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Un Viaggio Gastronomico sulla Riviera Romagnola: 11 Delizie da Non Perdere tra Cattolica, Rimini e Ravenna

Un viaggio che sa di mare e di griglia, di mani infarinate e sorrisi in fila al chiosco: tra Cattolica, Rimini e Ravenna, undici assaggi che raccontano la Riviera Romagnola meglio di mille cartoline.

Arrivo a Cattolica all’alba. Il porto odora di legno bagnato. I pescherecci rientrano. Qui il racconto inizia piano, con il rumore delle cassette e i primi caffè. Non anticipo nulla: mi lascio guidare dal naso e dalla fame.

Tra onde e griglie: il mare nel piatto

Si parte dalla brace, regina di spiaggia. I sardoncini alla griglia schioccano. Li condisci con olio, limone e prezzemolo. A Rimini, d’inizio estate, la “rustida” accende il lungomare: è festa popolare, senza filtri. La seconda tappa è un piatto che parla dialetto: gli strozzapreti con le canocchie. Pasta ruvida, mantis shrimp dolci, pomodoro che lega. Sapore netto, zero orpelli.

Il mare qui ama la semplicità

I passatelli allo scoglio nascono poveri (pane, uova, formaggio), ma incontrano cozze e vongole e diventano festa. Il brodetto di pesce alla romagnola profuma di aceto e pomodoro: ogni barca ha la sua ricetta, ma l’idea è la stessa, usare il pescato del giorno e rispettarne il ritmo.

Poi c’è la regina di Marina: la cozza selvatica di Marina di Ravenna. Carnosa, sapore pieno. Le sagre di inizio giugno la celebrano, e la fila dice tutto. Le seppie con i piselli chiudono il cerchio del mare domestico: sugo lento, pane che raccoglie, memoria di case basse e domeniche lunghe.

Il punto – e lo capisci a metà strada fra Cattolica e Ravenna – è l’equilibrio. Sale, fuoco, mano. Tempi giusti, non trucchi. La Riviera cucina così.

Mani in pasta: la terra che incontra il mare

A Rimini la pausa è d’obbligo. La piadina alla riminese è sottile e calda, piegata su se stessa. Con lo squacquerone di Romagna DOP e rucola diventa un abbraccio. Il formaggio è dolce, al cucchiaio; dal 2012 ha la DOP e, onestamente, si sente. Se cerchi una variante più street, prova i cassoni (crescioni) alle erbe: ripieni di campagna, mordono e scottano.

Il sale qui non è solo condimento

Il sale dolce di Cervia è storia e geografia. Nasce in salina, è povero di sali amari, resta rotondo al palato. Le campagne circostanti lo custodiscono come una promessa antica. Un pizzico cambia un piatto: dalle griglie del porto alle uova al tegamino della mattina.

Serve anche un dolce. La ciambella romagnola (brazadèla) non è un dessert da vetrina: è da inzuppo, da taglio deciso, da merenda. Con un filo di Albana diventa festa. E qui arriva il calice: l’Albana di Romagna DOCG è stata il primo bianco d’Italia a ottenere la DOCG nel 1987. Profuma di albicocca e mandorla. Sta bene anche con la piadina, se ti piace rischiare.

Qualche fatto per orientarsi mentre si assaggia. La Piadina Romagnola ha l’IGP dal 2014. La salina di Cervia lavora da secoli e ancora oggi il “dolce” conquista chef e osterie. A Marina di Ravenna, a maggio e giugno, la cozza è protagonista: i ristoranti costruiscono menù dedicati e la gente prenota con settimane d’anticipo. Non servono leggende, bastano i dettagli: carta bruciacchiata del chiosco, reti ad asciugare, tovaglioli che sventolano.

Undici delizie, ma una sola direzione: riconoscersi in un morso. Quale piatto ti riporta, di colpo, a una sera d’estate in Riviera, con la sabbia ancora addosso e la griglia che non smette di parlare?

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