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TEKNECO: EFFICIENZA ENERGETICA, UNA LEVA PER IL MADE IN ITALY

    di Andrea Ballocchi

    «Gli italiani sono buoni consumatori di energiaenergia
    Fisicamente parlando, l’energia è definita come la capacità di un corpo di compiere lavoro e le forme in cui essa può presentarsi sono molteplici a livello macroscopico o a livello atomico. L’unità di misura derivata del Sistema Internazionale è il joule (simbolo J)
    , ma non buoni produttori». Ad affermarlo è Niccolò Aste, docente universitario del Politecnico di Milano – Dipartimento di Scienza e tecnologia dell’Ambiente costruito (Best). Occasione del suo intervento è stata la conferenza di presentazione di Klimaenergy 2013, dove ha presentato lo stato dell’arte del settore energetico e delle rinnovabili, in particolare in Italia. Uno stato di forte dipendenza energeticadipendenza energetica
    Rapporto tra la quantità di energia primaria importata e la quantità di energia primaria consumata . È un parametro legato alle risorse energetiche di cui dispone un Paese.
    (85%) dall’estero e basato «su un sistema fortemente centralizzato sul gas e sull’elettricità», ha ribadito Aste. È proprio la dipendenza dalle fonti fossili il fattore più evidente, con le rinnovabili che coprono una quota ancora poco incisiva sul totale. Come e dove intervenire? Magari su settori decisamente energivori, primo tra tutti quello edile.

    La direttiva europea 2010/31/UE, recepita di recente dal Governo, che prevede che i nuovi edifici dovranno essere entro il 2020 a consumo energetico quasi zero, che scenario apre, per l’Italia? «Innanzitutto, la direttiva europea, in prima bozza, prevedeva edifici a consumo zero; poi sono subentrati fattori che hanno cambiato questo intento. Il rischio insito è l’interpretazione “all’italiana” del quasi. In ogni caso, già oggi ci sono edifici di questo tipo. Ciò che occorre è un modo diverso di costruire, con sistemi di controllo e impiantistici che lavorino a regime. Tuttavia, il problema non riguarda tanto le nuove costruzioni quanto il parco edilizio già esistente, obsoleto, il cui tasso di rinnovo è molto lento. Per questo sono importanti le misure per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica, in grado di migliorarne significativamente l’efficienza».

    Come giudica, nel complesso, la politica di incentivazione mediante detrazioni fiscali per gli interventi di efficienza energeticaefficienza energetica
    Con questi termini si intendono i miglioramenti che si possono apportare alla tecnologia per produrre gli stessi beni e servizi utilizzando meno energia, con conseguente riduzione dell’ impatto ambientale e dei costi associati.
    ?
    «Di benefici ne hanno certamente apportati. Quello che dispiace è pensare al potenziale e constatare il risultato ottenuto. Più precisamente, gli incentivi sono sì stati concessi, ma con un quadro normativo molto fluido e altalenante. Il problema è che la pianificazione di un intervento richiede anche due anni dalla realizzazione del progetto alla sua attuazione. In sei mesi si fa fatica a coordinare tutto questo: occorrerebbe quindi una programmazione più lineare e meno frenetica. È quanto è accaduto nel comparto del fotovoltaico, con le misure “altalenanti” dei conti energia: a pesare sul comparto non è stata tanto la diminuzione dei finanziamenti ma la loro riduzione “a scatti”, con brevi preavvisi. Occorrerebbe, quindi, una programmaticità diversa, una politica più a lungo respiro, non maggiori investimenti. Perché l’investimento, la detrazione fiscale in riqualificazione energetica, attraverso l’impiego di soluzioni come i cappotti, i serramenti, gli impianti di distribuzionedistribuzione
    Attività di trasporto (di elettricità o di gas) agli utilizzatori finali attraverso le reti di distribuzione.
    , sono tutte soluzioni che si realizzano in Italia; l’energia, invece, l’acquistiamo dall’estero. Allora l’incentivazione può avere la funzione di muovere la spesa da un mercato a un altro, acquistando non più energia, bensì più prodotti in grado di usarne di meno.

    Fonte: Tekneco.it

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