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Il riso che si pianta ogni 5 anni: fa lavorare meno e guadagnare di più

E’ il sogno di tutti lavorare di meno e guadagnare di più. E’ questo ora è possibile grazie al riso perenne, ma c’è uno svantaggio

Riso (Foto Pixabay – Modifiche Orizzontenergia.it)

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Una delle frasi ripetute tante volte durante le campagne elettorali passate è stata: “lavorare di meno, ma guadagnare di più”. Di solito questa viene applicata e detta soprattutto quando si parla della settimana lavorativa corta.

Un sogno per molte persone che sognano di avere più tempo libero da passare in compagnia della famiglia e degli amici. Ma questa sembre essere un’idea ancora molto lontana, almeno in Italia, dalla sua realizzazione. Ma qualcosa si sta avvicinando. Il riso perenne. Ovvero il cereale più consumato al mondo grazie alle 510 tonnellate consumate.

Riso perenne, una coltivazione rivoluzionaria

Lavoratori di riso

Trattandosi di un alimento estremamente diffuso in tutto, trovare alternative vantaggiose sia dal punto di vista economico, sociale ed ecologico nella produzione è vitale. Addirittura si stanno cercando delle colture in acqua salata, e quindi con un prodotto maggiormente resistente. Oppure il riso perenne che premette di piantarlo una volta ogni cinque anni, rispetto delle due volte ogni anno.

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E proprio su quest’ultimo se ne è parlato sul prestigioso  giornale Nature Sustainability. Questo cereale, chiamato, PR23, è una varietà ibrida che pemette agli agricoltori di lavorare di meno e di guadagnare di più. Il tutto mantenedo un’alta qualità del terreno utilizzando anche meno fertilizzanti possibili. Questo riso è nato addirittura nel 1999 a seguito di una collaborazione tra le cinesi  Yunnan Academy of Agricultural Sciences e l’International Rice Research Institute.

Il lavoro ha portato ad unire due varietà di riso, una asiatica e una africana, per avere un riso che non deve essere più seminato due volte all’anno. Un’operazione, come sottolineato da uno degli autori dell’articolo molto pesante e fatica e spesso svolta da donne e bambini. E il non doverla farle con questa frequenza porta a un risparmio di tempo e denaro.

I vantaggi però non finiscono qui. Infatti il PR23 ha una rese superiore (6,8 tonnellate di raccolte per ettaro contro 6,7). Inoltre la coltivazione nei primi cinque anni è estremamente importante nell’ottica della transizione ecologica per un’agricoltura meno inquinante. I profitti sono risultati superiori dal 17 % fino al 161% rispetto a quello annuale. Anche quando il raccolto è stato colpito da parassiti.

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Non mancano però gli svantaggi da questa coltivazione di riso perenne. Infatti uno dei rischi maggiori è legato al fatto che il terreno, non venendo arato, può portare allo sviluppo di funghi e patogeni. Infatti gli insetti possono rimanere nella stoppia dopo la semina, trasmettendo ai germogli virus. Non si può non sottolineare come anche le erbacce crescono con maggior frequenza e quantità. Per questo motivo bisognerà utilizzare uno o due trattamenti erbicidi in più rispetto alla coltivazione classica. Ma c’è dell’altro perché dopo 5 anni il lavoro è molto più duro visto che le radici del PR23 saranno scese molto in profondità.

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