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VINO & CLIMA

    Il riscaldamento globale altera la gradazione e danneggia il bouquet

    No, il vino no, esclamerebbero i cultori e gli enologi. Eppure il rischio che questa bevanda possa perdere gusto e colore c’è. Ed è colpa del riscaldamento globale.
    L’allarme è stato lanciato nel corso del III Congresso Mondiale su Cambiamenti Climatici e Vino.

    Alcuni vini rossi potrebbero perdere acidità, aumentare di gradazione e cambiare colore. Per i vini bianchi accadrebbe invece il contrario: più acidità e meno alcol. La conseguenza è la perdita di sentori e gusto. Un danno irreparabile al bouquet.

    Il riscaldamento del clima coinvolge anche i vitigni. A salvarsi saranno, secondo gli enologi, solo le uve autoctone, capaci di adeguarsi ai cambiamenti di temperatura.

    “Il fenomeno è iniziato a metà degli anni ’90 – spiega Roberto Zironi, docente di enologia dell’Università di Udine – già oggi vini che prima avevano 11-12° raggiungono tranquillamente i 14-15. Le temperature più alte agiscono in due modi: si alza il grado zuccherino dell’acino, e quindi cresce il tenore di alcol, e diminuisce l’acidità, il che fa perdere alcuni profumi. Ormai ci sono vitigni che si sono spostati di centinaia di chilometri verso nord”.

    Il problema coinvolge anche i vini australiani e californiani: “Il fenomeno è globale – dice Zironi – al punto che lo champagne si inizia a coltivare nel sud dell’ Inghilterra. Qui da noi succederà lo stesso, con i vini del nord che assomigliano sempre di più a quelli del sud. Una soluzione che si sta già tentando è fuggire ‘in alto’, con vigneti a sempre maggiore altitudine, ma se il fenomeno continua sarà difficile contrastarlo”.

    Ci sono comunque dei vitigni che resistono meglio di altri: “Si stanno facendo delle prove, e ad esempio il Refosco dal peduncolo rosso ha mostrato una buona resistenza persino in Sicilia – dice Enrico Peterlunger, esperto di viticoltura dell’ateneo friulano – e anche per i rossi come Merlot e Cabernet non ci dovrebbero essere problemi. Le difficoltà maggiori saranno più per i bianchi aromaticiaromatici
    Idrocarburi la cui molecola è costituita da almeno un anello benzenico. Essi sono contenuti nei prodotti petroliferi (soprattutto gasolio e olio combustibile) ed anche nel carbone. Generati dalla combustione incompleta di combustibili solidi ed oli pesanti, gli aromatici sono tra i composti organici più pericolosi per la salute a causa della loro attività cancerogena.
    , anche se si stanno studiando alcune tecniche, come la diminuzione dell’esposizione al sole dei grappoli, che sembrano in grado di mitigare gli effetti e preservare il patrimonio aromatico”.

    La temperatura globale aumenta mediamente di 0,08°C l’anno. Nei prossimi novant’anni le temperature terrestri potrebbero crescere da un minimo di 2°C ad un massimo di 4°C.â?¨

    Altrettanto allarmante è il dato dell’irradiazione solare UV: si è passati da 25,5 microjoule nel 1995 a 30,5 microjoule nel 2006. Il vigneto può resistere alle alte temperature, ma l’uva non resiste ad alte esposizioni di raggi UV.

    Gli effetti sulla vitivinicoltura, si legge su terredelvino.it, sono questi:

    1. Il grado zuccherino delle uve aumenta di circa 2-4° Brix.
    2. Diminuisce l’acidità di circa 1-2,5 g/litro (in equivalenti di acido tartarico).
    3. Con l’innalzamento della temperatura media le vendemmie sono anticipate, ogni 2°C si vendemmia 20-30 giorni prima con un incremento dello squilibrio tra la maturazione tecnologica e quella fenolica con particolari ripercussioni negative sull’astringenza dei tannini di bucce e semi.
    4. Aumenta il rischio di attacchi precoci di peronospora e di oidio.
    5. Temperature molto elevate provocano una diminuzione di azotoazoto
      Elemento chimico costituente il 78% dell’aria in volume. L’uso commerciale più diffuso dell’azoto è nella produzione di ammoniaca, sostanza costituente dei fertilizzanti. L’azoto liquido è impiegato anche come refrigerante per il trasporto di alimenti.
      nelle uve che non aiuta i lieviti nella loro funzione con brusche interruzioni delle fermentazioni.
    6. L’ incremento dell’uso dell’irrigazione.â?¨In questo senso le aree italiane più a rischio sono quelle (di pianura) vocate alla spumantistica (gli spumanti nascono in ambito climatico oceanico per valorizzare uve poco mature, poco alcoliche e molto acide).

    In Italia i vitigni a rischio sono chardonnay, pinot nero, riesling italico, moscato di Canelli, prosecco, lambrusco.

    Secondo gli esperti ecco le cose da fare per salvare la qualità del vino:

    • Le aziende vitivinicole devono impegnarsi a ridurre le emissioni CO2CO2
    Gas inodore, incolore e non infiammabile, la cui molecola è formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È uno dei gas più abbondanti nell’atmosfera, fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali (fotosintesi e respirazione).


    • Attenzione al consumo delle risorse idriche e creazione di invasi per i periodi di siccità
    • Pratiche colturali sostenibili.
    • Fondi per la ricerca sul miglioramento genetico dei vitigni.
    • Investimenti in cantina per un miglior controllo delle vinificazioni e dei processi anti ossidativi.

    Fonte: Terna

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