Il nostro pianeta sta morendo: Il paradosso tra vittime e carnefici

Il nostro pianeta sta lentamente morendo, ma a tal proposito esiste un complesso paradosso fra vittime e carnefici da risolvere il prima possibile

inquinamento
inquinamento atmosferico – Foto da Pixabay

La deturpazione del nostro patrimonio naturalistico causata dall’eccessivo inquinamento ambientale e dall’opra di distruzione dell’uomo, è una problematica che oscilla nel binomio tra responsabili e vittime. La grande produzione industriale è ciò che ci fornisce alcuni benefit utili alla nostra quotidianità. Tuttavia questi benefit gravano pesantemente sull’ambiente e il nostro pianeta sta morendo.

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Il paradosso è che noi siamo consapevoli degli enormi danni ambientali causati dai benefit derivati dalla grande produzione industriale. Ma non facciamo nulla per renderli non necessari per la nostra esistenza, o meglio a parole denunciamo l’inquinamento delle grandi industrie, e al contempo ne acquistiamo i prodotti. il nostro pianeta sta morendo e noi facciamo fatica a rendercene conto.

Le responsabilità non sono solo delle grandi industrie, anzi….

inquinamento del mare (pixabay)
inquinamento del mare (pixabay)

In questo paradossale gioco di ruoli fra vittime e carnefici, gli attori principali, causa del deturpamento del patrimonio naturalistico sono di certo le grandi multinazionali. Le maggiori responsabilità sono attribuibile alla loro ventennale incuranza degli effetti della loro produzione sull’ambiente. L’utilizzo di materiali non biodegradabili, di agenti chimici e di combustibili fossili, hanno fatto precipitare il pianeta ad un punto di non ritorno.

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Da qui urge l’esigenza di riscrivere la nostra quotidianità, valutando quali priorità sono indispensabili, ma soprattutto eliminando quello nocive per l’ambiente. La responsabilità di noi consumatori è pari a quelle delle multinazionali, in quanto deve essere la nostra opera di sensibilizzazione a condizionare il modo di produzione delle grandi industri e non viceversa.

Oggigiorno esiste una profonda correlazione fra ecologia, politica e società. La profonda crisi del nostro secolo, è determinata dalla mancata armonia di queste tre componenti, palesando la progressiva strada all’autoistruzione globale. Quando nel 1982 il filosofo ecologista Murray Bookchin pubblicò il saggio Ecologia della libertà, la percezione della crisi ambientale era ancora effimera.

L’autore nella sua visionaria lettura, indicava come gli eccessi del capitalismo industrializzato abbiano mutato il rapporto armonico fra uomo e natura. Modificato, appunto, dalla falsa credenza che la natura debba essere dominata per consentire una vita più agiata all’uomo. Questa convinzione psicosociale fondata secondo l’autore sul binomio comando/obbedienza è la causa di comportamenti oppressivi nei confronti del mondo non umano.

Nel concetto espresso dall’autore ecologista, traspare tutta l’intenzionalità di rifondare il rapporto tra società e natura. L’ecologia sociale ha questo ambizioso scopo, ovvero quello di consapevolizzare il consumatore della necessita di modificare, anche gradualmente, le proprie abitudini in modo da riconoscere quelle che possono contribuire a salvaguardare la salute del pianeta.

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Solo abolendo il falso diktat del dominio dell’uomo sulla natura e ristabilendo il rapporto armonico fra questi due elementi, si potrà sperare in un modo migliore. È necessario creare nuovamente il rapporto perduto di interdipendenza e collaborazione fra uomo e natura.