ArticoliIntervistato: Danilo Bonato

Riciclo e rifiuti: La seconda vita dei RAEE ed una filiera all’avanguardia

Il Consorzio Remedia ha gestito nel 2018 oltre 124.000 tonnellate di RAEE; il settore è fortemente orientato all'innovazione ed ha l'obiettivo di sviluppare nuove filiere.

    Danilo Bonato (Direttore generale Consorzio Remedia) ha parlato con noi dello scenario attuale dei RAEE nel nostro paese. Remedia negli ultimi due anni ha registrato un notevole incremento nella gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, sviluppando al contempo nuove filiere. Il settore si presenta fortemente orientato all’innovazione, nonostante sia diffusa l’opinione opposta, infatti l’applicazione di tecnologie di tracciabilità come la blockchain e metodi all’avanguardia per il recupero di materiali rari alzano continuamente il livello di sviluppo tecnologico. 

     

    Remedia nel 2018 ha gestito oltre 124.000 tonnellate di rifiuti tecnologici, registrando un aumento del +34,5% rispetto al 2017. Quali sono stati i principali fattori di crescita?

    Effettivamente parliamo di una crescita notevole, e ancora più confortante è il dato misurato nel biennio: si registra un +85% – infatti – rispetto ai dati 2016, con crescita in tutte le categorie. Tale trend è riconducibile in gran parte alla ristrutturazione dell’assetto associativo del Consorzio, a seguito dell’entrata di un cospicuo numero di nuovi produttori: 415 nel 2016, 120 nel 2017 e, infine, 840 nel 2018 grazie anche all’incorporazione da parte di Remedia del Sistema Collettivo di gestione RAEE, pile e accumulatori ecoR’it. Inoltre, a partire dal 2018, è entrato in vigore il nuovo ambito di applicazione aperto, o “open scope” (D.Lgs n. 49/2014), che ha fatto rientrare all’interno delle AEE anche apparecchiature in precedenza escluse da tale qualifica, contribuendo così all’aumento del numero di iscritti al Consorzio e dei quantitativi gestiti.

     

    Il 2018 è stato un anno in cui è avvenuta una profonda trasformazione per i RAEE con l’introduzione delle norme sull’Open scope, con cui il legislatore ha ribaltato la precedente normativa. Quali sono state le principali implicazioni di questa normativa e qual è il suo punto di vista in merito?

    Con l’ampliamento del campo di applicazione molti nuovi prodotti sono entrati a far parte del mondo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche tra cui carte di credito con chip, biciclette elettriche, prese elettriche multiple, apparecchiature di automazione per cancelli e tende, serrature elettriche, cavi, stufe a pellet e molto altro. Si è reso necessario, infatti, intraprendere un percorso finalizzato a supportare e informare le aziende associate nel definire l’ambito di applicazione dei loro prodotti. Questo porterà senz’altro a un aumento della raccolta e a un maggiore riciclo. Questo significa risvolti importanti: dal punto di vista socio-economico si stimano fino a 15.000 posti di lavoro in più, oltre 100 milioni di euro di valore economico associato alle emissioni risparmiate e 1.250 milioni di euro di risparmio nell’acquisto di materie prime. Ovviamente per raggiungere questi risultati sarà necessario un contesto chiaro e definito per gli operatori del settore, a cominciare dalla regolazione sull’end of waste, ed arrivare ad un piano strategico con il recepimento delle direttive sull’economia circolare.

     

    La tecnologia dei prodotti elettronici trova continuamente nuove forme, sistemi e materiali. La gestione dei RAEE, ed in particolare Remedia, come affronta questo continuo scenario in evoluzione?

    L’innovazione nel settore è frenetica, i produttori continuano ad introdurre nuovi materiali e nuove soluzioni tecnologiche. Il nostro compito è di aiutare chi sviluppa le attività di riciclo a comprendere come sono assemblati i prodotti e quali siano le caratteristiche dei materiali; vogliamo cercare di fare da raccordo tra il mondo dell’industria, che innova nelle scelte tecnologiche, e quello di una corretta filiera del riciclo. Il Consorzio ha le capacità e la sensibilità pratica di conoscere le tecniche di trattamento da un lato e le caratteristiche di eco design dei prodotti dall’altro così da poter rappresentare un elemento di continuità tra questi due mondi.

     

    In un’ottica di economia circolare trova profonda importanza il concetto della tracciabilità. L’avvento della tecnologia blockchain, indicata come disruptive, trova già utilizzo nel settore? Che benefici potrebbe apportare?

