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Animali

Il Senato cambia lo status del lupo: meno tutela e un dibattito che divide

Ci sono decisioni che riaccendono discussioni antiche. Il lupo è una di queste e la scelta del Parlamento sta facendo discutere molto.

Il Parlamento italiano ha approvato una modifica importante nella tutela del lupo. Con l’ultimo passaggio al Senato, lo status della specie è stato ridotto: non sarà più considerata “rigorosamente protetta”, ma semplicemente “protetta”.

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La misura è stata inserita nella legge di delegazione europea, il provvedimento con cui l’Italia recepisce diverse direttive e regolamenti dell’Unione europea.

Il voto è arrivato dopo il via libera della Camera. In Senato il risultato è stato netto: 78 voti favorevoli, 2 contrari e 57 astensioni.

Dal punto di vista giuridico il cambiamento può sembrare sottile. Ma nella sostanza apre scenari nuovi nella gestione della specie, ed è proprio questo che ha acceso il dibattito.

Per alcuni è una scelta pragmatica. Per altri, invece, rappresenta un passo indietro nella tutela della fauna selvatica.

Le critiche di ambientalisti ed esperti

Subito dopo l’approvazione sono arrivate le reazioni di molte associazioni ambientaliste e di una parte del mondo scientifico. Il timore è che la decisione non sia stata guidata da valutazioni ecologiche solide.

Secondo diversi esperti, il lupo continua a svolgere un ruolo fondamentale negli ecosistemi naturali. È il principale predatore degli ungulati selvatici e contribuisce a mantenere un equilibrio tra le diverse specie.

Le critiche di ambientalisti ed esperti – orizzontenergia.it

Per questo motivo alcune organizzazioni hanno definito il provvedimento una retromarcia nella politica di conservazione della fauna.

L’argomento è semplice: negli ultimi decenni il lupo è tornato lentamente a ripopolare molte aree italiane proprio grazie alle misure di protezione introdotte negli anni Settanta. Indebolire quelle tutele, secondo i critici, potrebbe mettere a rischio risultati costruiti nel tempo.

Una specie che resta fragile

Anche se oggi il lupo è tornato a vivere in molte zone della penisola, diversi ricercatori ricordano che la sua situazione resta delicata.

La specie è ancora esposta a diversi problemi che continuano a minacciarne la stabilità. Tra i più citati ci sono:

  • l’ibridazione con i cani domestici, che altera il patrimonio genetico dei lupi
  • il bracconaggio, che ogni anno provoca numerosi abbattimenti illegali
  • la frammentazione degli habitat naturali.

Secondo alcuni studi, l’ibridazione potrebbe coinvolgere una quota significativa della popolazione presente nel Paese.

Proprio per questo molti esperti ritengono che abbassare il livello di protezione non sia la strada più prudente.

Cosa cambia davvero con il nuovo status

Il declassamento non significa che il lupo diventerà una specie cacciabile. La caccia resta vietata.

Tuttavia la modifica dello status potrebbe rendere più semplici alcune procedure di gestione, come l’autorizzazione di interventi di controllo o di abbattimenti selettivi in determinate situazioni.

In altre parole, le amministrazioni locali potrebbero avere più margine di intervento.

Ed è proprio questo punto che genera le maggiori preoccupazioni tra gli ambientalisti. Il timore è che la misura venga interpretata come un segnale politico di minore tutela verso la fauna selvatica.

Il nodo dei conflitti con gli allevamenti

Il dibattito sul lupo, in realtà, non nasce oggi. Da anni il tema divide soprattutto nelle aree rurali dove la presenza del predatore entra in conflitto con le attività zootecniche.

Molti ricercatori sottolineano però che gli abbattimenti non sono necessariamente la soluzione più efficace.

In diversi contesti europei strumenti di prevenzione hanno dato risultati migliori. Recinzioni elettrificate, cani da guardiania e sistemi di dissuasione possono ridurre in modo significativo gli attacchi al bestiame.

Il problema, spesso, è che queste misure non sono ancora diffuse in modo uniforme sul territorio. E così il lupo continua a trovarsi al centro di una discussione più ampia: quella su come conciliare la tutela della natura con le esigenze delle comunità che vivono e lavorano nelle zone rurali.

Una questione complessa, che probabilmente non si chiuderà con un semplice voto parlamentare.

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