Pesticidi nei capelli: l’esposizione arriva soprattutto da casa

Uno studio rivela pesticidi nei capelli di quasi tutti i partecipanti: l’esposizione arriva soprattutto da prodotti utilizzati a casa.

Non servono campi coltivati per entrare in contatto con i pesticidi: spesso basta ciò che utilizziamo ogni giorno tra le mura domestiche. È quanto emerge da un’inchiesta della televisione svizzera RTS, che ha analizzato campioni di capelli di 54 persone.

Pesticidi nei capelli: l’esposizione arriva soprattutto da casa – orizzontenergia.it

Il risultato è sorprendente: solo due individui non presentavano residui chimici. Tutti gli altri mostravano segni di esposizione, in alcuni casi a più sostanze contemporaneamente.

I capelli raccontano mesi di esposizione ai pesticidi

A differenza di altri esami biologici, i capelli funzionano come una sorta di “registro” nel tempo. Analizzando una ciocca lunga pochi centimetri è possibile ricostruire l’esposizione accumulata nei mesi precedenti.

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Nel caso dello studio svizzero, ogni campione ha permesso di osservare circa sei mesi di contatto con pesticidi tra i più diffusi. In media, ogni persona presentava due sostanze diverse, ma in alcuni casi si arrivava fino a otto.

Questi composti possono arrivare ai capelli attraverso il sangue oppure depositarsi direttamente dall’ambiente, ad esempio dall’aria che respiriamo.

La casa è la principale fonte di pesticidi nei capelli

Il dato più inatteso riguarda l’origine dei pesticidi rilevati. Solo una piccola parte è legata all’agricoltura, mentre la maggioranza proviene dall’ambiente domestico.

Tra le sostanze più frequenti compare la permetrina, un insetticida molto diffuso in prodotti di uso quotidiano: spray contro gli insetti, diffusori elettrici e trattamenti antiparassitari per animali.

Paradossalmente, si tratta di una sostanza non impiegata nei campi in Svizzera, ma facilmente reperibile per uso domestico.

Effetti che durano nel tempo

L’indagine ha evidenziato anche quanto l’esposizione possa essere persistente. Alcuni partecipanti presentavano tracce riconducibili a utilizzi avvenuti anni prima.

In un caso, i residui derivavano da un trattamento applicato al legno di un garage diversi anni prima: materiali di questo tipo possono continuare a rilasciare sostanze nell’aria per lungo tempo.

In un altro, l’origine era legata all’uso stagionale di prodotti anti-zanzare, che hanno lasciato tracce rilevabili nei capelli.

Un equilibrio complicato

I risultati sollevano una questione difficile: per proteggerci da insetti e parassiti utilizziamo sostanze che, a loro volta, possono esporci a rischi nel lungo periodo.

È un compromesso quotidiano, spesso inconsapevole, tra protezione immediata e possibili effetti futuri sulla salute.

Nessun parametro chiaro per il rischio

Al momento non esistono valori di riferimento che permettano di stabilire con precisione quanto queste concentrazioni siano pericolose a livello individuale.

Ciò che è certo, però, è che l’esposizione è diffusa e costante, e non riguarda solo chi vive vicino a zone agricole.

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