Orietta Berti: tra vita privata, Sanremo e la sua nuova passione per il gin tonic

Un’icona che non invecchia ma cambia ritmo: tra una prova in studio, un ricordo di casa e un sorriso a fine serata, Orietta Berti riannoda fili di Sanremo, vita quotidiana e un’imprevista simpatia per il gin tonic, come fosse un ritornello nuovo dentro una melodia di sempre.

Sanremo, un filo che non si spezza

Quando si parla di Orietta Berti, la mente corre a una manciata di canzoni che hanno fatto storia. “Finché la barca va” è ancora lì, patrimonio collettivo. Nata a Cavriago nel 1943, l’“usignolo” dell’Emilia ha attraversato decenni di musica con una costanza rara. Al Festival di Sanremo ha calcato il palco in oltre dieci edizioni, l’ultima nel 2021 con “Quando ti sei innamorato”. Poi la sorpresa: l’estate di “Mille”, il brano con Fedez e Achille Lauro diventato un tormentone multiplatino. Ha unito generazioni senza forzature. La sua voce, pulita e riconoscibile, ha trovato spazio tra beat moderni e arrangiamenti lucidi. È un dato: quando una melodia è onesta, arriva.

Dietro la ribalta, c’è disciplina. Prove puntuali, memoria da artigiana della canzone, rispetto per orchestra e tecnici. Non è nostalgia: è metodo. Orietta racconta spesso di come studia i testi, sillaba per sillaba, come si faceva una volta. E funziona ancora. La differenza si sente: fraseggi netti, dizione chiara, emozione senza fronzoli. È anche così che si spiega la sua tenuta nel tempo.

La vita privata e quel gin tonic

La vita privata di Orietta resta radicata nell’Emilia, con affetti lunghi e abitudini semplici. Casa, famiglia, gli animali, il dialetto che ogni tanto affiora. Chi l’ha incontrata fuori scena parla di una signora gentile, capace di mettere a suo agio chiunque con due battute e un ricordo. L’energia non le manca: a 83 anni continua a muoversi tra tv e concerti con una naturalezza disarmante.

E poi c’è la nota nuova, leggera: il gin tonic. Niente scandali. Un gusto scoperto di recente, raccontato con ironia in più chiacchiere pubbliche. Le piace se il ghiaccio è giusto e il limone non copre il profumo del gin. Non esistono al momento segnali verificabili di una sua linea di gin o di un progetto commerciale dedicato: parliamo di un piccolo rito, non di un’operazione di marketing. Un sorso a fine serata, un brindisi con la troupe, un modo per chiudere il cerchio dopo le luci.

È curioso come questo dettaglio, minimo e domestico, illumini il resto. Nel suo cocktail c’è misura: niente eccessi, solo equilibrio. Un po’ come nella carriera. Sa rinnovarsi senza travestirsi. Sa stare dentro il presente, ma con il passo che le appartiene. Quando serve osa, come con “Mille”. Quando non serve, respira. In entrambe le stagioni resta riconoscibile.

Se cerchi il perché della sua longevità, forse è tutto qui. Una voce che non urla, una biografia che non sgomita, un carattere che si concede una novità alla volta. Un brano cucito bene, un ritorno a Sanremo al momento giusto, un tormentone che nasce quasi per gioco, un gin tonic preso con il sorriso. In tempi veloci, questa calma ha qualcosa di raro. Viene voglia di immaginare Orietta a fine giornata, luci basse, bicchiere freddo tra le mani, mentre canticchia un ritornello nuovo: quanto conta davvero cambiare, se resti te stessa?

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