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SOS Fotovoltaico. Il Governo metta prima un tetto alla spesa annua, poi ai MW

  • Autore: Angelo Spena

Ma quanto ci vuole per calcolare il costo degli incentivi?

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Basta moltiplicare la potenzapotenza
Grandezza data dal rapporto tra il lavoro (sviluppato o assorbito) e il tempo impiegato a compierlo. Indica la rapidità con cui una forza compie lavoro. Nel Sistema Internazionale si misura in watt (W).
installata per le ore annue di funzionamento (pdf) e per l’incentivo. Cioè: ogni MW per circa 1200 ore (1230 ore è il dato medio della Autorità; i fotovoltaici quando fanno i business plan sostengono sia di più, ma tirano l’acqua al loro mulino davanti alle banche) e per 350-400 €/MWh (occorre infatti considerare che i valori tabellari della tariffa incentivante sono un minimo, incrementabile con premi fin del 30% per integrazione architettonica, ecc ecc.). Oggi, fanno da 420 a 480 milioni all’anno per ogni 1000 MW in esercizio. Se avremo 8 GW, fanno da 3,4 a 3,8 miliardi l’anno. Con 20 GW, da 8,4 a quasi 10 miliardi l’anno: al 2021, da 84 a 96 miliardi cumulati; al 2031, da 170 a 190 miliardi cumulati.

Purtroppo sui numeri si fa facilmente confusione, è palese su tutti i media. Allora il Governo, per non far torto a nessuno, eviti il balletto delle cifre e tenga duro sul tetto alla spesa annua. Vi spiego perché.

Futuri incrementi annui di potenza installata, tetto annuo alla spesa per incentivi, ratei di discesa degli incentivi, sono tre variabili mutuamente dipendenti: non possono cioè essere fissate indipendentemente l’una dall’altra perché solo poche combinazioni di valori sono possibili.

Facciamo qualche conto. Supponiamo di fissare a 6 miliardi di €/anno la spesa cumulata sostenibile per i sussidi al fotovoltaico, e di pianificare riduzioni costanti tutti gli anni degli incentivi, dal valore attuale fino a zero, però senza stabilire a priori quando si estingueranno. Supponiamo ancora di partire da un valore iniziale di 3,84 miliardi di €/anno, dato da 8 GW efficienti per 1200 ore/anno a 400 €/MWh: è questo un valore realistico a fine 2011, tuttavia se dovesse slittare a fine 2012 tutto il calcolo trasla di un anno ma il risultato non cambia. Chiamiamo infine, per comodità, longevità il tempo in anni per il quale l’assistenza mediante sussidi si mantiene in vita nel quadro normativo, tempo cioè oltre il quale ogni nuova installazione dovrà essere competitiva senza sussidi.

Se si pone un cap alla potenza massima incrementale da installare ogni anno a 2 GW, accadrà che i 6 miliardi di € saranno raggiunti in 3 anni se il decremento annuo degli incentivi sarà stato di 5 punti percentuali/anno (punti percentuali assoluti, quindi sussidi medi da 350 €/MWh il primo anno, da 300 il secondo e così via); oppure in 4 anni se la riduzione annua sarà stata di 7 punti percentuali/anno (cioè sussidi medi da 330 €/MWh il primo anno, da 260 il secondo ecc); con riduzioni troppo forti però la longevità dell’assistenza si interrompe comunque, perché l’incentivo sarà sceso a zero prima che si siano cumulati i 6 miliardi di €/anno.

Se invece dimezzassimo il cap annuo a 1 GW, otterremmo la massima longevità (7 anni) in corrispondenza di una riduzione di 5 punti percentuali/anno, ma non raggiungeremmo il plafond, fermandoci a circa 5,5 miliardi di €. Abbassando la riduzione a 3 punti percentuali raggiungeremmo il plafond, ma un anno prima (in 6 anni).

La figura seguente riassume alcune possibili combinazioni.

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Di fatto, c’è conflitto tra due aspetti in questa ricerca di ottimo: se si vuole favorire la longevità (il fatto cioè che gli incentivi a nuovi impianti scompaiano dall’orizzonte normativo il più tardi possibile) occorre limitare la potenza incrementale annua. Se invece si vuole mantenere la attuale alta capacità installativa del comparto, occorre ridurre velocemente gli incentivi.

La condizione di ottimo, nelle date ipotesi, si trova intorno a 1,3 GW di potenza incrementale annua combinata con riduzioni annue degli incentivi di 5 punti percentuali, che porta (curva arancio in figura) a estendere la longevità a un massimo di 7 anni.

Un ottimo di secondo tentativo si potrebbe perseguire abbandonando l’ipotesi di decrementi costanti degli incentivi, per passare a un transitorio di estinzione di tipo esponenziale, con riduzioni dapprima molto più forti e poi sempre più piccole dell’incentivo, procedimento peraltro vischioso e rischioso per la collettività in quanto offre pericolosamente sponda a speculazioni di ogni tipo, per il semplice fatto che un siffatto transitorio … non è transitorio, in quanto … non finisce mai! A meno che non ci sia ovviamente il retropensiero che intanto si evita il peggio con questo Governo, che almeno ha avuto il merito di affrontare il problema, sperando, chissà, che tra due-tre anni ce ne sia uno più lassista.

In conclusione (e sarebbe agevole dimostrare che anche cambiando, nei limiti del realismo, le ipotesi iniziali, la sostanza del risultato non cambia) una cosa è comunque certa: al più nel giro di 6-7 anni, o il fotovoltaico si regge per intero sulle proprie gambe, o non ha futuro. Occorre riflettere sulla estensione di questo arco temporale quando si propone di realizzare una industria italiana (pdf) verticalizzata nel settore, perché al più tra 6-7 anni sapremo se abbiamo dato un futuro a giovani e a lavoratori, o se il capitale li ha ingannati portandosi via uno stock finito di sussidi e di illusioni.

di Angelo Spena, 14 aprile 2011

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