    Al contrario di un’opinione piuttosto diffusa, ovvero che il settore del riciclo abbia bassi contenuti innovativi, il nostro settore è caratterizzato da un forte orientamento all’innovazione ed è una tematica centrale in questo determinato periodo per quanto riguarda la tracciabilità. Per questo è necessario dotarsi di sistemi che consentano di seguire tutti i passaggi di un prodotto dal momento in cui diventa un rifiuto, e la tecnologia blockchain è una soluzione ottimale. Pensare ad una tecnologia che consenta di avere dei livelli di tracciabilità integrale, completa, affidabile, e a tutela anche dei consumatori, è una linea di sviluppo su cui il Consorzio sta lavorando.

    Un altro aspetto dell’innovazione è riuscire a recuperare dai RAEE materie ed elementi che sono difficili da reperire; alluminio, rame, ferro sono relativamente semplici da recuperare grazie alle tecnologie attuali che lo consentono, mentre è molto più difficile recuperare metalli preziosi e terre rare, i quali necessitano del supporto di soluzioni più sofisticate, come idrometallurgia o biometallurgia, dove la ricerca e l’innovazione giocano un ruolo fondamentale. Queste tecnologie e processi in Italia sono ancora ad un livello sperimentale, alcune aziende hanno iniziato a studiarli solo in fase di laboratorio per questo occorrerà ancora del tempo per raggiungere grandi risultati in tema, ma la strada è senz’altro questa.

     

    Uno dei principali obiettivi di Remedia è quello di sviluppare filiere. Quali sono quelle su cui avete un occhio di riguardo?

    Un esempio concreto è quello della climatizzazione in quanto si tratta di una filiera che ben si presta a fare economia circolare, in quanto esiste una rete di operatori (installatori e/o venditori) che offrono un servizio al cliente di installazione e di conseguenza sono messi nella condizione di occuparsi anche della disinstallazione e della gestione del fine vita di un prodotto. Questo contesto permette lo sviluppo di soluzioni innovative per assicurare sia un elevato livello di qualità del trattamento del rifiuto, sia un buon livello di sicurezza ambientale. Un’altra filiera degna di nota è quella dei sistemi medicali (laboratori ed ospedali) che si trovano a gestire grossi macchinari che hanno delle esigenze specifiche e alte potenzialità di recupero. Un altro esempio è relativo al comparto del printing, di cui stampanti e toner, o meglio consumabili esausti, presentano una filiera consolidata su cui il Consorzio lavora in maniera attiva.

     

    Al momento della sostituzione di un determinato apparecchio, qual è il grado di sensibilità degli operatori nei confronti degli apparecchi da destinare al riciclo?

    È variabile, la situazione purtroppo non è ancora ottimale. Ci sono operatori attenti, sensibili e ben informati mentre – a volte – a causa della mancata formazione in tema o della negligenza, gli aspetti ambientali vengono meno. Noi sappiamo che, ad esempio, nel caso dei condizionatori bisogna saper gestire gas ozono lesivi e climalteranti che risultano pericolosi se liberati in atmosfera; questo è un momento in cui il ruolo dell’operatore è decisivo, perché solo lui è nelle condizioni di catturare questi gas ed evitarne la dispersione in nell’ambiente.

    Oggi la nostra esperienza ci dice che non siamo ad un livello adeguato di serietà ed attenzione dei comportamenti ed è uno degli aspetti su cui le principali aziende stanno prestando particolare attenzione. L’industria è cosciente che per fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici non basta lavorare bene al proprio interno, ma bisogna anche fare leva sugli operatori privati che si occupano della gestione del fine vita di un prodotto.

     

    L’opinione pubblica trova ancora un po’ di diffidenza per quanto concerne la gestione differenziata dei rifiuti; specialmente si riscontra scetticismo su cosa avvenga una volta che viene destinato al riciclo un determinato prodotto o materiale. Cosa manca ancora per fornire al consumatore le giuste rassicurazioni?

    Parlare di rifiuti in Italia è sempre molto delicato perché esistono situazioni di emergenza che non creano un clima di fiducia. Ma l’Italia non è solo questo: secondo i dati Eurostat, l’Italia è tra i primi Paesi europei per riciclo di rifiuti e detiene il primato per indice complessivo di circolarità (Rapporto del Circular economy Network). È un dato che sorprende perché siamo spesso abituati a considerarci il fanalino di coda dei big d’Euoropa, ma non sempre è così, spesso manca informazione.

    Per quanto riguarda la gestione dei RAEE per esempio, i consumatori ancora non sanno che questi rifiuti sono soggetti a raccolta differenziata, esattamente come lo sono i rifiuti da imballaggio, e che il riciclo dei RAEE raggiunge tassi del 90%, ovvero si ricicla quasi tutto. Per aumentarne la consapevolezza, i Sistemi collettivi, attraverso il Centro di Coordinamento RAEE, già dall’anno scorso hanno promosso una campagna di sensibilizzazione, dapprima radiofonica e quest’anno televisiva, sui principali canali nazionali. I primi risultati sono molto promettenti.

     

    Intervista a Danilo Bonato (Direttore generale Consorzio Remedia) da parte di Orizzontenergia
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