Rocsys lancia un sistema automatizzato per ricaricare i robotaxi senza operatori umani: fino a 10 stalli gestiti da un solo robot.
L’era dei robotaxi completamente autonomi passa anche da un dettaglio spesso sottovalutato: la ricarica. Perché se le auto senza conducente promettono di rivoluzionare il trasporto urbano, resta un nodo cruciale da sciogliere: chi collega il cavo quando la batteria è scarica?
La risposta arriva da Rocsys, azienda specializzata in sistemi robotizzati, che ha presentato Rocsys M1, definito come il primo sistema multi-postazione al mondo per la ricarica completamente automatizzata dei robotaxi. Una tecnologia che punta a eliminare l’intervento umano e che potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle flotte autonome nei prossimi anni.
Il cuore del progetto è un grande braccio robotico installato su una guida sopraelevata che si muove sopra l’area di ricarica. Ogni unità è progettata per servire fino a dieci stalli contemporaneamente, ottimizzando gli spazi e riducendo i tempi morti delle flotte.
Il funzionamento è quasi cinematografico: quando il robotaxi parcheggia nella postazione, il sistema identifica automaticamente il veicolo, abbassa il braccio dall’alto, preleva il connettore e lo inserisce nella presa di ricarica dell’auto. Tutto senza alcun operatore.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la compatibilità universale. Rocsys sostiene infatti che il sistema non sia legato a un singolo produttore né a uno specifico standard di ricarica. In pratica, può lavorare con flotte miste e infrastrutture differenti, adattandosi a diversi modelli di veicoli elettrici.
Nelle dimostrazioni pubbliche, il robot è stato persino mostrato mentre apre manualmente lo sportello della presa di ricarica nei modelli privi di apertura automatica. Un dettaglio che evidenzia quanto il progetto punti a simulare le azioni normalmente svolte da una persona.
Secondo Rocsys, il sistema raggiunge un tasso di successo del 99,9% nelle operazioni di collegamento del cavo. Numeri che, se confermati su larga scala, potrebbero trasformare la gestione delle future flotte autonome.
L’azienda stima che, in un parcheggio con 50 postazioni dedicate ai robotaxi, la produttività possa aumentare fino al 75%, con risparmi annuali vicini a 1,7 milioni di dollari.
Attualmente il progetto è in fase pilota, ma il debutto commerciale è previsto nel 2027, con l’obiettivo di supportare migliaia di punti di ricarica tra Nord America ed Europa.
L’idea di automatizzare la ricarica delle auto elettriche non è nuova. Già oltre dieci anni fa Elon Musk aveva mostrato un concept simile per Tesla, ribattezzato “Solid Metal Snake”, un caricatore robotico capace di collegarsi autonomamente alla vettura. Quel progetto, però, non è mai arrivato sul mercato.
Nel frattempo il settore ha sperimentato anche altre strade, come la ricarica wireless. Tesla stessa ha annunciato che il futuro Cybercab utilizzerà esclusivamente la ricarica induttiva, senza alcun cavo.
Eppure, nonostante i progressi tecnologici, la componente umana resta ancora fondamentale. Aziende come Waymo continuano ad affidarsi a operatori che monitorano le auto da remoto, intervengono in caso di problemi e gestiscono attività quotidiane come pulizia e manutenzione.
Il sistema di Rocsys elimina la necessità di collegare manualmente il cavo, ma non può ancora risolvere tutto. Un passeggero potrebbe dimenticare uno zaino sul sedile, sporcare l’abitacolo o lasciare il veicolo in condizioni che richiedono una pulizia approfondita.
Ed è qui che si apre il prossimo scenario: dopo i robot che guidano e quelli che ricaricano, potrebbero arrivare anche quelli dedicati alla manutenzione interna. La mobilità autonoma, insomma, sembra sempre più vicina a un ecosistema completamente automatizzato.