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Cannucce di bambù o carta, anche loro inquinano: come fare

Per anni si ha combattuto contro l’utilizzo delle cannucce in plastica, un’arma d’inquinamento per l’ambiente totalmente evitabile, eppure oggi riceviamo la notizia della poca ecosostenibilità che ruota intorno alle versioni di bambù o di carta. Come poter risolvere il problema?

Le cannucce di carta o bambù inquinano (Orizzontenergia.it)

La notizia sta sconvolgendo gli ambientalisti e tutti coloro che avevano detto addio alle cannucce di plastica, passando in via definitiva a quelle di carta o bambù, pensando di compiere un gesto in favore dell’ambiente. In realtà, pare che anche queste ultime inquinino a loro modo. Dunque, come risolvere il problema?

Al giorno d’oggi, dopo anni di lotta contro un utilizzo evitabile della plastica, anche molte attività commerciali hanno scelto di adottare le cannucce (apparentemente) ecosostenibili. A molti sarà certamente capitato di recarsi in un bar, un pub o un fast food e ritrovarsi con la cannuccia di carta. Lo stesso vale per prodotti in vendita nei supermercato, quali i celebri brick dei succhi i frutta o del tè freddo estivo. Sembrava un passo avanti per il benessere del Pianeta, eppure oggi scopriamo che l’apparenza ci ha ingannati finora.

Cannucce di carta e di bambù: tutt’altro che ecosostenibili

Le cannucce di carta o bambù inquinano (Orizzontenergia.it)

Di certo le cannucce di carta o di bambù inquinano meno delle loro antecedenti versioni in plastica, ma al contrario di quanto si sia creduto fino a questo momento, anche loro sono dannose per l’ambiente e persino per gli esseri umani. A lanciare l’allarme è stata l’Università belga di Anversa, la quale ha condotto degli studi confermando la presenza di materiale nocivo all’interno delle cannucce.

I ricercatori hanno effettuato dei test su 39 marche differenti di cannucce “ecosostenibili” acquistabili nei supermercati. L’obiettivo delle analisi era trovare delle sostanze chimiche sintetiche poli e perfluoroalchiliche (PFAS), riscontrate purtroppo nella maggior parte di esse.

Si tratta di sostanze con le quali siamo in contatto ogni giorno: dai vestiti agli utensili da cucina. Esattamente come per la plastica, anche i PFAS hanno tempi di decomposizione molto lunghi, persistendo nell’ambiente per migliaia di anni. Per lo più, sono correlati a tantissimi problemi di salute quali una minor risposta ai vaccini, un basso peso alla nascita, malattie della tiroide, colesterolo alto, problemi al fegato, cancro ai reni e ai testicoli. Il PFAS più comune riscontrato dalle analisi è l’acido perfluoroottanoico (PFOA), vietato a livello globale dal 2020.

Come arginare il problema? Va certamente considerato che la presenza di PFAS all’interno delle cannucce di carta o di bambù non è altissima e, essendo il loro utilizzo non quotidiano, i danni per la salute sono minimi. Resta comunque consigliato evitare di utilizzarle, prediligendo il bere direttamente dal bicchiere o acquistando una versione in metallo riutilizzabile ad oltranza.

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