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Marmo di Carrara, rischio inquinamento: cosa si sa sulla faccenda

Rischio inquinamento nelle cave di Carrara, i residui del marmo non vengono regolarmente smaltiti, causando l’ennesimo disastro ambientale.

Ruspa a lavoro nella cava (Pixabay)

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Ne parlano in pochi, eppure potrebbe trattarsi dell’ennesimo disastro ambientale causato dall’uomo. A quanto pare, anche nelle cave di Carrara, popolari in tutto il mondo per l’estrazione del pregiato marmo, ci sarebbe qualcosa che non quadra. Come si apprende da un servizio della testata Ohga!, la marmettola non verrebbe regolarmente smaltita.

La marmettola è uno scarto derivante dalla lavorazione del marmo, una polvere bianca di carbonato di calcio quasi puro. Questa polvere si diffonde nelle vallate circostanti, trasportata dai venti e dalle piogge, e in breve si trasforma in fanghiglia dannosa per tutta l’area. La polvere rischia di cementificare intere aree e di bloccare fiumi e torrenti.

Inquinamento dalla lavorazione del marmo: il problema da risolvere

Cave di marmo (Pixabay)

Quando la marmettola secca, crea una sorta di barriera che impedisce alla vegetazione di crescere e alle acque dei torrenti di scorrere fluidamente. Ma non solo, perché in questo modo uccide ogni forma di vita, devastando piccole parti di ecosistema e di habitat. Per i pesci è deleteria, poiché la polvere viene assorbita dalle branchie, condannando gli animali a morte certa.

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Anche gli insetti e tutte le specie invertebrate, al contatto con la povere, sono destinati a morire. Senza dimenticare che, tramite l’essiccazione, depositandosi nei fiumi e nei torrenti, la marmettola può generare esondazioni, a causa della sua solidificazione. La stessa acqua, inquinata, poi la si ritrova nelle sorgenti e nelle falde circostanti.

Il procedimento di smaltimento della marmettola è chiaro, e ogni cava dovrebbe seguire le norme imposte, raccogliendo gli scarti della lavorazione del marmo per poi smaltirli come rifiuto speciale. I rifiuti speciali devono essere trasportati in appositi impianti, perché fortemente inquinanti.

Tra l’altro, la marmettola, una volta recuperata, potrebbe essere riutilizzata nel campo dell’edilizia e dell’industria. Purtroppo, la questione dello smaltimento sembrerebbe passare inosservata, e le cave di marmo toscane e apuane proseguirebbero a inquinare la zona, non smaltendo correttamente il materiale. Insomma, si tratta di un danno gigantesco per l’ambiente.

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Tuttavia, da qualche tempo, si sta cecando di risolvere il problema sfruttando la marmettola come sottoprodotto lapideo, quindi non come rifiuto. Quando il materiale è allo stato fangoso, è possibile estrarre acqua, in modo tale da poterlo riutilizzare. Una svolta nella gestione di questo scarto di lavorazione, e una novità che si sta sperimentando nell’economia circolare del settore lapideo.

Andrea Cerasi

Romano, laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, è autore di romanzi e saggi. Appassionato di ambiente e di sostenibilità, amante della natura e degli animali.

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