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In Qatar ci saranno meno cani rispetto ai gatti dopo i Mondiali: il motivo

I cani sono i migliori amici dell’uomo da sempre, almeno per noi in occidente, la situazione è profondamente diversa nei paesi islamici

Cane-Pixabay-OrizzontEnergia.it

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Per alcuni paesi islamici, i cani non sono, come per noi, i migliori amici dell’uomo. Alcuni hadith, cioè insegnamenti attribuiti al profeta Maometto, parlano dei cani come animali impuri che, quindi, non devono vivere a stretto contatto con gli uomini dividendo con loro la propria casa.

Da qualche tempo si discute su queste indicazioni. L’epoca di cui parliamo è molto lontana dalla nostra. Le norme religiose contenevano anche dei consigli igienici e, un tempo, in effetti, i cani erano portatori di malattie, visto che si cibavano di resti e non venivano curati come avviene, di fatto, oggi.

In Qatar, sotto le luci dei riflettori perchè paese ospitante dei Mondiali, ha fatto parlare di sè anche per molti altri avvenimenti non di certo edificanti. E’ un paese che ospita all’incirca 600 mila abitanti e il randagismo è un problema che è stato affrontato, sembra, in modo poco rispettoso verso gli animali stessi.

Il maggior numero di animali randagi che circolano in Qatar sono gatti. All’inizio erano molto utili per eliminare il gran numero di topi presenti sul territorio. Ora i topi se ne sono andati, ma i gatti si sono moltiplicati e girano per le strade in cerca di cibo. Non sono controllati da nessuno e nemmeno curati, di conseguenza il rischio di trasmettere malattie all’uomo è reale.

I cani in Qatar non sono i migliori amici dell’uomo

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Il numero dei cani in Qatar, al contrario, è sempre stato minore. Questo proprio per il credo religioso secondo il quale, come dicevamo prima, è un animale impuro, e in quanto tale non deve vivere a contatto con l’uomo. Sembra anche che, prima dell’inizio della competizione e, quindi, dell’arrivo delle squadre e dei tifosi, sia stata fatta una pulizia.

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Secondo un recente articolo apparso sull’Espresso, alcune posizioni ufficiali contro i maltrattamenti dei randagi sono arrivate dall’Inghilterra. Qui ha sede Paws Rescue, fondata da alcune donne inglesi che hanno vissuto per un certo periodo in Qatar.

La voce che si distingue è quella di Noora al-Tani. Membro della famiglia reale, la sua posizione è fortemente critica nei confronti delle autorità sulla gestione del problema del randagismo. Ha affidato la sua denuncia all’hastag #StandUpForQatarStrays in cui scrive:

«Questi uomini rubano e uccidono cani giovani e sani. E quando ho proposto di aiutare o di pagare il cibo per far mangiare i cani che sono rinchiusi nel canile del governo, le mie offerte sono state rifiutate. Abbiamo seguito i cani che sono entrati nel canile di Rawdat al Faras, e tutte le strade portano all’eutanasia, alla fame e alla morte»

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Le strade sono state ripulite per  mostrare al mondo città ordinate, senza randagi per le strade. Qui, come in tantissimi altri paesi del mondo, è vietato per legge maltrattare gli animali, ma chi si occupa dei randagi lamenta comunque una scarsa attenzione al rispetto della stessa.

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