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Fotovoltaico vivente? Di cosa si tratta e come funziona

Le innovazioni in campo tecnologico sono al centro dell’interesse di molte aziende, oggi si parla anche di batteri fotosintetici

Tipo di batterio (Foto di Gerd Altmann-Pixabay)

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Una ricerca molto avanzata, che vede coinvolti il nostro paese, l’Italia e la Svizzera, ha fatto grandi passi avanti peri il futuro del settore delle fonti rinnovabili. L’obiettivo porta il nome di biofotovoltaico e rappresenta un’innovazione nel campo dell’energia solare.

Gli ultimi progressi, in questo senso, sono stati compiuti da un gruppo di studiosi dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, EPFL, in collaborazione con i colleghi dell’Università del Salento e della Università Sapienza di Roma.

Di che cosa si tratta e come funziona il fotovoltaico vivente

Colonia di batteri (Foto di Arek Socha-Pixabay)

Alla base di questa tecnologia futuristica c’è l’’idea di poter sfruttare gli organismi viventi come parte fondamentale per la raccolta della luce. Teoricamente si tratta di un materiale molto più economico del silicio cristallino che fa parte attualmente dei pannelli solari.

I ricercatori hanno inserito del carbonio, in nanotubi, all’interno di alcuni batteri fotosintetici, aumentando così la loro capacità di generare elettricità quando illuminati. Queste nanoparticelle ingegnerizzate possiedono un forte foto assorbimento dovuto ad un’ampia gamma di bande dirette, corrispondenti allo spettro solare.

Secondo il Politecnico di Losanna, si è di fronte ad una svolta nel mondo delle tecnologie nano bioniche, Questi microbi non possiedono meccanismi per far passare le particelle attraverso la loro parete esterna.

Per questo sono stati utilizzati due tipi di cianobatteri Gram-negativi fotosintetici, dove si è indotto l’assorbimento dei nanotubi di carbonio a parete singola, SWCNT.  Gli scienziati  hanno decorato questi ultimi con proteine caricate positivamente, che sono attratte dalla carica negativa della membrana esterna dei microrganismi.

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Il team, ha, quindi, monitorato la crescita e replicazione dei batteri rivelando come gli SWCNT vengano condivisi dalle cellule figlie. Questo significa che esse ereditano i nanotubi e le loro proprietà.

Melania Reggente, ricercatrice post-dottorato nel gruppo dell’Ardemis Boghossian, conferma gli importanti risvolti diretti anche nel settore solare. I batteri, così modificati, infatti,, mostrano un notevole miglioramento della loro produzione di elettricità sotto illuminazione.

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Il laboratorio sta ora lavorando sulla possibilità di utilizzarli nel fotovoltaico vivente. Il professor Boghossian immagina tale  dispositivo con controllo automatico della produzione energetica, che non dipenda dall’aggiunta di particelle estranee.

Ora, comunque, si deve fare una precisa valutazione sulle difficoltà, riguardo, cioè, ai costi e alle implicazioni ambientali del posizionamento su larga scala di nanotubi all’interno dei cianobatteri.

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