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Sostenibilità e sviluppo sostenibile

Cenni storici ed attuali sullo scenario della sostenibilità

    Il termine sostenibilità fa riferimento al verbo latino “sustinere”, “sostenere qualcosa” cioè “mantenere” nel tempo una certa condizione, evitando che nel suo evolversi, perda o consumi le sue intrinseche caratteristiche e specificità.

    Non è semplice dare una definizione puntuale della sostenibilità in senso lato, motivo per cui si fa solitamente riferimento ad un processo o ad uno sviluppo sostenibile, come nel Rapporto Our Common Future (esposto nel 1987 dalla Commissione Brundtland) dove: un processo è sostenibile se “…assicura il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di rispondere ai propri bisogni…”.

    La sostenibilità risulta quindi profondamente legata ad un concetto più ampio di “ambiente” che, dal latino “ambiens”, fa riferimento all’andare attorno: una materia fluida che costituisce un unicum con le persone che lo popolano, con la loro storia, cultura e necessità di vita.

     

    Breve storia

    La sostenibilità è un concetto purtroppo molto giovane: solo tra gli anni Sessanta e Settanta del XX Secolo si inizia a prendere coscienza che l’utilizzo sfrenato delle risorse naturali può provocare conseguenze irreversibili all’ecosistema.

    Nel 1972 a Stoccolma, le Nazioni Unite con la “Conferenza sull’Ambiente Umano” mettono in luce per la prima volta l’importanza di valutare aspetti come l’inquinamento, il consumismo e l’incremento demografico dei paesi industrializzati, messi in correlazione con la povertà e le difficili condizioni dei paesi in via di sviluppo. La cooperazione internazionale ha inaugurato così l’era delle strategie per lo sviluppo ambientale.

    Qualche anno più tardi, la World Commission on Environment and Development delle Nazioni Unite, presieduta dal Primo Ministro norvegese G.H. Brundtland, portò all’attenzione del mondo la grave crisi dell’ecosistema globale e l’apparente insanabilità del conflitto tra sviluppo e ambiente. Nel 1987 la Commissione Brundtland propose un nuovo approccio per le future politiche di sviluppo globale affinchè siano all’insegna della sostenibilità. Continuare a produrre e a trasformare prodotti senza curarsi di scarti e rifiuti, atto conclusivo dei cicli di lavorazione, sarebbe estremamente irresponsabile e nocivo.  Per essere sostenibili, è necessario lavorare perché siano minimi scarti, consumi inutili e impatti sul territorio.

     

    La sostenibilità in Italia

    Il concetto di sviluppo sostenibile in Italia è delineato proprio sulla base della definizione di sostenibilità data dalla Commissione Brundtland. Infatti, alla luce del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in materia “ambientale“ con le modifiche apportate dal D.lgs 16 gennaio 2008, n. 4 lo sviluppo sostenibile è così definito:

    “Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire all’uomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.

    Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.

    Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell’ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell’ambiente anche futuro.

    La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.”

     

    Sostenibilità: un mix equilibrato di diversi aspetti

    Per mettere in pratica ciò che la legge italiana prevede, bisogna adottare una nuova prospettiva. Migliorare concretamente l’ambiente e la società è possibile, se li si considera come un insieme dinamico, un continuo entrare in relazione di diversi fattori vivi, umani come economia, cultura, istituzioni e territorio. Per questo lo sviluppo sostenibile si compone di

    Lo Sviluppo Sostenibile: un mix di più fattori. Al via il Progetto Eureka!

    Sostenibilità ambientale – lo sforzo costante della società nello svilupparsi mantenendo qualità e riproducibilità delle risorse naturali.

    Sostenibilità economica – la capacità di generare reddito e lavoro attraverso lo sviluppo del Sistema Paese, per il sostentamento della persone che lo compongono.

    Sostenibilità socio-istituzionale  l’attenzione specifica all’equa distribuzione per classi e genere, del benessere umano (sicurezza, salute, cultura) e al garantire condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione.

    Eureka! tiene conto della lunga storia dello sviluppo sostenibile e, nel definire i propri parametri operativi, ha esaminato diversi Indici di Sostenibilità.

    Quali indici per uno Sviluppo Sostenibile?

    Eureka! è un progetto sviluppato per definire il concetto di sostenibilità, specificamente per il settore delle fonti di generazione elettrica. In realtà, gli indici che trattano il concetto più in generale di sviluppo sostenibile, sono diversi e hanno coinvolto molte istituzioni internazionali e centri di ricerca.

    Il concetto di sviluppo sostenibile infatti, ha bisogno di essere misurato in maniera obiettiva e, di conseguenza, di avvalersi di diversi indicatori. La ricerca di questi ultimi è sempre stata un’operazione complessa perchè complesso è misurare in maniera scientifica dimensioni qualitative, così differenti da quelle puramente economiche quantificabili, ad esempio, con il prodotto interno lordo (PIL). 

    Il PIL è un’ottima unità di misura per giudicare lo stato di salute del mercato economico, ma non è stato concepito per misurare con accuratezza il progresso economico e sociale a lungo termine, gli aspetti etici, nomativi e soggettivi, e le questioni ambientali. Per questo motivo, già nel 2007 la Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa Beyond GDP, con lo scopo di creare nuove misure e indici di sostenibilità alternativi al PIL. Dal 2009 il dibattito è aperto, ma le linee guida sono state chiarite nel documento Non solo PIL – misurare il progresso in un mondo in cambiamento.

    Fra i principali indicatori, il Progetto Eureka! ha selezionato, tra gli altri, degli indicatori sintetici che potrebbero non trattare approfonditamente alcune dimensioni della sostenibilità.

    "Non solo il sole è nuovo ogni giorno, ma è sempre nuovo di continuo." (Eraclito)

    Indicatori Sintetici di Progresso

    • Genuine Progress Indicator (GPI) – per l’effettivo sviluppo economico, tenendo inoltre in considerazione i fattori ambientali e l’inquinamento creato o annullato dall’attività di impresa
    • Adjusted Net Savings – misura la variazione netta nel valore del capitale di un Paese, tenendo conto, a differenza del Pil, anche delle spese per l’educazione (investimenti nel capitale umano), dei costi delle risorse naturali depauperate e dell’inquinamento
    • Benessere Equo e sostenibile (BES): tiene in considerazione 12 dimensioni del benessere rilevanti per lo sviluppo di un paese, che spaziano dalla salute pubblica all’istruzione, dall’ambiente alla qualità dei servizi
    • Gini coefficient – valuta la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza o delle risorse
    • Ecological Footprint – quantifica il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle
    • World Happiness – studiato dal Sustainable Development Solutions Network (ONU), analizza anche valori e caratteristiche solitamente non presi in considerazione dagli indici di sostenibilità, tra cui la generosità e la libertà di scelta
    • Energy Sustainability Index – stimato dal World Energy Council (WEC), classifica le sostenibilità delle politiche energetiche di 94 stati, anche in base a World Energy Trilemma (sicurezza energetica, equità energetica e mitigazione degli impatti ambientali)
    • Environmental Sustainability Index (EPI) – un bilancio annuale delle attività concrete degli Stati per raggiungere determinati obbiettivi ambientali, dall’attenzione all’acqua alla riduzione delle emissioni di CO2 procapite
    • Environmental Performance Index (ESI) – indice di sostenibilità ambientale, per valutare le prestazioni ambientali di un paese

     

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