Energia solare dallo spazio alla Terra: tutto grazie ad un satellite

Energia solare direttamente dallo spazio, la nuova frontiera che sfrutta i satelliti per ricaricare la Terra: vediamo di cosa si tratta

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La transizione energetica si colloca prepotentemente in tutti i settori con l’obbiettivo di arrivare entro il 2050 alla decarbonizzazione del Pianeta. Tutte le innovazioni tecnologiche sono indirizzate sulla ricerca e sull’implementazione della produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento di tutte le risorse naturali.

Le fonti rinnovabili sono la risposta alle esigenze di net-zero che il riscaldamento globale e il cambiamento climatico impongono per salvaguardare la Terra. Inoltre la situazione geopolitica con il conflitto in Ucraina e l’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche hanno dato un’accelerazione al percorso impostato, spingendo anche sulle ricerche spaziali.

Un satellite per ricaricare la Terra

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La ricerca spaziale non si limita a sondare i meandri dell’universo attraverso i lanci nello spazio di navicelle e shuttle, sonde e astronauti. Una parte degli investimenti sono stati convogliati anche per trovare il modo di raccogliere energia dallo spazio da poter trasmettere alla Terra. L’energia presente nello spazio è praticamente illimitata, ma le distanze rimangono un gradissimo scoglio da superare.

Dalla California arriva lo Space Solar Power Demonstrator, un satellite prototipo, con l’ambizioso obbiettivo di raccolta energetica dallo spazio. Gli scienziati di Pasadena dell’Institute of Technology lo hanno inviato attraverso il lancio di Momentus Vigoride durante la missione Transporte-6 dello scorso 3 gennaio 2023.

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L’importante esperimento potrà fornire ampie prospettive sull’effettiva possibilità di ricaricare la Terra dallo spazio. Le tre strutture che compongono la piattaforma contengono tre tecnologie in grado di veicolare l’energia spaziale sulla Terra. DOLCE, ALBA e MAPLE verranno testate e provate attraverso un quarto componente, costituito da una scatola elettronica interconnessa con il computer di Vigoride, che controllerà le tre strutture spaziali.

Le tecnologie spaziali

DOLCE, una struttura di 1,8 metri quadrati ripiegabile, architettura e dispiegamento del veicolo spaziale modulare su cui installare i pannelli fotovoltaici. Una sorta di centrale elettrica orbitante. ALBA è invece costituita da 32 tipi di celle fotovoltaiche, subordinate ai test spaziali di efficacia nelle particolari condizioni che si registrano nello spazio. Infine MAPLE che è costituita da una serie di trasmettitori di potenza a microonde, pensati per condensare la potenza sui ricevitori terrestri.

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La strada è ancora molto lunga. I test saranno effettuati nell’arco temporale di sei mesi in modo di acquisire le informazioni e i dati a supporto delle tecnologie sperimentate. Il tutto subordinato all’effettiva fattibilità della trasmissione di potenza wireless nello spazio. In attesa del feedback delle prestazioni è comunque da sottolineare l’importante passo in avanti compiuto con la creazione e l’invio di questo prototipo avveniristico, primo nel suo genere.