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Animali

La coda per la vita: alcuni rettili lo fanno, ma da cosa dipende? Spiegato il paradosso

La coda per la vita: alcuni rettili lo fanno, ma da cosa dipende? Spiegato il paradosso da un’equipe di scienziati che ha voluto fare chiarezza sul punto. 

geco primo piano – Pixabay

Il gelo, le lucertole insomma buona parte dei rettili hanno la caratteristica di perdere la coda. Succede spesso di vedere questi esemplari senza la parte finale. Un danno di poco conto se si pensa che questa perdita non pregiudica la vita dell’animale che continua la propria esistenza, anche se a volte ricresce.

Un aspetto curioso questo che ha suscitato la voglia in alcuni scienziati di capire meglio questo fatto e di valutare pertanto come sia possibile il fenomeno che gli esperti hanno definito “il paradosso della coda”.

La coda per la vita, il paradosso della coda spiegato dalla scienza

lucertola verde – Pixabay

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I rettili hanno la tendenza a perdere la coda, questa è una loro strategia difensiva. Per confondere le minacce, lasciano la coda a comando, che continua a muoversi creando confusione all’animale nemico, un’occasione per avere lo spazio utile per poter fuggire e salvare la propria vita. Questo per loro ha un costo, visto che la coda per loro è importante non tanto per la sopravvivenza ma per meglio espletare le funzioni di corteggiamento verso la partner.

Un mondo davvero affascinante e la domanda che si è posta la scienza è la seguente: come può gettare la coda a comando? Sono emersi dei risultati interessanti; ad esempio è stato riscontrato come la coda per essere meglio “sganciata” non vada tirata come si possa erroneamente pensare, ma spezzarla piegandola. Ed è questo che fa l’animale quando viene attaccato, gira la coda per facilitarne l’espulsione.

Ma com’è agganciata la coda al corpo? E’ stato dimostrato che l’interno delle cavità non presentava alcun tipo di scanalatura per ospitare le spine. Non si attiva quindi un meccanismo ad incastro. La realtà è che la lucertole hanno degli spazi vuoti per consentire alla coda di essere attaccata al corpo.

Questo è stato comprovato altresì da uno studio pregresso in cui sono state abbinate le code – costruite in laboratorio – a dei cerotti in silicone sia con gli spazi vuoti – nanopori – che privi. E’ emerso che nel caso di presenza di queste erano più flessibili ed era più complicato rompersi.

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Un team appagato da questa ricerca e che li ha spinti pertanto ad attivarsi nell’ambito della ricerca. Utile a fornire risposte a queste imponenti domande attenenti la vita del regno animale.

Maria Longo

Nata a Catania nel 1987. Conseguita la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con una tesi dal titolo “Matrimonio omosessuale: un’analisi comparatistica”, intraprende il percorso forense tra divorzi, procedimenti in Corte D’Appello e Commissione Tributaria. Parallelamente muove i primi passi in ambito giornalistico collaborando con alcune testate locali e scrivendo articoli di diritto con analisi approfondita sulle pronunce più autorevoli della Corte di Cassazione. Appassionata di fotografia, non rinuncia mai alla sua reflex che viaggia con lei, alla ricerca di dettagli da immortalare. Lingue parlate inglese, francese e spagnolo.

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