprese e associazioni) perché dovrà comportare un cambiamento delle strutture produttive, delle Reti degli usi e consumi e soprattutto degli aspetti culturali e sociali. Bisogna evitare che il sistema di produzione elettrica italiano, che è tra i parchi di generazione più efficienti al mondo, venga smantellato con superficialità. C’è bisogno di una programmazione seria. La formula da utilizzare è quella di un graduale riequilibrio del mix energetico, ponendo la necessaria attenzione alla sicurezza di sistema, ai costi sociali, ambientali ed economici, alle ricadute occupazionali con una riflessione attenta sui circa 50 impianti termici da dismettere.

    Un’altra riflessione va riservata all’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili, nonché d’installazione degli smart meter 2G, che hanno ricevuto negli ultimi anni un’attenzione crescente e che rappresentano un elemento trainante del libero mercato, se adeguatamente contemperato.

    La competitività del settore

    • Il costo dell’energia per i consumatori finali è sempre stata al centro del dibattito economico e lo è ancor di più alla luce della fine del mercato tutelato previsto dal DDL Concorrenza per il prossimo luglio 2020. Ma affinché il superamento sia veramente efficace c’è bisogno che si verifichino una serie di condizioni, quali:
    • l’iscrizione dei venditori ad un Albo, i quali per poter essere iscritti devono possedere non solo requisiti di solvibilità, onorabilità ed eticità, ma anche garanzie reali come ad esempio delle polizze fideiussorie proporzionali al volume di affari del venditore, in grado di coprire situazioni di sofferenza e default, senza che queste debbano ricadere sui consumatori in generale;
    • la riforma degli oneri generali di sistema che tanto pesano sulle bollette dei consumatori. Una soluzione potrebbe essere quella che vorrebbe gli Oneri Generali di Sistema trasferiti sulla fiscalità generale, anche se non in maniera totale, ma avendo riguardo a distinguere gli oneri rispetto alla loro natura e quindi alla loro più stringente attinenza al campo energetico
    • la tutela attenta dei dati del consumatore
    • una particolare attenzione all’attivazione di servizi non richiesti, come ad esempio avvenuto all’indomani della liberalizzazione nel settore della telefonia
    • il varo di misure di contrasto alla povertà energetica, rendendo ad esempio automatico è più consistente il bonus sociale e l’istituzione di un fondo sociale.

    La sostenibilità ambientale

    L’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili è senz’altro un punto di partenza per creare un modello di consumo energetico nuovo e sostenibile, ma servono più sforzi, anche normativi per rendere conveniente, remunerativa e soprattutto affidabile la scelta, da parte del consumatore, di investire nella produzione da FER e trasformarsi in prosumer in grado cioè di produrre totalmente o anche parzialmente l’energia che consuma per le proprie quotidiane esigenze, risparmiando sui costi dell’energia. Un’opzione quest’ultima che sarebbe in grado anche di ridurre la povertà energetica. Tra gli interventi normativi che, da un lato, chiariscano e semplifichino, per il cittadino comune, l’iter burocratico e tecnico per passare a soluzioni energetiche diverse; dall’altro ne massimizzino i benefici intervenendo sulla fiscalità, premiando i consumatori virtuosi e penalizzando chi continua a scegliere soluzioni inquinanti e vetuste. Per lo sviluppo della figura del prosumer è inoltre necessario un quadro normativo che chiarisca i rapporti economici, giuridici e tecnici tra il consumatore-produttore, il distributore e il venditore di energia.

    Ma l’autoproduzione e la generazione distribuita hanno anche bisogno di un altro tassello affinché riescano ad attuare quel cambio di paradigma verso la sostenibilità ambientale. Ci riferiamo alla condivisione dell’energia. Il consumatore che produce energia può ottenere il massimo vantaggio (e quindi anche il massimo risparmio) solo se può interagire con altri soggetti privati con cui scambiare l’energia prodotta e non destinata all’autoconsumo. I cittadini devono avere la possibilità di condividere i vantaggi derivanti dall’installazione di sistemi di generazione distribuita destinati all’autoproduzione, anche perché tale modalità rende possibile anche la ripartizione dei costi legati all’investimento infrastrutturale iniziale. Ai condomini, ad esempio, dovrebbe essere riconosciuta la possibilità di installare dei sistemi di produzione che possano fornire energia autoprodotta anche alle utenze e non solo alle aree comuni. A questo proposito è opportuna una profonda rivisitazione delle norme che regolano il condominio (Codice del Condominio) per agevolare gli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici, ma soprattutto per regolare i rapporti tra condomini sorti in virtù degli scambi di energia reciproci.

    L’autoproduzione, la generazione distribuita e la condivisione dell’energia non devono prevedere, necessariamente, un distacco totale dalla rete, ma devono essere orientate a un rapporto collaborativo con i Gestori di rete al fine di contribuire al bilanciamento della stessa e al tempo stesso usufruirne nei momenti di emergenza o di guasto dei sistemi di produzione e distribuzione privati.

    Infine, un modello di Strategia Elettrica Nazionale, ad avviso di Adiconsum, non può trascurare la problematica del “decommissioning nucleare”, la cui mancata gestione mette a grave rischio la salute pubblica, l’ambiente e anche l’immagine del nostro Paese, a vocazione fortemente turistica.

    La sostenibilità ambientale deve essere considerata anche all’interno delle scelte produttive delle imprese. La produzione di beni nel futuro dovrà sempre più orientarsi su dei modelli che risparmino e recuperino energia ancor prima che questa sia prodotta.

     

    Articolo realizzato da Pierpaola Pietrantozzi (Segretario Nazionale – Adiconsum) per Orizzontenergia

    Tags
    Show More

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Back to top button