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Detenuti che coltivano gli ulivi. Tutti i dettagli del progetto

A Gorgona i detenuti coltivano gli ulivi, un progetto di agricoltura sociale davvero importante che mette in relazione uomo e natura.

Detenuto in carcere (Canva) – Orizzontenergia.it

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Nell’arcipelago toscano, esattamente sull’isola di Gorgona, proprio di fronte Livorno e a 35 km dalla costa, è in corso un progetto di agricoltura sociale, dove i detenuti, quasi unici abitanti dell’isola, coltivano gli ulivi. Il programma, chiamato Recto-Verso, sta ottenendo ottimi consensi e l’ideatrice Beatrice Massaza ha ricevuto anche dei premi per l’intuizione avuta.

Dopo una collaborazione con Confagricoltura, Beatrice Massaza ha deciso di iniziare il progetto proprio sulla piccola isola di Gorgona perché si tratta di un posto incontaminato e ricco di biodiversità, dove poter lavorare in pace e nel pieno contatto con la natura. L’atmosfera incantata permette di concentrarsi sulla parte botanica.

Il progetto di agricoltura sociale per i detenuti: il concetto di Recto-Verso

Raccolta delle olive (Canva) – Orizzontenergia.it

Essendo un’isola, Gorgona aiuta a riflettere e a lavorare senza distrazioni, essendo geograficamente isolata da resto dell’Italia. Il programma Recto-Verso è ambizioso e rappresenta la complessità di una società all’interno della quale convivono gli opposti, necessari l’uno all’altro. In questo senso, si aiutano i detenuti a stare a contatto con la natura, liberi, e si aiutano le aziende agricole.

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I detenuti vengono formati attraverso una serie di corsi specifici, come quello della degustazione dell’olio, ai percorsi oleoturistici, dove i detenuti stessi diventeranno guide sull’isola. Avendo molto tempo a disposizione, i detenuti possono imparare tanto e aiutare le piccole aziende agricole sotto forma di personale.

Reintegrazione sociale: il percorso di recupero

Campo di ulivi (Canva) – Orizzontenergia.it

Si investe tanto sulla formazione di nuovo personale e si arricchisce il tempo di ogni detenuto. Una volta scontata la pena, questo è abilitato per poter lavorare nel settore agricolo. È uno scivolo importante per poi trovare lavoro, una volta usciti dal carcere.

Gorgona, in questo caso, si pone come una sorta di premio che permette ai detenuti di stare all’aria aperta tutto il giorno. All’estero, esperienze simili che mettono in contatto detenzione e mondo del lavoro hanno ottenuto risultati incoraggianti. I detenuti si sentono motivati e speranzosi per il futuro, perciò si comportano bene e si impegnano.

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Progetti simili esistono anche in altri carceri in Italia, tutti con risultati molto incoraggianti. Il lavoro riduce il tasso di recidiva dei detenuti dal 73% al 19%. È la strada giusta su cui puntare, perché il lavoro dona dignità alla persona e la aiuta nel suo percorso di recupero e di reintegrazione in società.

Andrea Cerasi

Romano, laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, è autore di romanzi e saggi. Appassionato di ambiente e di sostenibilità, amante della natura e degli animali.

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