FAO lancia l’allarme: troppa plastica nel suolo, cibi a rischio

Plastica non solo in mare, sulla spiagge o in città. FAO lancia l’allarme per l’elevata presenza di plastica nel sottosuolo, di conseguenza, la sicurezza alimentare è a rischio.

Inquinamento (Pixabay)
Inquinamento plastica (Pixabay)

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), istituto specializzato dell’ONU, ha rilasciato un report il 7 dicembre 2021 in cui si analizza lo stato critico dei suoli a livello globale. I suoi potenziali effetti si riflettono in termini di sicurezza alimentare. Infatti, nei suoli che utilizziamo per la coltivazione del cibo ci sono quantità di microplastiche non ancora stimate. Quest’ultime possono provocare danni alla salute dell’uomo e degli animali.

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Sicurezza alimentare e inquinamento: i dati allarmanti

Patate (Pixabay)
Patate (Pixabay)

La plastica che noi produciamo non è quantificabile davanti ai nostri occhi, ma, è presente ed inquina. Le immagini di plastica che sporcano e ricoprono le nostre spiagge e i nostri oceani ricevono sempre molta attenzione. Sono chiare, chi le guarda non ha bisogno di doversi soffermare, ci si rende conto subito della situazione. Ciò che non è visibile, invece, è la plastica presente nel nostro sottosuolo; la terra che noi usiamo per coltivare è contaminata da quantità di plastica superiori.

Il rapporto “Valutazione delle plastiche agricole e della loro sostenibilità: un invito all’azione” pubblicato dal FAO è il primo di carattere globale che indaga su tale situazione e contiene numeri sorprendenti. L’insieme delle attività svolte nel settore agroalimentare utili ad ottenere il prodotto finale richiedono ogni anno 12,5 milioni di tonnellate di plastica. Alle quali si uniscono poi 37,5 milioni di tonnellate utili all’imballaggio dei prodotti alimentari.

I settori della produzione agricola e dell’allevamento sono risultati essere i maggiori utilizzatori di plastica, con un totale di 10, 2 milioni di tonnellate, seguiti da pesca e acquacoltura con 2,1 milioni di tonnellate e silvicoltura con 0,2 milioni di tonnellate. In riferimento alle aree geografiche è l’Asia ad utilizzare le maggior quantità di plastica nella produzione agricola, rappresentando quasi la metà dell’utilizzo globale.

La richiesta globale di teli in plastica usati per le serre, per la pacciamatura e per l’insilamento si prevede che possa addirittura raddoppiare tra il 2018 e il 2030, passando da 6,1 a 9,5 milioni di tonnellate. L’utilizzo di tali strumenti in plastica è sì utile, permette di ridurre l’uso dei pesticidi, ma, la difficoltà maggiore sta nel riuscire a smaltire correttamente quantitativi così elevati. Infatti, di circa 6,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotta fino al 2015, quasi l’80% non è stato smaltito correttamente.

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Microplastiche: cosa c’è da sapere

Nel rapporto la FAO si concentra poi sulle microplastiche, la cui presenza è stata rilevata da alcuni studi persino nelle feci umane e all’interno della placenta di donne in gravidanza. Queste sono porzioni di plastica dalle dimensioni inferiori ai 5 millimetri e possono provocare danni a livello cellulare. Un pericolo per la salute dell’uomo e degli animali, dato dal quantitativo di tali sostanze presenti nella terra che utilizziamo per coltivare i prodotti che mangiamo.

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La plastica è un pericolo poiché le stesse proprietà che la rendono così utile, sono poi un problema quando raggiungono la fine della loro vita prevista. L’insieme dei polimeri e degli additivi miscelati nella plastica rende più difficile la loro selezione e riciclaggio. Essendo di origine umana, sono pochi i microrganismi in grado di degradare tali sostanze. Ciò si traduce nella possibilità che una volta presenti nell’ambiente possono frammentarsi e rimanere per decenni.

La FAO avverte: “Questo rapporto serve come un forte appello ad un’azione coordinata e decisiva per facilitare le buone pratiche di gestione e frenare l’uso disastroso della plastica nei settori agricoli”. Il rapporto raccomanda le uniche soluzione fattibili, essendo impossibile disporre un divieto della plastica. Da una parte sviluppare un codice di condotta volontario per un uso responsabile della plastica. Dall’altra maggior ricerca per capire l’impatto sulla salute delle micro e nanoplastiche.

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