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Rilevazione di Confartigianato sul caro-energia

    Gap Italia-Ue per costi elettricità: + 31,7%
    Imprese italiane pagano 7,9 miliardi in più l’anno. Lombardia e Milano al top per maggiori costi

     

    L’Italia ha il primato negativo in Europa per la bolletta elettrica più costosa a carico delle imprese. I nostri imprenditori, infatti, pagano l’energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    il 31,7% in più rispetto alla media UE. Tradotto in denaro si tratta di un maggiore costo di 7.939 milioni di euro l’anno, equivalenti a circa mezzo punto del valore aggiunto. Per ciascuna azienda italiana significa un esborso di 1.776 euro in più all’anno rispetto ai competitor europei.

    Il gap Italia-Ue nei costi dell’energia utilizzata dalle imprese, emerge da un’analisi condottacondotta
    Rete di tubazioni adibite al trasporto di combustibili (gas e petrolio) dai luoghi di produzione ai luoghi di stoccaggio, di imbarco, di trattamento e di consumo.
    dall’Ufficio studi di Confartigianato che ha elaborato la classifica delle regioni e delle province in cui gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all’Europa.

    Il conto più salato è a carico delle nostre aziende del Nord che complessivamente nel 2010 hanno pagato l’energia elettricaenergia elettrica
    Forma di energia ottenibile dalla trasformazione di altre forme di energia primaria (combustibili fossili o rinnovabili) attraverso tecnologie e processi di carattere termodinamico (ovvero che coinvolgono scambi di calore) che avvengono nelle centrali elettriche. La sua qualità principale sta nel fatto che è facilmente trasportabile e direttamente utilizzabile dai consumatori finali. Si misura in Wh (wattora), e corrisponde all’energia prodotta in 1 ora da una macchina che ha una potenza di 1 W.
    4.615 milioni di euro in più rispetto ai loro colleghi dell’Ue. Il divario Italia-Europa è di 1.392 milioni di euro per le imprese del Centro e di 1.932 milioni di euro per le aziende del Mezzogiorno.

    La regione più penalizzata è la Lombardia, con 1.808 milioni di euro di divario di costi rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con un gap di 800 milioni di euro, dall’Emilia Romagna con 711 milioni e dal Piemonte con 677 milioni.

    La classifica provinciale vede al primo posto per il più ampio divario di costi per le imprese rispetto alla media europea Milano, con un gap di 448 milioni di euro, seguita da Roma (365 milioni euro), Brescia (356 milioni euro), Torino (276 milioni euro), Bergamo (230 milioni euro).

    Se, in media, ogni azienda italiana paga l’energia elettrica 1.776 euro all’anno in più rispetto agli imprenditori europei, questo gap si allarga a 3.151 euro per ogni impresa del Friuli Venezia Giulia, a 2.708 euro per ciascuna impresa della Sardegna, a 2.208 euro per ogni azienda della Lombardia, a 2.187 euro per ciascuna impresa della Valle d’Aosta. A seguire, per un imprenditore dell’Umbria il divario è di 2.164 euro l’anno, mentre per ogni impresa del Trentino Alto Adige il gap annuo è di 2.036 euro.

    A gonfiare la bolletta energetica delle imprese contribuisce la pressione fiscale che incide per il 22,7% sul prezzo finale dell’elettricità. Anche in questo caso l’Italia detiene il record negativo nell’Ue: le imposte sull’energia ammontano a 31.750 milioni di euro l’anno e sono più alte del 23% rispetto ai Paesi dell’Eurozona. Questo significa che cittadini e imprese italiani pagano la tassazione sull’energia 6,1 miliardi in più ogni anno rispetto alla media europea.

    Sul fronte fiscale per le piccole imprese il gap con l’Europa è ancora più ampio: in valore assoluto il peso del fisco sui consumi di energia delle aziende in Italia è il più alto d’Europa ed è maggiore del 134,1% rispetto alla media Ue.

    Per abbassare il costo dell’energia, il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini sollecita “riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell’elettricità e del gas, puntino sull’efficienza energeticaefficienza energetica
    Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
    e sull’uso di fonti rinnovabilifonti rinnovabili
    Una risorsa è detta rinnovabile se, una volta utilizzata, è in grado di rigenerarsi attraverso un processo naturale in tempistiche paragonabili con le tempistiche di utilizzo da parte dell’uomo. Sono considerate quindi risorse rinnovabili:
    – il sole
    – il vento
    – l’acqua
    – la geotermia
    – le biomasse
    , consentano di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell’energia che grava soprattutto sulle piccole imprese”.

    Tabelle-PDF

     

    Fonte: Confartigianato Imprese, 31/08/2011

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