ArticoliAutore: Carlotta BasiliRiciclo & Rifiuti

Riciclo: Italia pronta a recepire la direttiva che bandisce la plastica monouso, ma necessita di un tessuto normativo

Sul nostro territorio vi sono realtà che propongono prodotti ecosostenibili in sostituzione della plastica monouso, un tessuto legislativo ad hoc potrebbe dare impulso al settore

    A seguito della direttiva del Parlamento Europeao relativa al bando dei prodotti in plastica monouso, per salvaguardare l’ambiente dalla mole di rifiuti in plastica rinvenuti, emerge la necessità di trovare dei prodotti e tecnologie sostitutive. Carlotta Basili (Responsabile contenuti, Zerosprechi – Progetto di Amici della Terra) ha delineato il quadro attuale della situazione italiana, evidenziando come siano già presenti ed operative sul nostro territorio aziende pronte a recepire la direttiva comunitaria grazie alla realizzazione di prodotti e processi ecosostenibili. Tuttavia se dal punto di vista tecnologico il nostro paese mostra già realtà all’avanguardia, vi è la necessità di un tessuto legislativo che dia un impulso al settore.

     

    Il 27 marzo scorso il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sulla plastica monouso al fine di ridurre l’impatto ambientale di determinati rifiuti in plastica, raggruppati in base alle loro caratteristiche.

    La Commissione Europea aveva incaricato la società di ricerca Arcadis di effettuare uno studio sui rifiuti rinvenuti in mare e sulle spiagge europee. Secondo lo studio (“Marine litter study to support the establishment of an initial quantitative headline reduction target”) i prodotti in plastica monouso più frequentemente rinvenuti sulle spiagge dell’Europa sono: posate, piatti e bicchieri, vaschette per alimenti, cannucce, bastoncini cotonati, bastoncini per palloncini, palette per miscelare, contenitori di polistirolo espanso. Questi risultati hanno portato la Commissione a valutare soluzioni più o meno drastiche per questi prodotti in base al loro livello di sostituibilità.

    I prodotti in plastica per i quali è già disponibile e conveniente una soluzione alternativa sono messi al bando a partire dal 2021. Questa categoria comprende prodotti monouso che costituiscono circa il 70% dei rifiuti marini.

    Per i contenitori per alimenti e i bicchieri in plastica invece l’Europa ha previsto obiettivi di riduzione dell’utilizzo e l’incentivazione della ricerca per quanto riguarda i materiali alternativi.

    La direttiva prevede inoltre un rafforzamento del principio “chi inquina paga” e obblighi per i produttori di fornire un’etichettatura chiara e standardizzata dei prodotti.

    Ulteriormente incrementati anche gli obiettivi di riciclo, per le bottiglie in plastica salgono al 77% entro il 2025 e al 90% entro il 2029.

    Il governo italiano si dichiara pronto a recepire e applicare la direttiva europea e conferma il proprio impegno nella salvaguardia dell’ambiente con l’approvazione, avvenuta lo scorso 4 aprile da parte del Consiglio dei Ministri, del ddl chiamato legge Salvamare.

    Nel 2017 in Italia è stato immesso al consumo un quantitativo di imballaggi in plastica pari a 2.272.000 tonnellate. Di questi il 43% è stato avviato a riciclo, il 40% a recupero energetico mentre il restante è stato smaltito in discarica.

    Questo valore comprende solamente i prodotti in plastica che rientrano nella categoria degli imballaggi, ma la totalità della plastica immessa al consumo e quindi successivamente avviata a riciclo o smaltimento è molto maggiore.

    L’Italia si distingue da molte altre realtà europee per quanto riguarda il riciclo, in quanto tutti gli imballaggi in plastica vengono avviati a recupero, non solo quelli più facili da riciclare. Sebbene questo comporti che parte degli imballaggi siano avviati a recupero energetico e non a riciclo, questo metodo ha fatto in modo che si sviluppassero aziende in grado di trasformare e riciclare i vari polimeri al fine di ottenere nuovi prodotti.

