Idrogel rivoluzionario: l’efficienza dei pannelli fotovoltaici non sarà mai più la stessa

Un gel sottile, un po’ d’acqua e i pannelli respirano: addio macchie calde, più energia, meno rischi. Una soluzione semplice che ribalta un problema invisibile.

Chi ha un impianto sul tetto lo sa: basta un’ombra di antenna, una foglia, un camino per ridurre la resa. Non serve un guasto, basta un dettaglio. È qui che nascono gli hot spot, quelle zone troppo calde che si accendono quando la luce arriva in modo irregolare.

Idrogel rivoluzionario: l'efficienza dei pannelli fotovoltaici non sarà mai più la stessa
Idrogel rivoluzionario: l’efficienza dei pannelli fotovoltaici non sarà mai più la stessa

Una cella fa da collo di bottiglia, si scalda, trascina giù l’intero modulo. La produzione energetica cala, il materiale invecchia in fretta, il rischio di danni aumenta. Sui sistemi in facciata, i BIPV, il problema è ancora più frequente: ombre mobili, orientamenti diversi, superfici che scaldano a scacchiera.

Per anni si è cercato di correggere a valle. Ottimizzatori, diodi, microinverter. Funzionano, ma costano, richiedono cablaggi, non sempre risolvono il calore localizzato. La verità è che serviva un’idea semplice, applicabile anche agli impianti già in esercizio, senza toccare i circuiti. Qualcosa che agisse proprio dove nasce il problema: sulla temperatura.

Una risposta è arrivata dalla Hong Kong Polytechnic University. Il team guidato da ricercatori esperti in energia degli edifici ha sviluppato un rivestimento in idrogel capace di “spegnere” gli hot spot e di far respirare i moduli. Nei test, il gel ha abbassato le temperature locali fino a 16°C e ha spinto la potenza istantanea fino al 13%. Su base annuale, con Hong Kong e Singapore come casi studio, l’aumento stimato è del 6,5% e del 7,0%. Con tempi di ammortamento di 4,5 e 3,2 anni. Su scala globale, la tecnologia potrebbe compensare circa il 50% delle perdite da hot spot nei sistemi BIPV. Numeri solidi, che cambiano i conti.

Come funziona questo hydrogel

Il rivestimento è un gel a base di poliacrilammide, stabilizzato con idrossietilcellulosa per evitare ritiro e crepe. In superficie, un tessuto sottile con motivo “a foglia” fa da rete capillare: porta l’acqua verso le aree più calde, dove evapora e raffredda in modo mirato. È raffreddamento evaporativo, ma localizzato. Si stende come una pellicola, non richiede modifiche elettriche, si integra con i moduli esistenti. Il risultato? Meno picchi termici, più efficienza, meno stress dei materiali e un rischio d’incendio drasticamente ridotto.

Ho visto termografie in cui una macchia bianca brucia in mezzo al blu del pannello. un hot spot. Con il gel, quella macchia si spegne, il colore torna uniforme. È un’immagine semplice, ma racconta bene l’effetto. Non è un trucco: è fisica di base applicata con cura.

C’è però una domanda aperta, giusta e necessaria: Quanto dura il rivestimento in climi estremi, con sabbia, gelo, salsedine? I test iniziali sono promettenti, ma la resistenza pluriennale in ambienti molto diversi non è ancora documentata in modo completo nei dati pubblici. Meglio saperlo prima di immaginare applicazioni su larga scala in deserti o zone alpine. Detto questo, i costi relativamente bassi e la facilità di posa rendono la soluzione pronta per impianti urbani, tetti commerciali, facciate ombreggiate.

Per rendere più forte l’energia solare non servono sempre elettronica e algoritmi. A volte basta un velo d’acqua, indirizzato con intelligenza. Se un sottile strato di idrogel può restituire uniformità alla luce, cosa potrebbe cambiare quando lo porteremo su migliaia di facciate, scuole, capannoni? Forse il sole non diventerà più brillante. Saremo noi a raccoglierlo meglio.

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