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Extraprofitti e rinnovabili, perché l’Italia è così arretrata?

Uno studio calcola gli extraguadagni e gli effetti positivi dell’Italia se solo si sfruttassero le energie alternative: perché si resta fermi?

Centrale elettrica biocarburante (Pixabay)

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Net Zero E-conomy 2050 è lo studio analizzato dall’Enel Foundation e dall’Europena House – Ambrosetti, riguardante lo sfruttamento delle fonti alternative del nostro Paese. Se si sfruttassero tutte le risorse energetiche green e alternative, l’Italia generebbe introiti per 328 miliardi di euro, dando lavoro a circa 2 milioni di lavoratori.

In tutto questo, si avrebbe un risparmio di più di 600 miliardi di euro in ambito sanitario e produttivo, tagliando la spesa fossile di 2 miliardi di euro entro il 2050. Dai dati forniti, emerge la dipendenza dell’Italia dal gas e dall’energia estere. Siamo ancora troppo legati all’energia fossile, sia nostrana che estera. Una scelta politica che stiamo pagando con bollette sempre più care.

Energie rinnovabili: Italia lontana dagli obiettivi

Business elettricità (Pixabay)

Purtroppo, l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi prefissati e resta ferma, indietro rispetto agli altri Paesi europei. Dato il forte rallentamento degli ultimi anni, l’Italia non riuscirà a ridurre lo spreco di energie fossili entro il 2030, e non riuscirà a produrre totale energia pulita entro il 2050. Occorrono soluzioni efficaci, ma le scelte politiche sembrano contrastare con questo processo di svolta green.

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La transizione ecologica è rallentata da molteplici fattori: un legame troppo forte con le risorse fossili, la dipendenza dai Paesi esteri, una politica tradizionalista, la mentalità vecchia e, naturalmente, le poche risorse messe a disposizione. La guerra in Ucraina ha stravolto gli scenari, cambiando tutti i progetti previsti per il mercato energetico.

Il risultato, non a caso, sono stati nuovi accordi presi con altri Paesi, riguardo le forniture di energie fossili provenienti da lontano. Accordi con Nazioni dell’Eurasia, dell’Africa o con gli Stati Uniti per la produzione di gas, di carbone o di petrolio, non sono certo la soluzione migliore. Tra l’altro, si parla già di riattivare la produzione interna di giacimenti di metano e di carbone per far fronte alla crisi energetica.

Si sta tornando indietro, al posto di andare avanti. L’Italia non stanzia finanziamenti per le energie pulite, come sta facendo, ad esempio, la Germania, che ha da poco stanziato 200 miliardi di euro da investire entro il 2026 sulle energie rinnovabili. Motori elettrici, impianti di idrogeno, fotovoltaico ed eolico, ma non solo, perché la crisi energetica ha portato a nazionalizzare le fonti energetiche.

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La Germania ha nazionalizzato Uniper, principale fornitore di gas per i tedeschi, e così controlla la società quasi al 100%. Uniper è dunque diventata pubblica e offre maggiore sicurezze per gli approvvigionamenti energetici tedeschi. Sulla stessa linea si sta muovendo la Francia, nazionalizzando la EDF. E l’Italia? Noi siamo fermi, e intanto le bollette rincarano sempre di più.

Andrea Cerasi

Romano, laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, è autore di romanzi e saggi. Appassionato di ambiente e di sostenibilità, amante della natura e degli animali.

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