La pioggia artificiale potrebbe essere la soluzione alla siccità: il progetto

La pioggia artificiale: il progetto in atto in Messico contro la siccità. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e cosa dice la scienza

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Pioggia battente (Canva) – OrizzontEnergia.it

Il caldo estremo è ormai un dato di fatto, non un fenomeno accessorio o passeggero e nel corso degli ultimi mesi abbiamo avuto modo di sperimentarlo molto bene. La siccità si espande e le piogge sono sempre minori o intense e massicce creando dei danni. Proprio per cercare di arginare questo fenomeno in Messico si sta lavorando sulla pioggia artificiale.

A parlarne è il Guardian che spiega che il governo messicano ha lanciato l’ultima fase di un ampio progetto messo in piedi da tempo e partito nel 2020 che prevede, al momento, l’inseminazione delle nuvole, ovvero il cloud seeding. Un meccanismo che serve a “indurre” la pioggia. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste e come potrebbe cambiare le cose.

La pioggia artificiale, che cos’è: funziona davvero?

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Pioggia (Canva) – OrizzontEnergia.it

La pioggia artificiale per il Messico non è nuova. Un processo che era stato già sperimentato nel 2020 per dare una mano all’agricoltura e alle aree rurali in forte crisi per la siccità, riempendo anche le falde acquifere. Come ha spiegato il Ministero dell’agricoltura, la mossa ha avuto un’efficacia del 98% andando ad influire positivamente nel contrasto agli incendi boschivi.

Ma in cosa consiste? Bagnare le nuvole con alcuni getti di ioduro d’argento o di ghiaccio secco che non è altro che anidride carbonica allo stato solido attraverso degli appositi aerei o cannoni da terra. Una tecnologia che però non convince tutti nel campo della scienza. “Non ci sono prove che il cloud seeding inneschi un aumento delle precipitazioni in una data zona”, le parole di Fernando García García e Guillermo Montero Martínez, esperti in fisica delle nuvole.

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Gocce di pioggia sul vetro (Canva) – OrizzontEnergia.it

Esperimenti del genere non sono stati condotti solo in Messico. Anche in Italia, negli anni Sessanta, nella Pianura Padana e poi in Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata si è cercato di indurre la pioggia, senza contare Cina, Stati Uniti, Francia e Spagna. In tutti questi ambiti non ci sono stati dei risultati statisticamente significativi, ma solo dei trend positivi e per ora si considera che questa tecnologia abbia in fin dei conti un impatto molto limitato sulle precipitazioni. È impossibile, al momento, dire con precisione, se quella pioggia è esito del processo indotto dall’anidride carbonica solida oppure dal processo naturale.