    Si trovano quindi a livello nazionale numerosi esempi virtuosi di riciclo per le materie plastiche. Per quanto riguarda il riciclo del PET, il polimero di cui sono composte la maggioranza delle bottiglie in plastica di bevande e quindi centrale per la direttiva europea, sul sito ZeroSprechi di Amici della Terra se ne trova un esempio. La società friulana Pezzutti Group S.p.A. ha avviato nel 2015 una linea per la produzione di packaging, anche adatti al contatto con il cibo, con il 100% di materiale plastico recuperato dalla lavorazione delle bottiglie disponibili grazie alla raccolta differenziata (r-PET, PET riciclato).

    L’innovazione del processo sviluppato dalla società, che è stata tra le primissime al mondo a sperimentarlo, sta nel metodo di trasformazione dell’r-PET, sviluppato con la linea per lo stampaggio ad iniezione, che si distingue da quelli precedentemente utilizzati in quanto, non solo permette un grande risparmio di materia prima vergine, ma anche dell’energia associata al procedimento, garantendo infine un prodotto riciclato di alta qualità.

    Grazie all’attività di Pezzutti, ogni anno sono oltre 9.000 le tonnellate di plastica r-PET recuperate e riciclate, l’equivalente di 236.800.000 bottiglie da 1,5 litri. L’azienda prevede inoltre nuovi investimenti, sia per ampliare la capacità produttiva, sia per continuare la ricerca per consentire l’applicazione dell’r-PET in nuovi settori.

    Bioplastiche

    Nell’applicazione della direttiva europea sulla plastica monouso, un ruolo importante sarà giocato dalle bioplastiche. Le bioplastiche possono avere origine da fonti rinnovabili o fossili, ma sono accumunate dalla caratteristica di essere biodegradabili e compostabili, ossia garantiscono la loro riciclabilità organica certificata nei diversi ambienti. L’uso di fonti rinnovabili, meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti, è parte integrante di una bioplastica.

    Anche in questo caso una attività di Novamont è entrata a far parte del sito. Novamont è un’azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e nello sviluppo di bioprodotti ottenuti grazie all’integrazione di chimica, ambiente e agricoltura, in un’ottica circolare.

    L’azienda ha sviluppato dei teli per pacciamatura biodegradabili in suolo che consentono di ridurre la produzione di un rifiuto plastico difficile da riciclare. Essi consentono, inoltre, di evitare possibili fenomeni di permanenza di materiali plastici non biodegradabili nel suolo causati da una loro mancata rimozione. l teli per pacciamatura in Mater-Bi, prodotti con materie prime rinnovabili e certificati biodegradabili in suolo, offrono un’alternativa agronomicamente ed ambientalmente efficiente rispetto ai teli in plastica tradizionali, minimizzano l’impatto ambientale e fanno risparmiare tempo e risorse nel gestire il fine vita delle colture pacciamate.

    Le realtà presenti sul territorio nazionale sono quindi all’avanguardia per quanto riguarda sia la produzione di materiali alternativi, sia i processi di recupero di rifiuti in plastica. Siamo quindi tecnologicamente pronti a recepire la direttiva europea, ma sono ancora molte le criticità presenti nel settore, da quelle operative a quelle economiche, fino a quelle legislative.

    Tags
    Show More

    One Comment

    1. Che meraviglia un articolo!La plastica riciclata è una buona tendenza nel mondo.
      Il polistirolo è una delle materie plastiche più utilizzate al mondo. La proibizione della plastica non riduce sostanzialmente l’inquinamento bianco. Ancora il riciclaggio del polistirene. INTCO è uno specialista di riciclaggio di polistirolo, che fornisce una soluzione completa per il riciclaggio di EPS e il riciclaggio di polistirolo. Se sei interessato a risolvere il riciclaggio di polistirolo, puoi visitare http://www.riciclare-polistirolo.it.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *