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Protocollo di Kyoto

Trattato internazionale sottoscritto da oltre 160 paesi per ridurre le emissioni di gas serra

    Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale che prende il nome dalla città dove nel 1997 più di 160 Paesi sottoscrissero un impegno per ridurre le emissioni di gas serra (in particolare: CO2, N2O, CH4, HFC, PFC, SF6), ritenute responsabili dei cambiamenti climatici.

    Il trattato di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la rettifica da parte della Russia, rappresenta il primo strumento di attuazione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si pone come principale finalità il raggiungimento della stabilizzazione della concentrazione in atmosfera di gas serra di origine antropica ad un livello tale da non compromettere l’attività climatica del Pianeta.

    Il Protocollo di Kyoto ha stabilito l’obiettivo globale di riduzione delle emissioni di gas serra del 5,2% nel periodo 2008-2012 rispetto ai livelli del 1990.

    In particolare per l’Unione Europea è stato fissato un obiettivo complessivo del -8 %, suddividendo tale obiettivo (B.S.A. 1998 – “Burden Sharing Agreement”) in misura variabile tra gli allora Paesi Membri UE15.

    Il principio base che avrebbe dovuto regolare tale ripartizione differenziata tra i Paesi UE15 era quello della: “equità e proporzionalità”.

    Il principio su cui si basa il Protocollo di Kyoto è quello della “responsabilità comune ma differenziata”; ciò significa che gli obiettivi sono differenziati per Paese a seconda delle condizioni di sviluppo e di intervento. In particolare, vengono chiamati in causa i Paesi più progrediti perché ritenuti i maggiori responsabili delle emissioni da attività industriali negli ultimi 150 anni. Per questi Paesi, il Protocollo fissa obiettivi di contenimento delle emissioni legalmente vincolanti e quantificati.

    Per i Paesi in via di sviluppo, invece, non sono stati assegnati obiettivi specifici di riduzione, ma è stato richiesto un impegno a rafforzare le politiche nazionali di riduzione delle emissioni, per esempio attraverso interventi di efficienza energetica, promozione di un’agricoltura sostenibile, sviluppo di fonti rinnovabili, ecc. Da qui è scaturito un dibattito sulla reale efficacia dei provvedimenti contenuti nel Protocollo, sia a livello europeo che internazionale.

    Nel caso di mancato rispetto degli impegni previsti, il Protocollo prevede sanzioni economiche dirette, quali ad esempio una sanzione differenziata di:

    • 40 € ton/CO2 nel periodo “breve” 2005-2007
    • 100 € ton/CO2 nel periodo “base” 2008-2012

    qualora gli Stati non siano in grado di restituire tot “Permessi di Emissione di CO2” pari alle emissioni registrate e certificate nell’anno precedente.

    A regolare tale meccanismo, la Direttiva ETS 87/2003/CE che regola per l\’appunto il sistema ed il mercato delle emissioni all’interno della Ue.

    Il Protocollo di Kyoto prevede inoltre una serie di misure: i cosiddetti “meccanismi flessibili”, per far fronte agli obiettivi definiti in sede di ratifica, contribuendo così allo sviluppo di “un’economia verde” attraverso azioni di scambio tecnologico e cooperazione internazionale.

    Questi meccanismi, che si affiancano alle misure intraprese a livello nazionale da ciascun Paese, sono:

    • Emission trading (ET)
    • Clean Development Mechanism (CDM)
    • Joint Implementation (JI) 

    Emission Trading (ET)

    Questo sistema, istituito dalla Direttiva ETS 2003/87/CE e recepito in Italia con il D.L. n. 216 del 2006, costituisce la principale misura adottata dall’Ue per rispettare i suoi impegni e si basa sullo scambio di quote di emissione di CO2 all’interno di un mercato regolato.

    La Direttiva regolamenta le emissioni di CO2 derivanti dai seguenti settori:

    • Settore energetico, in particolare impianti termoelettrici, con potenza superiore ai 20 MW (escluso inceneritori), raffinerie, forni a coke
    • Produzione e trasformazione di metalli ferrosi
    • Impianti di produzione del cemento, calce, laterizi, prodotti ceramici, vetro e carta/cartone
    • Altre attività di combustione

    Alle aziende che operano negli ambiti appena elencati, viene assegnato/riconosciuto annualmente dallo Stato un determinato quantitativo di CO2 che le relative industrie possono emettere (permessi o quote di emissione – Assigned Amounts Units) sulla base dei Piani Nazionali di Allocazione (P.N.A.).

