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Sicurezza energetica

Come disporre di energia stabilmente a prezzi ragionevoli

    La sicurezza energetica è comunemente definita come la disponibilità di approvvigionamenti energetici stabili e a prezzi ragionevoli. La possibilità di disporre di energia per le attività produttive è un fattore che influenza lo sviluppo delle società umane da millenni, ma che ha assunto particolare rilevanza a partire dal secolo scorso.

    La diffusione dei motori a combustione interna e la sempre più ampia elettrificazione delle attività produttive hanno infatti notevolmente accresciuto il fabbisogno energetico complessivo delle società industriali. In questo contesto, le fonti fossili hanno rappresentato l’elemento chiave per soddisfare la domanda energetica, col diffondersi dei consumi di petrolio e gas naturale, accanto al più tradizionale carbone.

    Questa tendenza si è accompagnata a un dato geografico: nessuna delle società industrializzate dispone sul proprio territorio di riserve fossili tali da soddisfare il fabbisogno interno, o di soddisfarlo a prezzi competitivi. Data la disponibilità di enormi riserve di fonti fossili in aree strutturalmente sottosviluppate o comunque in grado di alimentare un flusso stabile di esportazioni, nel dopoguerra sono così emersi flussi di materie prime energetiche su scala globale.

    Questi flussi hanno consentito alle economie industrializzate di disporre di uno degli input essenziali della produzione, l’energia, a prezzi competitivi. Nonostante le crisi internazionali, come gli shock petroliferi degli anni Settanta, le materie prime energetiche di importazione hanno continuato a costituire un’opzione economicamente vantaggiosa.\"Sicurezza

    Gli shock petroliferi hanno tuttavia messo in evidenza le potenziali conseguenze negative di una dipendenza da importazioni troppo alta, spingendo verso diverse soluzioni. La prima fu la creazione dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), che aveva tra i suoi scopi quello di coordinare le riserve strategiche di petrolio dei Paesi membri, da utilizzare per contrastare gli effetti di un’interruzione temporanea delle forniture.

    A livello nazionale, le diverse economie industrializzate promossero inoltre estese politiche di aumento dell’efficienza, per ridurre i consumi a parità di input, e di diversificazione delle fonti, attraverso lo sfruttamento delle riserve interne non utilizzate e un più ampio ricorso alla tecnologia nucleare.

    In epoca più recente, la fonti rinnovabili hanno conosciuto un forte sviluppo non solo come strumento di contenimento delle emissioni climalteranti, ma anche come elemento chiave per ridurre la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili.

    L’attuale livello di maturità tecnologica delle fonti rinnovabili non consente tuttavia una loro diffusione tale da eliminare la necessità di ricorrere alle fonti fossili per soddisfare la domanda energetica. Secondo le stime dell’AIE, infatti, nei prossimi decenni le fonti fossili continueranno a rappresentare almeno i due terzi dei consumi della regione dove le rinnovabili stanno avendo maggior successo, l’UE, e saranno quasi interamente importate.

    Continuare a disporre di flussi di importazioni stabili sarà dunque un elemento chiave della sicurezza energetica, oltre che della competitività economica, dei Paesi industrializzati che non dispongono di sufficienti riserve di fonti fossili sul proprio territorio, come l’Europa, il Giappone e, in misura crescente, la Cina.

    L’autarchia energetica, anche chiamata indipendenza energetica, non è dunque un’opzione politica economicamente sostenibile per gran parte dei Paesi industrializzati. Questa scelta non rappresenta tuttavia l’unica soluzione per mantenere un adeguato livello di sicurezza energetica.

    Per i Paesi strutturalmente dipendenti dalle importazioni, l’opzione politica più efficiente è rappresentata dalla diversificazione, su diversi livelli. In primo luogo diversificazione delle fonti: avere un paniere di fonti primarie in cui nessun elemento domina riduce l’impatto delle questioni di sicurezza legate a ciascuna fonte. In quest’ottica, anche la diversificazione delle fonti utilizzate nei diversi usi finali rappresenta un importante elemento di sicurezza.

    La diversificazione riguarda anche le dinamiche di approvvigionamento di ciascuna fonte. Fermo restando che la produzione interna di energia, rinnovabile e non, rappresenta un importante elemento di sicurezza, laddove è economicamente indispensabile ricorrere alle importazioni è necessario assicurarsi che ciascun fornitore non rappresenti una quota delle forniture eccessivamente alta, tale da creare vulnerabilità. Più fornitori in concorrenza tra loro rappresentano dunque un’opzione ottimale in termini di sicurezza, oltre che, nella maggior parte dei casi, anche in termini di costo.

    La diversificazione, infine, riguarda anche le infrastrutture: oleodotti, gasdotti, terminali di scarico, centrali. Ogni singola infrastruttura comporta un’ineliminabile vulnerabilità a incidenti o attacchi: assicurarsi che le infrastrutture siano ridonanti e che, anche in caso di malfunzionamento, esistano sempre delle alternative disponibili rappresenta un aspetto centrale della tutela della sicurezza energetica di ogni Paese importatore.

     

    Si ringrazia per il contributo il Dr. Matteo Verda  – Ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), Milano

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