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Auto elettriche: i pro e i contro. L’Italia si ferma, gli ostacoli da superare sono ancora tanti

Le auto elettriche è il cambiamento del presente, ma, in Italia rappresenta il cambiamento del futuro. Ancora troppi ostacoli, perché? 

Ricarica auto – Foto di Kindel Media da Pexels

Le macchine elettriche rappresentano il passo in avanti in tema di tutela ambientale e anche in riferimento allo sviluppo tecnologico e sociale. Sostanzialmente sono auto caratterizzate dal motore elettrico che sfrutta come prima fonte l’energia chimica che conserva in una o più batterie, convertendola in energia elettrica. Quest’ultime sono ricaricabili, e sempre di più vediamo spuntare le colonnine utili per la ricarica, e le auto, dove sono?

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Auto elettrica – Foto di Rathaphon Nanthapreecha da Pexels

Secondo quanto è stato deciso, in Europa entro il 2035 non ci sarà più la vendita di auto con motore endotermico, che convertono l’energia termica in quella cinetica, attraverso il processo di combustione che avviene al suo interno.

Stop a diesel e benzina quindi. Ed ecco che l’auto elettrica sembra stia per diventare la totale protagonista del mercato internazionale. Volkswagen pronostica che entro il 2030 oltre il 50% delle sue vendite saranno incentrate sulle auto elettriche.

Segue Toyota con il 30%, Renault con il 90%, insomma, quasi tutte le case di produzione automobilistica puntano molto sulla vendita di questo prodotto. Questo cambiamento, infatti, comporta una quantità miliardaria di investimenti sia pubblici che privati.

Non solo per la produzione di questa tipologia di auto, ma anche per la produzione di batterie e per l’attrezzamento dei territori con le colonnine di ricarica. In Italia, la situazione diventa ancora più complicata.

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Con lo stop al motore diesel e a benzina, oltre 70mila posti di lavoro andranno persi. Attualmente in Italia ci sono 236 mila auto elettriche, che potrebbero diventare 6 milioni entro il 2030.

Servirebbero quindi almeno 10 terawattora di energia per caricare questo numero di auto. Ciò significa che per ricaricarle si otterrà un incidenza del 3% sul totale del consumo energetico.

Per poter affrontare tali consumi bisognerebbe raddoppiare anche la disponibilità di energie, così come di prese elettriche. Per non parlare dell’esigenza di fonti rinnovabili, per far sì che le auto siano a emissione zero.

C’è l’esigenza anche di una rete capace di reggere un sistema caratterizzato da alte richieste di energia, con momenti in cui ci saranno dei picchi di assorbimento.

Un po’ come quando attacchiamo più elettrodomestici in casa e tutto salta. Ecco, è proprio questo che si deve evitare. Per fare ciò l’energia rinnovabile prodotta dovremmo stoccarla così da usarla solo quando richiesto.

Le colonnine, inoltre, oggi ne sono 26.024, con il presupposto che possano arrivare a 3 milioni di punti, privati, entro il 2030, mentre 100 mila saranno pubblici e 31.500a ricarica veloce. Quest’ultimi sono utili per le autostrade e i centri urbani.

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Ma, la realizzazione di tale colonnine procede molto a rilento. Anche perché manca una mappa nazionale che indichi i punti in cui predisporre i punti di ricarica pubblici.

Così come, essendoci colonnine private, c’è la richiesta affinché si venga a instaurare un accordo di interoperabilità. In questo modo si potranno ricaricare le auto a prescindere dal tipo di abbonamento.

Ma, alcuni Comuni non sono ancora pronti a gestire tale rete di energia elettrica ed allo stesso moto installare una colonnina in un area comune condominiale o pubblica, è ancora complicato.

Molti sindacati si sono fatti avanti affinché venga avviata una politica in grado di affrontare la riconversione. Quindi da una parte c’è la necessità di dover investire, anche se trasformare una fabbrica di diesel in una che produce motori elettrici richiede fondi che in Italia non sono facili da reperire.

Francia e Germania già dal 2019 hanno avviato dei piani che agevolassero la transizione auto motiva. L’Italia è ancora lontana da questo obiettivo, continua a seguire e ad allontanarsi, allo stesso tempo, dalla stessa direzione intrapresa dall’Europa. Riusciremo a stare al passo?

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