    Chi emette più di quanto stabilito può comprare le quote mancanti sul mercato o acquisire i certificati relativi ad azioni autorizzate di CDM e/o JI, attraverso accordi bilaterali, mentre chi ha rispettato il proprio limite di emissione ed eventualmente ha emesso meno di quanto assegnato/riconosciuto, può vendere i propri diritti residui di emissione, instaurando un mercato che premia gli “operatori più virtuosi”, ovvero le imprese che presentano costi di abbattimento più bassi e quindi hanno nel frattempo agito con interventi tecnologici per ridurre le emissioni dai loro impianti.

    I meccanismi flessibili (CMD e JI) svolgono un ruolo complementare alle politiche interne, in ragione spesso della loro maggiore convenienza in ermini di costi unitari di riduzione delle emissioni. Il ricorso a tali meccanismi è però limitato e definito nei singoli P.N.A.
    Tale mercato è ovviamente supportato da un sistema di “banche dati” elettroniche, tenute dai singoli Stati, che registrano le quote emesse, registrano le transazioni dovute alla compravendita e verificano la trasparenza di queste operazioni.

    Clean Development Mechanism (CDM)

    Questo sistema consente alle aziende presenti in un Paese industrializzato di realizzare progetti finalizzati alla riduzione delle emissioni in Paesi non soggetti agli stessi vincoli (tipicamente Paesi in via di sviluppo), dove tali interventi possono talvolta risultare più agevoli e meno costosi. In questo modo il Paese che investe ha la possibilità di soddisfare i suoi obiettivi nazionali, mentre il Paese ospitante si rende protagonista del trasferimento di tecnologie e di competenze tecniche specifiche, necessarie alla sua crescita futura.

    Le emissioni “evitate” costituiscono dei titoli di credito (CER – “Certified Emission Reductions” o ERU “Emissions Reduction Units”) che possono essere scambiati sul mercato ed hanno lo stesso valore dei permessi di emissione nazionali.

    Joint Implementation (JI)

    Il sistema Joint Implementation è sostanzialmente uguale a quello CDM, con la differenza che in questo caso vengono coinvolti Paesi che hanno entrambi vincoli di emissione.
    I crediti di emissioni (ERU – Emissions Reductions Units) derivanti dalle emissioni “evitate” vengono sottratti dalla quota iniziale di permessi assegnati al Paese ospite e possono essere scambiati sul mercato.

    Burden Sharing Agreement (B.S.A.)

    L’Europa ha ratificato il Protocollo di Kyoto nel 2002, definendo, di conseguenza, degli obiettivi di riduzione specifici per ciascun Stato membro. Questa operazione di ridistribuzione è nota come “Burden Sharing Agreement” e stabilisce limiti di emissione differenziati finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo comune di riduzione dell’8 % assegnato all’intera Comunità Europea.
    Di seguito sono indicati i valori totali di emissione concessi a ciascun Paese (Fig. 1) ed i target per ciascun Paese (Fig 2):

     

    Fonte: European Environment Agency for the European Commission

    L’Italia, ratificando il Protocollo con la Legge del 1 Giugno 2002, si è impegnata a conseguire un obiettivo di riduzione del -6,5 % rispetto al 1990 tra il 2008-2012; questo significa concretamente che le emissioni per l’Italia non potranno superare i 487,1 milioni di tonnellate di CO2 eq.

    Gli interventi di riduzione necessari al raggiungimento di tale livello di emissione sono stati individuati dal PAN (Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra) promulgato nel 2002 e sono così sintetizzabili:

    • Riduzione di 51,8 Mt CO2 eq rispetto allo scenario tendenziale (che prevede un livello di emissione pari a 579,7 Mt CO2 eq), tenendo conto dei provvedimenti già individuati dal ministero dell’Ambiente concentrati soprattutto nel settore della produzione di energia, della riduzione dei consumi energetici, delle smaltimento dei rifiuti e del miglioramento dell’efficienza dei trasporti;
    • Misure specifiche applicate al settore agricolo e forestale con una riduzione di 10,2 Mt CO2 eq (in particolare recupero di territori abbandonati, progetti di riforestazione e protezione dal rischi desertificazione). Queste misure sono mirate ad aumentare la capacità di assorbimento del carbonio e di fissazione da parte delle aree verdi;
    • Ulteriori misure di riduzione sia a livello nazionale sia grazie all’applicazione dei meccanismi flessibili previsti dal protocollo di Kyoto,con una riduzione del 30,8 Mt CO2 eq.
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