Olio fritto, riciclalo correttamente per ottenere una nuova forma di energia

L’olio fritto se riciclato correttamente può diventare una nuova forma di energia: carburante. Ma come? Scopri tutto quello che c’è da sapere..

Olio fritto (foto dal web)
Olio fritto (foto dal web)

L’olio fritto è presente nella cucina di ogni italiano che si lascia travolgere dal suo utilizzo per la cottura di alcuni alimenti. E’ bene ricordare che però solo attraverso i nostri piccoli gesti quotidiani possiamo aiutare a salvaguardare l’ambiente. Tra questi rientra il corretto smaltimento di questo prodotto alimentare. In modo molto diffuso, l’olio usato per friggere, definito anche “esausto”, viene smaltito negli scarichi del lavandino o nella tazza del water, diventando così dannoso per l’ambiente. L’olio di frittura viene considerato un rifiuto urbano pericoloso e per questo motivo deve essere smaltito correttamente. Vediamo insieme come fare e soprattutto capiamo come da un prodotto alimentare è possibile ricavare carburante per i trasporti.

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Smaltisci correttamente l’olio per friggere, aiuta l’ambiente

Olio (Pixabay)
Olio (Pixabay)

L’olio per friggere va quindi smaltito correttamente, e questa è una certezza. Ma perché? Quali sono i possibili danni? Bene, l’olio non è né organico né biodegradabile, quindi, quando lo gettiamo nei tubi di scarico, che sia in bagno o in cucina, si crea una patina alta dai 3 cm ai 5 cm. Quest’ultima una volta dispersa nell’ambiente crea non pochi danni.

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Non vale la pena inquinare l’ambiente per fretta, quando basterebbero pochi passaggi. Infatti, per smaltire l’olio basta, una volta averlo usato, versarlo all’interno di un contenitore e consegnarlo alle isole ecologiche comunali, ma da alcuni anni è possibile consegnarlo anche ai supermercati che offrono tale servizio o nelle pompe di benzina.

L’olio esausto: Carburante 3.0

Se riciclato nel modo giusto l’olio per friggere può essere trasformato in una nuova energia, ovvero il carburante per trasporti. In particolare, viene utilizzato l’olio esausto, ovvero l’olio che non è più indicato per la frittura di alimenti a causa di alcune tossine che può sviluppare.

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La ricerca e lo studio per il Carburante 3.0 si è avuta anche grazie al progetto europeo OilEco, idea nata da Michele Faberi, esperto di una giovane ditta che fornisce servizi in nome della natura e dell’ecologia. Esistono diversi processi in grado di trasformare l’olio esausto in biocombustibile, alcuni dei quali sono estremamente efficienti e rispettosi per l’ambiente.

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I dati statistici hanno indicato il consumo medio annuo di olio di circa 4 kg, il quale darebbe modo di riciclarne più di 600.000 tonnellate, con un conseguente guadagno dell’ambiente e dell’economia. L’olio vegetale esausto destinato alla produzione di biocarburanti proviene soprattutto dal settore della ristorazione e dai sottoprodotti di lavorazione e raffinazione dell’industria agro-alimentare come il caso dell’oleine e degli oli acidi.

Lo scorso luglio negli USA, precisamente in California, ha preso vita un’iniziativa che coinvolge il riciclo degli scarti di cucina. I rifiuti organici, una volta entrati in decomposizione, generano metano utilizzato per alimentare i camion impiegati per la raccolta dell’immondizia.