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Giardinaggio

Questo giardino sta per essere cancellato, ma possiamo salvarlo subito

Un giardino è in forte pericolo nel nostro Paese: di quale zona si tratta e quali sono le minacce che vi incombono. Il focus

Il Giardino La Pellegrina (orizzontenergia.it)

Molte aree verdi nel mondo sono in pericolo per via del cambiamento climatico e di una crisi energetica senza precedenti. Gli esempi sono tanti sul pianeta e oggi un grido di allarme, quasi controcorrente, arriva dal nostro Paese. L’appello da parte di un’associazione arriva per salvare un’area verde molto bella e particolare che si trova a cavallo di Umbria e Lazio.Si tratta di uno dei tanti giardini che ci sono in Italia, custode delle aree più belle e rinomate nel mondo. 

Parliamo del giardino La Pellegrina, che come descrive “Amici della terra” in una lettera, si trova in una situazione di vero e proprio allarme, circondato e accerchiato da una serie di minacce che in nome della crisi energetica e climatica non fanno altro che favorire la speculazione. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La Pellegrina: un gioiello tra Lazio e Umbria

La mappa della situazione attuale attorno a La Pellegrina (orizzontenergia.it)

Il giardino La pellegrina si trova a cavallo tra due regioni, Lazio e Umbria, e tra le province di Viterbo e Terni, nei Comuni di Bagnoregio, Bolsena, Lubriano, Celleno, Montefiascone, Viterbo, Orvieto, Castel Giorgio e Porano in Umbria. Un progetto paesaggistico e di verde che è nato grazie alla famiglia Graham che ha scelto di vivere nelle campagne del Bel Paese e ha realizzato uno spazio verde magnifico grazie al progetto del paesaggista Stuart Barfoot. Cinque i giardini tematici con oltre 500 specie di piante al loro interno quelli che sono stati realizzati che ha permesso di inserire l’area nel network Grandi giardini italiani all’interno del quale rientrano anche rinomati giardini come villa D’Este e villa Adriana.

“Il giardino è destinato a essere visitato da professionisti e appassionati da tutta Europa” spiega l’associazione “Amici della terra” nella lettera indirizzate alle Regioni, Province e Comuni coinvolti, lanciando l’allarme sulla “serie di progetti per impianti eolici e fotovoltaici” che vi stanno nascendo intorno e che “rischiano di cancellarlo dal territorio”. Per l’associazione è un vero allarme, una situazione sulla quale occorre intervenire quanto prima per evitare che un gioiello di grande portata come La pellegrina possa essere affossato da una politica che favorisce in modo sconsiderato e scellerato alcuni progetti facendo decadere un cuore verde come questo.

Quali sono le minacce per il giardino

Sono tre i progetti di impianti eolici e fotovoltaici che stanno nascendo intorno alla zona del giardino. Il parco eolico Phobos, a nord, quello di Bagnoregio, a est e sud del giardino e quello agrivoltaico Deimos che “abbraccia” tre lati della zona verde. L’associazione ricorda come siano stati già presentati dei ricorsi su alcuni di questi progetti oltre che un sit-in di protesta organizzato la scorsa primavera. “Oggi siamo oltre il pericolo – scrive l’associazione mostrando una seria preoccupazione per l’area -. Siamo avvolti da paura e da terrore grazie ad assurde normative che, in nome della crisi energetica e climatica, non fanno altro che favorire la speculazione da parte di grandi gruppi imprenditoriali attraverso una colonizzazione selvaggia del Bel Paese, senza risolvere i problemi ambientali e, probabilmente, aggravandoli”. La soluzione per salvare il giardino La Pellegrina? Fermare questi progetti, tutti e tre che incombono sulla zona, secondo “Amici della Terra” che si appellano alle istituzioni locali per poter lavorare insieme e trovare quanto prima una via d’uscita.

Francesca Bloise

Giornalista professionista, laureata in Giornalismo e cultura editoriale presso l'Università di Parma, ho coltivato la passione per la scrittura e l'informazione fin dal liceo ed oggi ne ho fatto il mio lavoro. Seguo ormai da tempo i temi legati all'ambiente e alla sostenibilità, in cerca di curiosità sul green e le energie rinnovabili perchè credo che un'informazione inclusiva non possa lascere indietro tutto questo.

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