Allevamento animali da pelliccia addio, l’Italia dice no a questa pratica

L’allevamento di animali da pelliccia è da oggi vietato. L’Italia dice no a questa pratica accodandosi agli altri paesi comunitari.

Animali da pelliccia addio
Procione (Pixabay)

Le pellicce sono emblema di una società che non ci appartiene più. Nei decenni scorsi simboleggiavano il potere, il benessere economico. Le star come le donne comuni – che potevano permetterselo – sfoggiavano con orgoglio questi capi che tenevano al caldo ed apparivano alla moda. Adesso lo stile è cambiato, per fortuna. In un mondo in cui si cerca di essere più sostenibili ed intervenire contro fenomeni apocalittici quali il riscaldamento globale, è plausibile come una pelliccia non sia più di interesse.

Ma soprattutto uno sguardo agli animali da pelliccia, i maltrattamenti che diverse specie subivano – tra cui appunto, il procione – per avere dei capi. Numerose le battaglie simboliche che negli ultimi anni hanno interessato il nostro paese; si veda ad esempio quella portata avanti da personaggi dello spettacolo come Elisabetta Canalis che ha fatto un chiaro appello al governo. Invito che oggi finalmente è stato accolto.

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Animali da pelliccia, allevamento addio: l’intervento dell’Italia

Animali da pelliccia addio
Visone (Pixabay)

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«Una norma attesa da tempo e che ci pone in linea con altri Paesi europei e del resto del mondo che hanno constatato quanto sia inutilmente crudele allevare in cattività questi animali per farne oggetto di vetusta vanità» questo è quanto dichiarato dalla capogruppo di Leu al Senato, Loredana De Petris la quale si è adoperata per far in modo che anche l’Italia dica no agli allevamenti di animali da pelliccia. La misura consente una deroga di detenzione degli animali da pelliccia non oltre al 30 giugno 2022.

Il divieto, previsto dall’emendamento alla Legge di Bilancio 2022, entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio. Grazie a questo intervento saranno chiusi i 5 allevamenti di visoni. Un problema corollario riguarda la detenzione di questi animali: questa specie infatti se lasciata libera può rappresentare una vera minaccia: “Il visone è una specie alloctona molto pericolosa per uccelli e anfibi locali” commenta Piero Genovesi, zoologo ricercatore dell’Ispra.

Stanziati fino a tre milioni di euro ad allevamento per sostenere gli allevatori. Somme proporzionate al numero dei visoni presenti, un contributo pari al 30% del fatturato registrato nell’ultimo ciclo produttivo e poi una somma a fondo perduto – massimo 10.000 euro che dovranno coprire le spese di demolizione dei fabbricati interessati a questi allevamenti ormai vietati o spese per la ristrutturazione e riconversione in attività agricola diversa da quella esercitata sino ad ora.

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Decorso il tempo previsto dal provvedimento de quo, è opportuno trovare delle associazioni animaliste; strutture protette dove gli animali potranno continuare la loro permanenza, previa sterilizzazione delle specie. Un passo importante per procioni, visone, volpi, cincillà ed altri animali che non saranno più usati per un capo passato ormai di moda.