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Riscaldamento: Staccarsi dall’impianto centralizzato per risparmiare in bolletta?

    In Italia sono davvero tanti gli edifici e i condomini dotati di impianti di riscaldamento centralizzati. In questi casi tutti i termosifoni presenti nelle varie abitazioni sono collegati ad un’unica caldaiacaldaia
    Dispositivo in cui l’energia chimica posseduta da un combustibile viene trasformata in calore attraverso un processo di combustione. Il calore ottenuto generalmente assolve compiti di riscaldamento oppure viene impiegato per produrre vapore (in questo caso si parla di generatore di vapore).
    , funzionano rispettando le stesse fasce orarie e vengono riattivati in date ben precise, che variano a seconda della zona climatica di riferimento. Un aspetto particolarmente critico di questo tipo di impianti riguarda i costi e i consumi, anche se grazie all’installazione delle valvole termostatiche è possibile gestire i caloriferi della propria abitazione autonomamente, risparmiando anche sui consumi.

    Nonostante questi miglioramenti, sono davvero tanti coloro che decidono di staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato per risparmiare sui costi del riscaldamento e superare tutti quei problemi relativi alla contabilizzazione dei consumi. Del resto la Riforma del Condominio (Legge 11.12.2012 n. 220) riconosce agli inquilini questa possibilità a condizione che l’intervento non provochi problemi o complicazioni di alcun genere al normale funzionamento dell’impianto centrale e non vengano richiesti costi aggiuntivi agli altri condomini.

    Cosa bisogna fare per staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato?

    La prima cosa da fare per staccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato è quindi fare una perizia tecnica, eseguita da un tecnico qualificato, che dovrà verificare e dimostrare che l’intervento di distacco dall’impianto centralizzato non provochi squilibri all’impianto generale, non solo durante la stagione invernale con l’accensione del riscaldamento, ma anche nel corso degli altri mesi dell’anno. Durante questa fase, bisognerà valutare anche lo stato dell’impianto.

    Infatti converrà intraprendere questo intervento solo se la caldaia centrale è mediamente nuova e funzionante. Un altro aspetto da non sottovalutare sarà la presenza di una canna fumaria, o meglio capire se sarà possibile dotare il proprio appartamento di una sistema di emissioneemissione
    Qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera a seguito di processi naturali o antropogenici, che produce direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
    dei fumi di scaricoscarico
    Qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114 (rilasci da diga).
    autonomo
    . A tal proposito sarà utile consultare il regolamento del condominio e accertarsi che questo tipo di intervento non rientri tra quelli proibiti.

    Le ragioni saranno infatti connesse all’obbligo di tutelare gli interessi e la sicurezza degli altri inquilini, ma anche il decoro e l’aspetto puramente estetico del condominio. Qualche altra limitazione potrebbe emergere in seguito alla consultazione del regolamento edilizio comunale, che potrebbe ad esempio imporre delle procedure particolari per questi tipi di lavori, o addirittura proibirli del tutto.

    Solo una volta verificati tutti questi aspetti sarà possibile inviare una comunicazione all’amministratore del condominio. Ricordiamo che dal 18 giugno 2013 è possibile ottenere il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato senza attendere il benestare dell’assemblea di condominio, riducendo di molto le tempistiche.

    Quali costi bisogna considerare?

    Per distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato bisognerà quindi sostenere diversi costi. Si parte con l’acquisto della caldaia, a cui seguiranno tutti gli altri interventi per la sua installazione e messa in opera, come ad esempio: i costi per l’installazione, l’allaccio, l’adeguamento delle tubazioni e infine quelli per la realizzazione della canna fumaria necessaria per l’emissione dei fumi di scarico, che potrebbe rappresentare la fonte di spesa più elevata.

    Infine, una volta realizzato il proprio impianto di riscaldamento autonomo, bisognerà sostenereanche delle spese periodiche per i vari interventi di manutenzione dell’impianto.  Si tratta dunque di un lungo elenco che bisogna valutare con estrema attenzione prima di intraprendere interventi del genere.

    Ricordiamo infine che in termini di risparmio energeticorisparmio energetico
    Con questo termine si intendono tutte le iniziative intraprese per ridurre i consumi di energia, sia in termini di energia primaria sia in termini di energia elettrica, adottando stili di vita e modelli di consumo improntati ad un utilizzo più responsabile delle risorse.
    , il D.P.R. n 59/09, stabilisce nell’art. 4, comma 9 che tutti gli edifici esistenti composti da più di quattro unità abitative, e in ogni caso per potenze nominali del generatoregeneratore
    Dispositivo che traforma l’energia meccanica in energia elettrica.
    di calore dell’impianto centralizzato maggiore o uguale a 100 kWkW
    Unità di misura della potenza equivalente a 1.000 Watt.
    , è preferibile il mantenimento di impianti centralizzati laddove esistenti.

     

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