Supercondensatori al tamarindo, di cosa si tratta e perché sono la svolta

Supercondensatori al tamarindo, la tecnologia e le sperimentazioni arrivano a risultati eccezionali. Una novità super per i veicoli elettrici

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tamarindi (Foto di Thanachot Pongpanich da Pixabay)

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Hai mai sentito parlare del tamarindo? Si tratta di un frutto esotico molto particolare per noi occidentali ma comunissimo, invece, sulla tavola dei Paesi tropicali, soprattutto in Asia. Si tratta di un baccello che custodisce una parte interna morbida, da mangiare, mentre i gusci, come le noccioline, sono da buttare via.

Partendo proprio da questi scarti, invece, si è arrivati ad una vera svolta nel campo dell’energia. Il tamarindo, infatti, rappresenta un ingrediente preziosissimo per andare avanti con le sperimentazioni per migliorare le performance dei veicoli elettrici. Impossibile? Nient’affatto! E adesso ti raccontiamo perchè.

Supercondensatori al tamarindo: tutte le specifiche

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baccelli di tamarindo (Foto di PublicDomainPictures da Pixabay)

Partire dai gusci del frutto esotico per arrivare a dei supercondensatori al tamarindo. È questo il progetto metto in atto da un team di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore che hanno lavorato fianco a fianco con l’Alagappa University di Karaikudi (in India) e la Western Norway University of Applied Sciences.

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Dagli scarti del tamarindo sono stati realizzati dei nanofogli di carbonio da impiegare nei supercondesatori per renderli più efficienti perché in grado di dare energia elettrica in modo veloce in fase di accelerazione nei sistemi di trazione elettrica.

Questo è possibile grazie alla composizione dei gusci di tamarindo che lavati, essiccati a 100°C per circa sei ore e poi ridotti in polvere in un forno ad alte temperature, tra i 700 ed i 900° C, per due ore e mezzo in assenza di ossigeno, riescono a sprigionare l’alto contenuto di carbonio che aiuta a rilasciare più velocemente l’energia elettrica rispetto alle tradizionali batterie.

I nanofogli di carbonio ottenuti dal tamarindo sono una vera svolta. Sono di alta qualità, stabili dal punto di vista termino e realizzabili con meno energia di quella che serve, ad esempio, per avere le fibre di canapa.

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Il lavoro dei ricercatori però non si ferma: si lavora ancora per migliorare la produzione per fare in modo che sia ancora meno impattante sull’ambiente, richiedendo meno energia ed arrivando ad una produzione su larga scala.