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Microplastiche in frutta e verdura: come è possibile?

Come è possibile che all’interno di frutta e verdura che consumiamo quotidianamente siano presenti microplastiche?

Prodotti dell’orto (Canva) – Orizzontenergia.it

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La scienza rivela che tutti gli esseri umani dell’ultimo secolo sono soliti consumare microplastiche, contenute all’interno di frutta e verdura. Come mai? Perché il terreno e le acque ne sono contaminate, ed è impossibile eliminarle del tutto. Significa che una piccola percentuale di questi inquinanti, finisce inevitabilmente sulle nostre tavole.

Come riferisce un’indagine della BBC, nelle acque reflue finiscono micro e nano plastiche. Queste acque sono utilizzate in tutto il mondo per fertilizzare la terra. I fanghi utilizzati come fertilizzanti per i campi sono pieni di microplastiche, e ciò rappresenta un problema, poiché per i terreni agricoli europei finiscono circa 4 milioni di tonnellate di fanghi di questo genere.

Le microplastiche all’interno di frutta e verdura che consumiamo inconsapevolmente

Campo di grano al tramonto (Canva) – Orizzontenergia.it

L’Università di Cardiff, ad esempio, lo scorso luglio ha effettuato uno studio approfondito sulle microplastiche presenti nei fanghi utilizzati per l’agricoltura. Questa pratica porta, ogni anno, quasi 40 mila tonnellate di microplastiche nei terreni agricoli. Significa che si sta tempestando il terreno con concentrati assurdi di polimeri.

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In tutto ciò, a risentirne non è soltanto la terra, ma anche la nostra salute e quella degli animali. Una volta entrata nei terreni, la plastica non si degrada, se non in secoli. Perciò, in ogni singolo terreno coltivato possiamo trovare plastiche risalenti a decenni fa, anche a una profondità di quasi un metro. Insieme ai fanghi di depurazione, dunque, vengono disperse sui campi enormi quantità di plastiche.

La dispersione dei fanghi sui campi agricoli influisce poi anche sulle acque marine. I frammenti di plastica, infatti, piano piano, a causa delle piogge, arrivano fino ai fiumi, per poi essere trasportati fino al mare. Lungo il tragitto, però, le plastiche lasciano piccoli residui, inquinando praticamente tutto ciò che incontrano.

Il problema delle microplastiche in agricoltura

Raccolta di verdura e ortaggi (Canva) – Orizzontenergia.it

Le microplastiche uccidono la popolazione di lombrichi o ne influenzano lo sviluppo, bloccandone la crescita. I lombrichi sono fondamentali per l’ecosistema agricolo. I prodotti coltivati, come ad esempio il grano, i legumi, i cereali o le patate, possono contenere grosse quantità di cadmio, un inquinante tossico che poi noi consumiamo.

Tutto ciò contamina la frutta e la verdura, ma anche la carne. Uno studio dell’Università di Catania, effettuato nel 2020, ha evidenziato la presenza di microplastche nella quasi totalità dei prodotti messi in commercio, in particolare nei tuberi, come rape, carote, ravanelli, vegetali che, per ovvi motivi, accumulano più agenti inquinanti attraverso le loro radici.

Gli effetti sulla nostra salute da parte di queste sostanze nocive si possono notare sul sistema nervoso e su quello endocrino, e possono incidere anche sullo sviluppo del feto nella pancia delle mamme in stato di gravidanza. Allergie o reazioni infiammatorie legate al consumo di pesce, ad esempio, possono essere scatenate proprio dal consumo di queste plastiche, finite in mare e poi assorbite dai pesci.

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Non si dovrebbero utilizzare i fanghi come fertilizzanti, alcuni paesi ne hanno già vietato l’uso, come la Svizzera (nel 2003) o i Paesi Bassi (nel 1995). L’Italia sta cercando un modo per ovviare al problema, senza rinunciare ai fertilizzanti organici, che sono preziose risorse per il terreno. Se troppo contaminati, i fanghi comunque possono essere impiegati per altri scopi, come ad esempio per l’energia solare o per i biocarburanti.

Andrea Cerasi

Romano, laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, è autore di romanzi e saggi. Appassionato di ambiente e di sostenibilità, amante della natura e degli animali.

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